Costantino – 3

Costantino arrivò al potere dopo una convulsa fase di affermazione, sviluppo e crisi della tetrarchia, il complesso sistema dinastico organizzato da Diocleziano per cercare di governare il vasto impero romano che si estendeva dall’Atlantico fino al Caspio; dal Mare del Nord fino al Mar Rosso.

L’immagine più suggestiva della tetrarchia è quella del gruppo statuario esistente a Venezia, un’opera in porfido inserita in uno degli angoli esterni della Basilica di San Marco a Venezia.

Non so quanti sanno che a Venezia il gruppo marmoreo è chiamato “I quattro ladroni”, perché la vulgata vuole che siano quattro uomini fulminati e pietrificati dopo aver tentato di rubare il tesoro di san Marco.

In realtà si tratta di tratta di un gruppo scultoreo inserito in due colonne onorarie (anch’esse in porfido). L’opera risale probabilmente agli inizi del IV secolo, realizzata da maestranze egizie (che ben sapevano lavorare questo marmo particolarmente duro), ed originariamente collocate in una piazza di Costantinopoli. Furono “prelevate” durante il sacco di Costantinopoli del 1204 dai Veneziani nel corso della Quarta Crociata e portati a Venezia.

L’opera è una plastica rappresentazione del sistema tetrarchico con due Imperatori e due Cesari che si dividevano il governo del vasto impero.

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Il sistema si rivelò efficace per la stabilità dell’impero e rese possibile agli augusti di celebrare i vicennalia, ossia i vent’anni di regno, come non era più successo dai tempi di Antonino Pio più di cento anni prima. Tutto il territorio venne ridisegnato dal punto di vista amministrativo, abolendo le regioni augustee con la relativa divisione in “imperiali” e “senatoriali”. Vennero create dodici circoscrizioni amministrative (le “diocesi”, tre per ognuno dei tetrarchi), rette da vicari e a loro volta suddivise in 101 province.

I problemi nacquero quando si dovette passare alla fase dei successori. Si scatenarono infatti conflitti interni, alleanze contrapposte che diedero vita ad un lungo periodo di lotte sanguinarie e di scontri feroci che segnarono la gran parte dell’impero. Ad un certo momento i tetrarchi da quattro divennero addirittura sei, impegnati l’uno contro l’altro o in alleanza temporanea tra alcuni di loro contro altri.

Al termine di questo lungo periodo di lotte e di scontri interni all’impero, si affermarono due grandi personaggi: Costantino e Licinio. Il primo affermatosi nelle aspre lotte nella parte occidentale dell’impero, il secondo già riconosciuto quale augusto nella parte orientale e che avrebbe poco dopo sconfitto l’ultimo altro pretendente in oriente, Massimino Daia. I due si incontrarono a Milano nel 313, e strinsero una alleanza rafforzata dal matrimonio tra Licitino e la sorellastra di Costantino.

Sottolineo qui che l’incontro avvenne a Milano, perché da qui nasceranno gli equivoci circa il cosiddetto “editto” relativo ai cristiani.

Ma procediamo con ordine.

Il lavoro di Alessandro Barberio che costituisce la guida fondamentale di questi scritti (Costantino il Vincitore, Salerno Editrice, Roma, 2016, pagg.850) e cui faccio continuo riferimento, riportandovi gli aspetti che mi paiono più interessanti e curiosi di questa mia lettura, mette in evidenza alcuni avvenimenti relativi proprio al periodo in cui regnarono i due imperatori e alla singolare ricorrenza, in ambedue, del “sogno” e dei “segni”.

Del racconto del “sogno” di Costantino riportato dal retore cristiano Lattanzio nel “De mortibus persecutorum”, vi ho dato conto nel precedente scritto (https://michelecasa.wordpress.com/2017/01/15/costantino-2/).

Qui vi riporto invece il curioso fatto che questo autore, nel medesimo scritto, attribuisce analogo sogno anche a Licinio! Anzi, un sogno nel quale le attribuzioni e i riferimenti alla religione risultano ancora più evidenti che nel caso di Costantino.

Nel caso di Licinio, peraltro, è utile osservare che l’autore, Lattanzio, vive e scrive in un luogo molto vicino agli accadimenti raccontati, al contrario, quindi, di quanto avviene con Costantino del quale narra, come abbiamo visto, di fatti accaduti in luoghi più lontani. La stessa descrizione degli eserciti, dei luoghi, delle battaglie, persino delle condizioni climatiche, è estremamente più accurata e precisa che non nel caso delle vicende relative a Costantino, per le quali il retore imbastisce un racconto “sommario, ed anche fuorviante”.

L’accadimento di cui Lattanzio parla, riportato nelle pagine di Barbero, avviene alla vigilia della battaglia decisiva tra Licinio e Massimino, in curioso parallelo con quanto accaduto nello scontro di Ponte Milvio tra Costantino e Massenzio.

“La notte prima della battaglia, un angelo di Dio appare a Licinio nel sonno (“quiescenti”, esattamente come accaduto a Costantino “in quiete”) ammonendolo di svegliarsi e pregare il sommo Dio con tutto il suo esercito, e promettendogli la vittoria se lo farà. Nel sogno Licinio si alza e l’angelo gli insegna con quali parole dovrà pregare. Poi Licinio si sveglia davvero, chiama il segretario e gli detta la preghiera che ha udito in sogno: “Sommo Dio, ti preghiamo (o: preghiamo te), santo Dio, ti preghiamo. Ti affidiamo ogni giustizia, ti affidiamo la nostra salvezza, ti affidiamo il nostro impero. Grazie a te viviamo, grazie a te siamo vittoriosi e prosperi. Sommo, santo Dio, esaudisci le nostre preghiere; tendiamo a te le nostre braccia, esaudiscici, santo, sommo Dio”. La preghiera è trascritta in molte copie e trasmessa ai prepositi e ai tribuni per essere insegnata ai soldati; l’esercito si convince che il cielo gli ha promesso la vittoria.” (cit. pag.87).

Indipendentemente dal fatto di credere o non credere se questi sogni ci siano stati o meno (nessuna altra fonte del tempo cita questi episodi), Barbero sottolinea il diverso destino che il racconto dei due accadimenti ha ricevuto dalla storiografia.

“…la stragrande maggioranza degli studiosi dà per scontato che Costantino abbia avuto una visione, mentre a nostra conoscenza nessuno si è mai sognato di affermare che Licinio sognò davvero l’angelo ricevendo da lui la consegna di pregare il sommo Dio. Gli stessi autori che trattano con enorme rispetto la visione di Costantino (…) liquidano sprezzanti la visione di Licinio come un cinico tentativo di ingannare gli ingenui (…). sarebbe più scientifico rassegnarsi a usare la stessa misura per entrambi i racconti, quale che sia la fiducia che si intende accordare alla veridicità dell’autore.” (cit. pag.88).

A molti viene attribuita la cinica frase “La storia la scrivono i vincitori”. Io non credo sia così, tuttavia, sulla base di quello che vado leggendo su questo documentatissimo volume relativo alla storia di Costantino, sempre più mi convinco che un atteggiamento di eccessiva deferenza e di incredibile soggezione abbia coinvolto biografi e storiografi, accomunandoli in una attività che non porta certo un contributo positivo alla scrittura e alla descrizione di alcune pagine decisamente importanti della storia.

A questo proposito una ultima annotazione: Costantinio e Licinio, come sappiamo, entrarono presto in conflitto; lo scontro si risolse a favore del primo. Così, Lattanzio, successivamente alla vittoria di Costantino apportò alcune aggiunte alla sua opera, nella quale venivano magnificate le imprese di Costantino e questi veniva glorificato come il “primo” imperatore romano a riconoscere il vero Dio.

A mio parere questo indica chiaramente che “…i cristiani, nel momento in cui dovettero scegliere tra i due Augusti diventati ormai mortali nemici, si schierarono dalla parte di Costantino e si allinearono fedelmente alla sua propaganda.” (cit. pag.92).

Sic transit gloria mundi.

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