Metropolitana di Napoli – 2

Dopo il primo scritto sulle stazioni d’arte della metropolitana di Napoli (https://michelecasa.wordpress.com/2016/11/10/metropolitana-di-napoli-1/), mi accingo a raccontarvi di altre due stazioni da me visitate: quella di Vanvitelli e quella di Quattro Giornate.

La stazione Vanvitelli ubicata nell’omonima piazza, al Vomero, ed è stata la prima stazione d’arte del progetto della nuova metropolitana di Napoli. (https://it.wikipedia.org/wiki/Vanvitelli_(metropolitana_di_Napoli).

La stazione, già aperta nel 1993 su progetto dell’architetto Michele Capobianco, molto attivo a Napoli, è stata ristrutturata e portata alla attuale definitiva sistemazione dallo stesso architetto, in collaborazione con il figlio Lorenzo (nel 2005).

Per la verità la stazione non mi ha particolarmente entusiasmato per la sua struttura, (forse perché ho saputo che alla sua sistemazione ha concorso anche Achille Bonito Oliva, il quale non mi è particolarmente simpatico), ma è assai ricca di interessanti opere di diversi artisti contemporanei.

Appena si scende dalla piazza, nell’atrio della stazione, è esposta un’opera di Giulio Paolini, dal titolo “Off limits”, che consiste in un grande masso che sembra infrangere il vetro trasparente che lo imprigiona.

“La teatrale installazione gioca in modo ironico con lo spettatore e lo spinge ad interrogarsi sul senso del guardare. La messa in scena si rivela infatti un inganno: quel grande masso che sembra spaccare il recinto trasparente è in realtà leggero e sospeso a mezz’aria, e finte sono anche le crepe sul diaframma trasparente.” (http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=185&Itemid=180).

“I due corridoi laterali ospitano da una parte la lunga striscia di Vettor Pisani, sintesi enigmatica e suggestiva di immagini di epoche e stili diversi, e dall’altra le fotografie delle architetture della città di Napoli di Gabriele Basilico e di Olivo Barbieri.” http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=103&Itemid=51)

Le foto sono molto belle e tecnicamente ben fatte, ma ho trovato la striscia di Pisani più interessante e stimolante.

“Una serie di immagini di epoche e stili diversi convive in un contesto surreale e misterioso. Le fotografia di Sigmund Freud aprono e chiudono il lungo collage digitale e due iscrizioni in rosso alludono ad un viaggio dalle tenebre del mondo sotterraneo alla luce.” (http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=182&Itemid=180).

Ma la parte più interessante è la volta che compare progressivamente scendendo le scale al livello inferiore; infatti sul soffitto c’è una bellissima spirale in neon di colore azzurro, con alcuni numeri (anch’essi al neon) che si riferiscono alla “sequenza di Fibonacci”. L’ opera è di Mario Merz ed è, a mio pare, molto “intrigante”, perché essa si dispiega progressivamente alla vista, senza mai essere visibile completamente. Avevo già visto un’opera di Merz al Museo di Capodimonte, in una ampia e luminosa sala; anche in questo caso l’opera era legata alla “sequenza di Fibonacci”, ma aveva un effetto meno affascinante e coinvolgente di questa alla stazione Vanvitelli.

Sulla parete frontale immagini fantastiche di animali preistorici completano l’installazione.

Le scale mobili sono sovrastate da una serie di snelli archi che arricchiscono la struttura metallica e da due grandi stelle di acciaio, opera di Gilberto Zorio. Le stelle sono elementi ricorrenti della sua creazione artistica che si inserisce nel filone dell’arte povera.

Al piano delle banchine ci sono infine due grandi mosaici di Isabella Ducrot, che richiamano l’attenzione per l’impatto cromatico delle opere. Ducrot è un’artista napoletana che offre così un sostanziale contributo a questo impegnativo progetto artistico e culturale.

Difficili da distinguere (e quindi da apprezzare) sono infine le otto bocche di luce di Gregorio Botta, che si confondono con l’illuminazione della stazione.

Grande sfavillio di luci e tante opere in bianco e nero (ma luminosissime e accattivanti) alla fermata della stazione Quattro Giornate.

Il nome della stazione è un diretto riferimento alle giornate eroiche della Resistenza, durante le quali l’insurrezione popolare dei napoletani, riuscì a liberare la città dalle truppe tedesche. Napoli fu la prima tra le grandi città europee a insorgere contro l’occupazione nazista. Dal 27 al 30 settembre cittadini comuni, giovani, ragazzi, militari, diedero vita ad una azione di guerra aperta contro i soldati tedeschi che occupavano la città. La stazione della metropolitana è nella zona dove più attive furono le azioni e gli scontri.

Vale la pena di ricordare, visto che questo scritto è dedicato essenzialmente all’arte, che da quei fatti il regista Nanny Loi trasse un bellissimo film nel 1962, dal titolo, appunto, “Le Quattro Giornate di Napoli”. (Film ispirati a quei fatti sono anche “‘O Sole mio” del 1945 di Giacomo Gentiluomo e “Tutti a casa” del 1960 di Luigi Comencini).

L’interno della stazione è un vero museo dell’arte contemporanea con numerosi pannelli di vari artisti più o meno noti. Fra questi Umberto Manzo, Baldo Diodato, Maurizio Cannavacciuolo, Betty Bee. E’ utile sottolineare che tutti questi artisti citati sono nati a Napoli e questo, a mio parere, costituisce un altro importante segnale circa le incredibili risorse e potenzialità che questa città possiede ed offre.

Le loro opere (insieme a quelle di altri), si susseguono una dopo l’altra lungo il percorso di salita e quello di discesa. Per poterne godere pienamente la vista, infatti, è consigliabile utilizzare più volte nelle due direzioni il percorso delle scale mobili, altrimenti si rischia di non apprezzarne le particolarità e le caratteristiche di ognuno.

L’ingresso alla stazione, come ho accennato, è ampio e luminoso, arricchito da marmi e con sculture e pannelli, tutte opere di Nino Longobardi.

Anche lui è un artista napoletano. Non ha frequentato scuole o accademie, è una sorta di “figlio d’arte”, cresciuto nelle gallerie d’arte, vicino ad altri grandi artisti.

Per quello che ho potuto vedere ed apprezzare, la sua arte è scarna, essenziale e, forse proprio per questo, estremamente forte, vivida, vitale. Pochi tratti di pennello, o di carboncino, o di matita; su carta o su tela. Tratti brevi, compiuti, precisi.

Ma l’opera che più mi è piaciuta è una scultura dal titolo (non casuale) “Le quattro giornate di Napoli”; è formata da quattro bassorilievi in bronzo affiancati tra loro con il segno di quattro corpi umani.

IMGP0006.JPG

“L’artista napoletano celebra il ricordo dei giorni che resero Napoli libera dall’occupazione nazista con un’opera di severa monumentalità: nella superficie scabra del bronzo sono fermate le impronte di quattro grandi corpi come eroi assenti su antiche lastre sepolcrali.” (http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=122&Itemid=179).

All’esterno, tutta l’area della piazza è stata risistemata, con ampi spazi verdi, giardini, piante, prati e il ripristino di alcune statue preesistenti. Io non l’ho visitata, ma mi riprometto di farlo in una prossima occasione perché la cosa interessante di queste stazioni della metropolitana napoletana è che esse si completano anche al di fuori, negli spazi di accesso.

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