Napoli – 4 : Duomo

Parlare del Duomo significa, in genere, parlare della chiesa principale di una città; significa parlare di una chiesa che è, anche questo in genere, la cattedrale di una diocesi; signifa parlare, in genere, del luogo di culto più importante e significativo dei cattolici in una determinata zona.

Parlare del Duomo a Napoli significa parlare di questo, ma anche di molto altro.

Infatti qui si individua un’area interessata al culto sin dai primi secoli della cristianità; un luogo che si è progressivamente ampliato, ristrutturato, ricostruito e che contiene importanti opere religiose ed artistiche che si articolano e si completano tra loro, fino alla incredibile Cappella di san Gennaro, una sorta di chiesa nella chiesa, particolare luogo di devozione per i napoletani e non solo per loro.

Qui, infatti, sorse la prima sede episcopale napoletana; la prima basilica, quella di santa Restituita (IV secolo), e che fa parte ancor oggi del complesso edificio del Duomo; poi la basilica di santa Stefania (VI secolo); poi la struttura gotica del Duomo (completato nel 1313).

Il duomo fu poi più volte ristrutturato, modificato, cambiato nelle sue forme, ricoperto di marmi e stucchi. Oggi solo la prima campata a destra dell’ingresso rivela ormai le forme snelle ed agili della primitiva struttura.

Sedici pilastri dividono la chiesa in tre navate; ad essi sono appoggiati ben 110 antiche semicolonne di granito; soffitti lignei ed intarsiati, quadri di vari artisti (Luca Giordano, Solimena fra gli altri) alle pareti; cappelle si susseguono lungo le navate.

Particolare interesse ha suscitato in me la graziosa e gotica Cappella Minutolo. nel transetto a sinistra dell’altare maggiore.

Si tratta, probabilmente, di una delle più antiche cappelle gentilizie. “Uno strumento del 28 febbraio 1402 attesta infatti che Enrico Minutolo, già eletto arcivescovo di Napoli nel 1389 ottenne il permesso (…) di poter ampliare la cappella per realizzare una nuova tribuna, un altare ed erigere per se un sepolcro (…). Il cardinale ottenne anche la concessione del suolo, che si estendeva davanti alla cappella (…). Come si ricava da un documento del 6 novembre 1408, stipulato a Pisa, lo stesso cardinale Enrico stabilì inoltre che i bambini della famiglia venissero seppelliti ai piedi dell’altare dello Spirito Santo davanti alla cappella.” (Stefania Paone, La cappella gentilizia dei Minutolo nel Duomo di Napoli al tempo del cardinale Enrico, in Contextos 1200 i 1400, Art de Catalana i art de l’Europa meridional en dos canvis de segle; vedi https://www.academia.edu/3701018/ ; altre notizie sulla cappella in http://www.principedicanosa.name).

Coevi una serie di affreschi molto intensi ed interessanti realizzati sempre ad opera della famiglia, mentre persistono tracce di precedenti affreschi o loro rifacimenti.

Ho dedicato tanto spazio alle origini di questa cappella, oltre che per la sua squisita fattezza, anche perché è qui in parte ambientata una delle novelle di Boccaccio. Quella in cui Andreuccio da Perugia, un commerciante giovane ed ingenuo, si fa abbindolare prima da una ragazzetta napoletana e poi da due ladri esperti che lo calano nel sepolcro di Minutolo per fare incetta di ori e di arredi sepolti con il cardinale.

In questa novella Boccaccio dimostra una buona conoscenza della realtà urbana di Napoli del trecento; realtà da lui frequentata durante la sua permanenza partenopea alla corte angioina.

La cappella Minutolo è insomma un vero riferimento dell’arte dell’epoca.

Altro luogo interessante è il succorpo, la cripta in stile rinascimentale fatta realizzare dal cardinal Carafa (è lì una sua statua, inginocchiata e orante), in stile rinascimentale, quando già la grande, alta abside della chiesa era stata costruita. L’opera dunque, oltre ad essere interessante dal punto di vista artistico, è senza dubbio assai importante anche per le tecniche che dovettero essere adottate al fine di realizzare una simile impresa.

Dalla navata sinistra si accede invece alla chiesa di santa Restituita.

Dell’originale romanico non rimane quasi nulla, trasformata com’è, oggi, dagli interventi realizzati prima in età angioino e dai rimaneggiamenti barocchi di epoca successiva. Interessante è la divisione in cinque navate (le due esterne riorganizzate poi come cappelle); un affresco romanico nell’abside (ampiamente ridipinto); ed infine un raffinato mosaico (datato 1322) raffigurante la Madonna con san Gennaro e santa Restituita.

Ancor più interessante è la visita all’annesso battistero (unica visita a pagamento nel Duomo, con un biglietto da euro 1,50). Si tratta di un antico battistero risalente alla fine del IV secolo: un locale quadrato, nel quale è interrata una vasca circolare. Al soffitto alcuni splendidi mosaici (negli angoli i simboli dei quattro evangelisti), tutti con una tonalità di azzurro molto intenso.

E veniamo infine alla cappella di san Gennaro che si apre nella navata destra del Duomo.

San Gennaro “È il patrono principale di Napoli, nel cui duomo sono custodite le sue ossa e due antichissime ampolle contenenti il presunto sangue del santo raccolto da una donna pia di nome Eusebia subito dopo il martirio. Queste ampolle vengono esposte alla venerazione dei fedeli tre volte l’anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre ed il 16 dicembre; giorni cari alla pietà partenopea in quanto in essi si può assistere al fenomeno della liquefazione, attestata per la prima volta nel 1389 come fatto già noto e considerato dalla pietà popolare un miracolo.” (https://it.wikipedia.org/wiki/San_Gennaro).

La sua nascita risale al 272, forse, a Napoli. Discendeva da una famiglia gentilizia, la Gens Ianuaria, quindi Gennaro è una trasposizione dialettale del suo cognome (alcuni affermano il suo nome fosse Procolo). Ciò che è certo è che fu martirizzato sotto Diocleziano nel 305.

Il suo nome (e le sue reliquie), divennero presto oggetto di culto e di devozione, tanto da essere subito invocate a protezione delle calamità naturali o di altre vicende che colpirono Napoli, già a partire dal 472, in occasione dell’eruzione del Vesuvio. Da allora l’intercessione del santo fu richiesta in ogni altra occasione: terremoto, pestilenze, eruzioni, fino a soppiantare la devozione per altri santi e patroni e ad affermarsi con grande decisione.

In realtà fu canonizzato solo con Sisto V nel 1586. (Tutte queste notizie in http://www.santiebeati.it/dettaglio/29200).

Alla cappella si accede attraverso un monumentale ingresso chiuso da un cancello in ottone dorato. L’interno è a croce greca. Volte, lunette e pareti sono affrescate dai maggiori artisti dell’epoca barocca; i dipinti sugli altari sono incorniciati in bronzo dorato. Fanno da contorno (si fa per dire), le statue in bronzo dei patroni di Napoli, l’altare maggiore con un paliotto in argento e due grandi candelabri anch’essi in argento. Dappertutto un rutilante scintillio di busti in argento dei copertoni di Napoli.

Mi dicono che il Tesoro di San Gennaro (in sale adiacenti alla cappella) sia di incredibile vastità, varietà ed opulenza. Io non l’ho visitato, mi sono accontentato di leggerne.

Insomma un trionfo incredibile di arredi, ori, ricchezze, dipinti, affreschi, quadri, busti ed ornamenti di ogni genere, voluti dal popolo napoletano per celebrare questa devozione a favore del santo.

E con lo scintillio della cappella di san Gennaro negli occhi si conclude anche la visita al Duomo di Napoli e la cronaca della mia ultima e recente visita alla città, che molto affascina con i suoi tanti tesori di antica e recente fattura.

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