Metropolitana di Napoli – 3

La stazione della Metropolitana di Napoli intitolata a Salvator Rosa è, in realtà, una complessa opera di riorganizzazione di una intera zona urbana in collegamento con il trasporto sotterraneo.

Infatti essa è stata realizzata con il contributo congiunto di artisti ed architetti che hanno dato origine ad una articolata realizzazione finale, attraverso un lavoro impegnativo.

Purtroppo non ho potuto godere appieno delle varie installazioni a causa della giornata di pioggia durante la quale ho visitato questa stazione ma, anche in questo caso, mi riprometto una ulteriore visita più ampia ed approfondita. Ma già solo per quanto ho potuto vedere e che cercherò di descrivervi, si è trattato di un impegno oltremodo attivo, forte e creativo.

Bisogna dire che già il fatto di lavorare ad un luogo intitolato a Salvator Rosa richiedeva uno sforzo ed un impegno particolare.

Infatti Salvator Rosa, per chi non fosse addentrato nella storia dell’arte, era un personaggio assai particolare, un pittore che contrastava le mode e le forme artistiche dell’epoca, per molti aspetti controverso e, purtroppo come molti, apprezzato molto più dopo la sua scomparsa che non in vita. più all’estero che non in casa propria.

Così lo descrive il biografo Giovan Battista Passeri, che lo conosceva personalmente: “Salvatore fu di presenza curiosa, perché essendo di statura mediocre, mostrava nell´abilità della vita qualche sveltezza e leggiadria: assai bruno nel colore del viso, ma di una brunezza africana, che non era dispiacevole. Gl´occhi suoi erano turchini, ma vivaci a gran segno; di capelli negri e folti, li quali gli scendevano sopra le spalle ondeggianti e ben disposti naturalmente. Vestiva galante, ma senza gale e superfluità.” http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=18559).

Già questo basterebbe a farsi una idea del personaggio.

Ma a questo va aggiunto che, benchè fosse napoletano e vivesse nel pieno del periodo barocco (nacque nel 1615 e morì nel 1673), avversava sia il barocco berniniano che la pittura realistica napoletana. La sua fama cominciò, paradossalmente, con la stagione neoclassica, da parte della critica anglosassone e si affermò con l’avvento delle istanze romantiche che ne apprezzavano i paesaggi “aspri e pittoreschi e i capricci negromantici”. (ibidem).

Ma veniamo alla stazione della metropolitana di Napoli.

Cominciamo quindi con il parlare dell’area circostante la stazione della metro. Essa è stata interessata ad una ampia azione di recupero e di riqualificazione urbana. L’azione di recupero ha portato al restauro di un ponte romano e di una cappella neoclassica; quella di qualificazione urbana, alla valorizzazione artistica dei palazzi circostanti ed al loro reinserimento dentro al percorso artistico.

Si sono cimentati in questa opera non priva di rischi, artisti come Mimmo Rotella, Ernesto Batafiore, Mimmo Paladino ed altri.

Una scala mobile coperta prosegue il percorso di salita dalla metropolitana, conducendo ad un livello superiore sul quale si distendono alcuni giochi e varie opere dei citati autori. All’interno la stazione si articola con una serie di opere di grande pregio e valore.

Intendo approfondire in un futuro scritto le impressioni circa questo luogo assai complesso ed affascinante, ma una citazione doverosa è alla installazione di Perino & Vele nello spazio tra le due banchine.

IMG_20161106_112647.jpg

Mi ha colpito in maniera particolare perché ha intelligentemente sfruttato l’ampio spazio esistente, molto simile ad una grande autorimessa, realizzando una installazione che si colloca tra intuizione, sfruttamento razionale dello spazio e invenzione creativa.

Il titolo dell’opera completa con irriverente efficacia l’operazione artistica: “Quattro gloriose Fiat “Cinquecento” sono disposte in fila e riposano ricoperte da “trapunte” in vetroresina e cartapesta. Il titolo dell’installazione, “A subway è chiù sicura”, ne chiarisce il messaggio poetico: meglio la metropolitana dell’automobile, è più sicura e più ecologica. (http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=175&Itemid=178).

Alla stazione Materdei sono invece i luminosi pannelli di Dino Scardoni ad accogliere i viaggiatori, insieme a quelli dai colori vivaci e dalle forme evanescenti di Denis Santachiara.

Il primo, con la sua opera “Innocente”, propone le immagini di alcuni protagonisti della filosofia, della storia, della politica e dell’arte ed “esprime l’intreccio di rivoluzioni e fallimenti, di speranze e delusioni che hanno attraversato il ’900.” http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=142&Itemid=177).

Il secondo, con opera “Senza Titolo”, propone la necessità di una lettura univoca, ma condizionata. Infatti, “per poter riconoscere il soggetto di quest’immagine anamorfica è necessario guardarla lateralmente, posizionandosi sul pallino bianco dipinto sul pavimento.” http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=143&Itemid=177).

Al di là delle difficoltà di lettura e di comprensione di queste opere, vi assicuro che l’effetto scenico è assai elevato.

Di grande effetto sono anche gli spazi retrostanti, che occupano le pareti della grande area tra le due banchine, sulle cui pareti sono le opere di Sol LeWitt, dal titolo “Wall Drawings # 1092”.

“L’opera progettata da Sol LeWitt, figura di centrale rilievo per le esperienze del Minimalismo e dell’Arte concettuale, si inserisce nella lunga serie dei Wall drawings dipinti geometrici dalle accese cromie, realizzati sulla superficie muraria nella ricerca di una totale integrazione tra arte e architettura.” (http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=292&Itemid=177).

Mi sono qui limitato a riportare le note stilate dall’Azienda Napoletana alla Mobilità, ma vi assicuro che l’impatto di questa opera è veramente notevole; l’ampia varietà cromatica colpisce l’occhio del viaggiatore riempiendo di vivacità spazi altrimenti abbandonati al buio, all’oscurità e all’oblio dei sensi e della mente.

Salendo verso l’uscita i colori si fanno più sobri e distesi, fino ad arrivare ad una partitura di verde e di azzurro che compongono i mosaici che rivestono, dalla parte interna, la parte inferiore della guglia che poi fuoriesce all’esterno con acciaio e vetri colorati.

Si tratta di un grande mosaico, opera di Sandro Chia, con figurazioni marine di varia natura. “Il mosaico di Chia, uno dei protagonisti della Transavanguardia, riveste internamente con la luminosità dei suoi azzurri la base della guglia. Nelle monumentali figure di bagnanti confluiscono linguaggi artistici del passato e del presente, ma soprattutto si avverte la memoria della grande tradizione figurativa italiana.” http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=290&Itemid=177).

Insomma, anche in questo caso una esperienza vivace ed assai interessante.

Una domanda mi sono posto spesso durante la visita alle varie strutture della metropolitana di Napoli: ma come mai queste non sono sporche ed imbrattate al pari delle altre metropolitane di altre città italiane? Forse che l’arte induce immediatamente ad una forma di riconoscimento e di rispetto? Sicuramente è un elemento su cui meditare.

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