Emigrati e Immigrati

La notizia è che il Comune di Motta Montecorvino in provincia di Foggia, rifiuta l’accoglienza di 40 migranti (che peraltro il locale hotel “La Bicocca” aveva già accettato di accogliere).

“In testa c’è il primo cittadino, Domenico Iavagnilio, che minaccia: “Se dovesse arrivare a Motta un migrante mi dimetterò immediatamente dall’incarico di sindaco.” “A Motta Montecorvino non ci sono strutture adattate per accogliere gli immigrati. Solo un hotel.” Ci dice al telefono il sindaco, che denuncia: “Non abbiamo un’assistenza medica adeguata per noi cittadini, basti pensare che il primo pronto soccorso è a 45 km da noi. Come possono pensare di garantire assistenza sanitaria agli immigrati?” Il sindaco poi precisa: “Noi non siamo razzisti – sottolinea – A noi spiace solo che questa povera gente debba venire in Italia per poi essere abbandonata in hotel, libera di oziare dalla mattina alla sera. Mi chiedo: cosa faranno una volta svegliati? Non avendo nulla da fare potrebbero delinquere, come avvenuto già in altri Comuni d’Italia. Questa gente ha bisogno di assistenti sociali, psicologi, figure professionali che qui in paese non ci sono!” (http://www.ilgiornale.it/news/cronache/stato-pensi-noi-non-vogliamo-qui-i-migranti-1329979.html).

Una posizione, a mio modesto parere, del tutto sbagliata, inconsistente, contraddittoria e, soprattutto, assai miope.

Cominciamo dal decremento demografico. Questo è l’andamento registrato dai censimenti dal 1951 ad oggi: Motta Montecorvino è al 5° posto (sui 61 totali) nella graduatoria dei comuni della provincia di Foggia per decremento della popolazione residente.

Tabella 1

1951

2430

1961

2085

-14,2

1971

1620

-22,3

1981

1283

-20,8

1991

1159

-9,7

2001

951

-17,9

2011

768

-19,2

 

Con l’avvertenza che si tratta di indici puramente numerici, questa seconda Tabella mi pare evidenzi con chiarezza una posizione estremamente preoccupante di questo comune rispetto alla provincia di Foggia, alla regione Puglia e all’intero paese.

Tabella 2

Italia Puglia Foggia Motta Montecorvino
Età media

44,2

43,2

42,5

49,9

Indice vecchiaia

161,4

151,5

139,4

345,2

over 65 su minori 14 anni
Indice dipendenza strutturale

55,5

53,2

53,7

80,2

persone fuori dall’età lavorativa su quelle in età lavorativa
Indice ricambio popolazione attiva

126,5

112,7

100,8

72,5

più alto è il numero, più alta è l’età della popolazione attiva
Indice di struttura della popolazione attiva

132,3

119,1

112,8

127,5

grado di invecchiamento della popolazione attiva

(fonte: mie elaborazioni su http://www.tuttitalia.it/puglia/32-motta-montecorvino/statistiche/indici-demografici-struttura-popolazione/)

Sembrerebbe fare eccezione l’ Indice di ricambio della popolazione attiva, ma, se andiamo a verificare la situazione reale e non il solo indice numerico, verifichiamo che:

Tabella 3

Italia Puglia Foggia Motta Montecorvino
Tasso di disoccupazione

12,2

19,8

21,1

22,1

(fonte: mie elaborazioni su http://www.urbistat.it/AdminStat/it/it/classifiche/tasso-disoccupazione/regioni/italia/380/1)

Il che pone il comune di Motta Montecorvino in una posizione ben poco invidiabile.

Si potrebbe continuare con il considerare il Tasso di Crescita che pone questo comune al 55° posto nella graduatoria dei comuni della provincia; o il numero di Componenti della famiglia che con un rapporto di 2,04 mette Motta Montecorvino al 255 posto della classifica regionale (su 258 comuni in totale).

L’Indice di natalità pone questo comune al 48° posto della classifica provinciale (che ricordiamo è di 61 comuni); per converso l’Indice di mortalità lo pone al 2° posto.

Motta Montecorvino conquista il primo posto in classifica per un poco invidiabile titolo: quello di avere la maggiore incidenza di vedove/i, sul totale della popolazione.

Secondo i dati IPRES (Puglia in cifre, 2004), Motta ha 429 abitazioni occupate da residenti e ben 265 totalmente vuote. Infine, le utenze produttive (agricoltura e industria), la collocano al penultimo posto nella graduatoria dei comuni della provincia di Foggia, con solo 22 utenze.

Fra poco questo paese, insieme a tanti altri, purtroppo, rischia di diventare un guscio vuoto, abbandonato dai più, abitato da anziani, da persone che vivono ai margine dell’economia, e da qualche giovane che continua a vivere sulle spalle della propria famiglia.

Insomma una situazione catastrofica, senz’altro simile a non pochi comuni dell’entroterra provinciale, regionale e meridionale, ma certamente non per questo meno serio, grave e preoccupante, che richiederebbe perciò politiche attive, di notevole recupero e con dinamiche superiori a quelle necessarie al resto del paese, al fine di riguadagnare il gap esistente e riportarsi su posizioni migliori.

Le scelte di politica nazionale non vanno certo in questa direzione; le logiche e le azioni di questo governo perpetuano ritardi storici ed aggravano le distanze e i divari esistenti.

Ma proprio di fronte a questa situazione c’è, a mio parere, un ruolo importante delle comunità locali al fine di recuperare e ricostruire un tessuto sociale ed economico impoverito da politiche dissennate e da scelte politiche sbagliate.

E’ necessario trasformare i punti di debolezza in punti di forza.

I migranti che arrivano (e continueranno ad arrivare, a dispetto di tutti i muri che volessimo costruire), non vanno considerati con la solita logica buonista, miserevole, contraddittoria e perdente. Vanno utilizzati come una risorsa viva, giovane e che può rivitalizzare proprio le aree più disastrate del nostro territorio e vivificare quanto procede verso un ineluttabile e preoccupante negativo destino.

Perché preoccuparsi di fornire assistenza socio-sanitaria? Non possono essere proprio loro, i migranti, opportunamente formati ed istruiti, insieme ai giovani del posto disponibili, ad essere formati per garantire questa assistenza agli anziani (sempre più soli come abbiamo visto) che vivono in questo territorio?

Non possono essere loro, i migranti, a recuperare terreni e terre ormai abbandonate e lasciate all’incuria più totale (con tutte le conseguenze che ne derivano per il territorio stesso), recuperando economicamente non poche risorse disponibili? Sono capaci; lo possono fare, lo sanno fare e lo imparano a fare, se c’è la volontà di operare in questa direzione.

Sono persone capaci di gestire un terreno, un orto, di allevare animali, se li mettiamo in condizioni di farlo. Oppure pensiamo che vanno bene solo se prestano le loro braccia ai caporali per una paga di tre-quattro euro per una intera giornata di lavoro?

E le possibilità ci sono, ripeto, se prendiamo in considerazione le terre incolte esistenti, le aziende abbandonate, le terre pubbliche. (Per inciso la Regione Puglia ha censito i tratturi esistenti che, solo per il comune di Motta Montecorvino assommano a più di 58 ettari! Fonte: http://www.regione.puglia.it/web/packages/progetti/DP-2014/2_Consistenza_demanio_Armentizio.pdf).

Ma queste sono solo due semplici, banali, modeste proposte di uno che conosce anche poco la realtà del luogo (e me ne scuso). Ma di idee, di proposte, di iniziative chi vive a Motta Montecorvino sono sicuro saprà farne di più e di migliori.

Solo bisogna capire che dalle difficoltà si può uscire solo con idee nuove ed innovative; che le grandi contraddizioni create a livello locale, nazionale e mondiale dalle logiche distruttive del liberismo e del capitalismo finanziario si possono combattere solo se si mette in campo l’intelligenza e la creatività e non attardandosi in sterili guerre tra chi è povero e chi lo è ancora di più, combattendo la disperazione degli altri con la propria disperazione.

E’ una battaglia da compiere non per bontà d’animo, per scelta ideologica o per ispirazione cristiana, ma perché solo se riusciamo a individuare e percorrere questo tipo di strade è possibile costruire una alternativa vera e reale alle miserabili condizioni dell’oggi.

Nessun pietismo, dunque, ma il coraggio di scelte politiche concrete, reali, condivise e condivisibili da popolazioni locali maltrattate e abbandonate, che possono costruire qualcosa insieme a gente ancor più maltrattata e disperata.

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Una risposta a Emigrati e Immigrati

  1. Molto buono l’articolo e i suoi contenuti, Perché non proporre una assemblea aperta con i cittadini e le cittadine, con il sindaco invitando qualcuno di Riace che racconti la loro esperienza e in modo che possa da questo dibattito sorgere un progetto di accoglienza???

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