Metropolitana di Napoli – 4

Questo è il quarto scritto dedicato alle stazioni d’arte della metropolitana di Napoli, e si riferisce alle due stazioni di Dante e Toledo.

La fermata di Dante l’abbiamo visitata partendo dalla banchina degli arrivi.

E’ stato un impatto formidabile arrivare, scendere dal treno ed imbattersi nel lungo, grandioso, colorato, scintillante, rutilante mosaico di Nicola De Maria. Le tessere di pasta vitrea, organizzate in immagini, disegni, segni astratti forniscono una energia incredibile all’opera, ma anche allo spettatore che si trova coinvolto, e non solo metaforicamente, nella dimensione dell’opera stessa.

E’ veramente un’opera di elevata efficacia. Il titolo è assai complesso, ma facilmente comprensibile: “Universo senza bombe, regno dei fiori, 7angeli rossi (in memoria di Francesco Di Maria)”.

“Le vivacità dei colori delle forme geometriche sporgenti sul fondo azzurro immerge il visitatore in una gioiosa atmosfera. La composizione astratta di De Maria esprime l’idea di un’arte che accoglie il bisogno di felicità di tutti gli esseri viventi e si fa tramite di un messaggio di amore universale.” http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=197&Itemid=176).

Molto, molto bello.

Salendo le scale mobili al livello superiore, è difficile notare due lavori di Michelangelo Pistoletto (le cui opere abbiamo già visto alla stazione Garibaldi, vedi https://michelecasa.wordpress.com/2016/11/10/metropolitana-di-napoli-1/), dal titolo “Intermediterraneo”. Anche in questo caso si tratta di un’opera “specchiante”, nella quale è tracciato il profilo del mediterraneo. Per goderne appieno, è consigliabile effettuare il percorso inverso, scendendo cioè dal piano stradale a quello delle banchine dei treni.

Continuando invece il percorso in salita, si arriva alla accattivante installazione di Janis Kounellis: “Senza titolo”. Come è facilmente comprensibile dal suo nome, Kounellis è un artista greco, che da tempo vive e lavora in Italia, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.

Una sua opera è nella sezione Arte Contemporanea del museo di Capodimonte.

In questo caso ha creato una installazione costituita da una grande (praticamente l’intera parete del piano mediano della stazione) “pannellatura in acciaio. “Il tema del viaggio come condizione esistenziale è al centro di quest’opera. Kounellis, uno dei protagonisti dell’Arte Povera, ha fissato su una striscia di lamiere una successione di putrelle, simili a spezzoni di binari. Tra le putrelle e le lamiere sono incastrati un soprabito e un cappello, che rimandano alla figura dell’artista, qualche trenino-giocattolo e numerose paia di scarpe consumate.” (http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=194&Itemid=176).

Salendo ancora di un livello, un’altra installazione, questa volta di Joseph Kosuth, importante esponente dell’arte concettuale. Si tratta, anche in questo caso, di un grande pannello scuro; su di esso un passo del Convivio di Dante Alighieri, “scritto” con tubolari di neon bianco. (http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=99&Itemid=176).

Si tratta di un brano riferito alla percezione visiva ed ha per titolo significativo “Queste cose visibili”.

Due opere di Carlo Alfano completano il tutto, prima di salire al piano stradale, dove gli accessi (ascensore e scale mobili) sono in acciaio e cristallo trasparente, in modo da garantire la visibilità della piazza.

La progettazione della stazione è di Gae Aulenti. Essa è stata inaugurata nel marzo del 2002; per quanto mi riguarda è sicuramente una delle più belle ed interessanti.

La stazione immediatamente successiva (o immediatamente precedente, secondo la direzione che seguite) è quella di Toledo.

Di questa strada ho già detto in altra occasione (https://michelecasa.wordpress.com/2016/11/09/napoli-1-via-toledo/); della stazione della metropolitana devo dire che mi è piaciuta molto.

E’ stata giudicata, a più riprese, la più bella del mondo. Ed è stata anche premiata con vari e diversi riconoscimenti a livello internazionale.

Rinvio ad un prossimo scritto una accurata e completa descrizione della stazione. Qui mi soffermerò unicamente su quel parte che considero la più affascinante e coinvolgente per quanti transitino o la attraversino.

In particolare mi riferisco alle opere, che praticamente interagiscono tra loro, di Oscar Tusquets Blanca e di Robert Wilson il cui tema conduttore è il mare.

Infatti questa stazione della metropolitana scende molto in profondità. Per cui si è pensato di distinguere la zona sopra il livello del mare, da quella al di sotto. Una sottile linea divide infatti la stazione al livello zero. Da qui in su, una serie di opere e di installazioni connotano la stazione in maniera molto interessante, con il contributo di artisti di grande livello.

Al di sotto è il mondo affascinante e sconosciuto del mare, dell’acqua a essere dominante. Da qui in giù c’è ampio spazio per il fascino e la fantasia, la luce e il colore, il dinamismo e la varietà cromatica.

“La discesa al di sotto del livello del mare, la quota 0, è enfatizzata  dagli spettacolari mosaici di un azzurro che si fa sempre più intenso man mano che si procede in profondità, fino ad arrivare ad una monumentale sala “sommersa”. Qui, sulle pareti e sui pilastri si possono ammirare le Olas, onde in rilievo, rivestite anch’esse da mosaici azzurri.” (http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1005&Itemid=246).

E a richiamare l’attenzione ulteriore del passante e del visitatore, un grande, affascinante, accattivante, coinvolgente cono di luce.

“Il “Crater de Luz” è un grande cono che attraversa in profondità tutti i livelli della stazione, collegando il piano della strada con la spettacolare hall che si trova 40 metri più in basso, al di sotto del livello del mare. “Relative light” è invece il titolo dell’intervento artistico di Robert Wilson: all’interno del “Crater de Luz”, 144 led “full colors” programmati sulla gamma cromatica degli azzurri creano suggestive e variabili armonie luminose.” (ibidem).

A completare il tutto, due lunghi pannelli sempre di Robert Wilson (“By the sea … you and me” il titolo): “Robert Wilson, artista poliedrico impegnato in diversi campi espressivi, dalla regia teatrale alla video arte, ha realizzato, nel corridoio che conduce verso il piano banchina, una coinvolgente installazione ambientale: due lunghi light-box a luce led che riproducono l’immagine di un mare appena increspato dal movimento continuo delle onde, ottenuto grazie all’utilizzo della tecnologia lenticolare.” (http://www.anm.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1007&Itemid=246).

Come ho già detto, un insieme affascinante e coinvolgente.

Tornerò a raccontarvi sia di questa stazione, sia delle altre della metropolitana napoletana, cosa che mi riprometto di fare in occasione di una futura ulteriore visita alla città di Napoli; città che continua ad offrire sia come testimonianze del passato, sia come opere di attualità, un patrimonio estremamente ricco ed interessante.

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