Non hanno vinto!

Non hanno vinto.

Non hanno vinto i rappresentanti di una politica che restringe sempre più gli spazi di democrazia, e non solo in Italia. Non hanno vinto coloro che prediligono il concetto di comando a quello di governo. Non hanno vinto i novatori, i decisionisti, coloro che spingono verso un dominio oligarchico rispetto al ben più difficile compito di mettere a confronto (e di ricercare una sintesi tra) posizioni diverse, plurali.

Non hanno vinto nonostante abbiano messo in campo tutto il peso degli apparati burocratici e statali, ricattando pesantemente tutti coloro che in qualche modo dipendono o sono legati ai canali di finanziamento pubblici (ed a volte anche privati).

Non hanno vinto anche se hanno cercato di confondere la gente con discorsi populisti e vaghi, gridando contro la casta, proprio quando essi stessi rappresentano la casta.

Non hanno vinto perché hanno evitato una discussione concreta ed effettiva sul merito reale della legge (anche se affermavano di volerlo fare) e si sono rifugiati di volta in volta dietro oscure minacce di catastrofismi, di pericoli, di oscuri presagi; oppure sono ricorsi a vere e proprie falsificazioni della realtà; o, infine hanno confuso platealmente l’oggetto stesso del confronto, nascondendo l’obbiettivo di fondo sotto la parola d’ordine del cambiamento, senza precisarne né l’oggetto, né l’obbiettivo.

Non hanno vinto nonostante il sostegno dei grandi gruppi finanziari e degli industriali, interessati non ad una generica stabilità politica, ma al predominio indiscutibile di una minoranza di interessi su una maggioranza di bisogni; reificando il dominio traballante del capitale, messo in discussione dalle sue contraddizioni interne e dalle difficoltà che esso stesso genera, sulla massa dei cittadini; riaffermando il potere dei grandi gruppi monopolistici sopra le ansie, le esigenze, i bisogni di cittadini resi sempre più deboli e marginali rispetto ai processi decisionali.

Non hanno vinto nonostante l’appoggio di JP Morgan, delle posizioni ultaliberiste, dell’oltranzismo peggiore che il capitalismo mondiale è riuscito ad esprimere.

Non hanno vinto nonostante avessero dalla loro parte i Marchionne. i Farinetti e tutta una genia di persone che continuano a sfruttare il lavoro operaio o che inventano forme nuove di lavoro per aumentare le condizioni di dipendenza e di vassallaggio di un incredibile ed elevato numero di disoccupati.

Non hanno nonostante avessero alle loro spalle le forze più retrive dell’oltranzismo europeo, quelle che hanno vergognosamente piegato la Grecia di Tzipras, quelle che hanno tralasciato i popoli del mediterraneo per garantirsi più favorevoli sbocchi commerciali verso est, verso mercati più favorevoli ed appetibili.

Non hanno vinto perché non sono riusciti a far passare tra la gente l’idea che possa esistere una costituzione senza il popolo.

Non hanno vinto nonostante ci troviamo alla fine di una lunga stagione durante la quale la “sinistra socialdemocratica ha rinunciato a cambiare il mondo, a mettere in discussione il capitalismo e il neoliberismo”.

Non hanno vinto neppure utilizzando senza vergogna alcuna la disinformazione, garantita da una schiera di giornalisti il cui unico scopo sembra ormai quello di veicolare la cultura dominante, i suoi precetti, le sue indicazioni, facendosi strumento (a volte consapevolmente, a volte no) delle forze dominanti, dei governanti, di coloro che comandano, senza più riuscire a contribuire a costruire uno spirito critico e autonomo.

Non hanno vinto nonostante abbiano usato fino in fondo, con incredibile cinismo, le armi più bieche e vergognose del potere, attraverso personaggi che hanno usato espressioni vergognose e violente, conniventi con un malaffare che avrebbe fatto impallidire democristiani di altri tempi (vedi le cose dette dal presidente della regione Campania, De Luca).

Non hanno vinto nonostante abbiano esacerbato il livello dello scontro, portandolo ad un confronto tra chi riusciva ad offendere di più l’avversario, nascondendo tutte quelle voci che cercavano (disperatamente e vanamente) un confronto vero, sulle questioni concrete e reali. Hanno usato l’arma dell’offesa e dell’ostracismo, sia nei confronti delle personalità che si schieravano sul fronte opposto, sia nei confronti di quanti, autonomamente e consapevolmente sceglievano di collocarsi in antitesi con loro. In questo si sono distinti, purtroppo, anche persone come Scalfari, con il suo astruso ragionamento secondo il quale noti costituzionalisti che votavano per il no erano persone per bene, altri no. Arrogandosi così il diritto di mettere i voti ai cittadini italiani (quantomeno uno sberleffo gli è dovuto!).

Non hanno vinto nonostante sia stata proprio questa la cifra della campagna elettorale: la volontà pervicacemente mantenuta di spaccare il paese, di dividere le persone, le famiglie, le comunità, ed anche i partiti (in primis il PD).

Non hanno vinto nonostante le tante personalità dell’arte, della cultura e della politica abbiano scelto di votare a loro favore pur riconoscendo che la legge è sbagliata, confusa, imperfetta e persino errata, in nome di “ragioni esterne” (Prodi), non meglio identificate, ma facilmente comprensibili.

Non hanno vinto neppure utilizzando un parlamento eletto con una legge dichiarata anticostituzionale ed imponendo al parlamento stesso di votare a colpi di fiducia, con “canguri”, saltelli e tutta una serie di diavolerie procedurali che sviliscono esse stesse un lineare procedimento democratico.

Non hanno vinto neppure utilizzando mezzo milione di voti in più dall’estero, piovuti in una quantità mai vista rispetto alle precedenti elezioni e frutto di un intervento dei ministri e delle rappresentanze all’estero quanto meno discutibili.

Non hanno vinto di fronte all’impegno commovente di tanti anziani costituzionalisti, di tanti partigiani che, spesso nonostante l’età e gli acciacchi, si sono impegnati a girare l’Italia spiegando e ragionando con le persone e i cittadini.

Non hanno vinto perché c’è stato l’impegno di tanti giovani e di tante ragazze che hanno cercato appassionatamente e disperatamente di convincere loro coetanei coinvolti nelle logiche aberranti della ideologia neoliberista (l’autoffermazione, il prevalere sui propri simili, l’egoismo, l’individualismo esasperato).

Sono rinfrancato.

Sono rinfrancato perché questo può essere un momento importante della battaglia contro le forze conservatrici, retrive ed oligarchiche nel nostro paese e dell’europa.

Il mio ritorno alla vita politica (dopo circa 25 anni di assenza), è stato sostenuto dalla scelta di muovermi nei movimenti per ridare spazio e voce alle tante conseguenze di scelte sciagurate e dannose: l’impegno contro la Guerra, contro il TTIP e il Ceta, la palestina, i curdi, per un assetto dell’europa non sottomessa alle logiche perverse dell’ordoliberismo, ed altre ancora.

Queste battaglie intendo continuare a portarle avanti, per il tempo che mi resta.

Nel futuro c’è una sola alternativa possibile: “Socialismo o barbarie”.

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