Bologna – 3

Una delle chiese più interessanti di Bologna, non solo dal punto di vista storico e architettonico, è certamente la chiesa di san Domenico.

Preannunciata da due arche poste su alte colonne di marmo, la chiesa si affaccia su una piazza, contornata da edifici civili e da moderne abitazioni.

La chiesa fu eretta dai domenicani tra il 1228 e il 1238. Della antica struttura rimane la facciata (ricostruita), mentre l’interno è stato ampiamente rimaneggiato nel corso del settecento.

Ne parlo perché, ad attirare la mia attenzione e la mia curiosità, è stata soprattutto la bellissima ed interessante Arca di san Domenico, conservata nella grande cappella a lui dedicata e che si apre nella navata sinistra della chiesa.

L’Arca è opera di diversi autori che l’ hanno realizzata nel corso del tempo.

Commissionata a Nicola Pisano, fu da questi realizzata insieme ai suoi allievi (tra i quali Arnolfo di Cambio). Ma a completare l’opera intervennero anche Niccolò dell’Arca, il quale decise di chiamarsi così proprio a seguito di tale intervento, e Michelangelo (autore, come vedremo di alcune statuette che contornano la stessa Arca. Contiene, infine un reliquiario nel quale è conservata la testa del santo.

Nella chiesa sono presenti opere di altri importanti artisti, come un san Tommaso del Guercino e il Matrimonio di santa Caterina di Filippino Lippi. Altre opere sono di Carracci, Reni, Cesi ed altri ancora. Ma sicuramente l’opera più significativa rimane l’arca del santo.

La parte originaria e iniziale è quella centrale, costituita dal sarcofago per la custodia del santo, in marmo greco. Si presentava originariamente come una cassa rettangolare marmorea con un coperchio di legno e sostenuta da colonne.

L’opera è del XIII secolo e sulle pareti laterali sono raccontati miracoli di san Domenico ed episodi della sua vita. In particolare, sul lato anteriore, sono due scene. La prima è san Domenico che resuscita il giovane Napoleone Orsini, con la riproduzione di uno splendido cavallo al centro dell’azione, dalla precisa riproduzione anatomica e arricchito di una straordinaria accuratezza formale; la seconda è il miracolo del libro respinto dal fuoco, racconto che mira a ribadire il ruolo dei domenicani nella difesa della dottrina della fede.

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Sul lato posteriore altre due scene importanti e significative. La prima è quella di Reginaldo d’Orleans, conosciuto da san Domenico e coinvolto da quest’ultimo nella affermazione ed espansione dell’ordine domenicano; la seconda relativo all’incontro tra il santo e papa Innocenzo III, il quale aderì alla richiesta di riconoscimento della Regola dell’ordine domenicano, ma solo dopo che questi (i domenicani), aderirono alla Regola di sant’Agostino e successivamente ad un sogno nel quale il papa aveva visto san Domenico sorreggere la casa di Dio.

Lateralmente (a destra), il Pane dal cielo, un altro episodio miracoloso attribuito a san Domenico; mentre sul lato sinistro, i santi Pietro e Paolo che consegnano a san Domenico i “segni” della predicazione (un bastone ed un libro).

Ai quattro angoli, le statue di quattro santi, per i quali è significativo il confronto con gli altri santi aggiunti successivamente nella parte superiore: statici, austeri, ieratici i primi, più dinamici e dalle vesti arricchite i secondi. Una Madonna al centro del lato anteriore del sarcofago è in puro stile francese, uno stile dominante in quegli anni e particolarmente caro alla cultura domenicana (lo ritroviamo negli affreschi di Santa Maria Novella a Firenze).

Ma questo è solo il sarcofago originario!

Diffondendosi il culto di san Domenico e, progressivamente aumentando il potere dei domenicani, si rese necessario offrire una sistemazione ancor più degna alle reliquie del santo.

Pertanto, nel secolo XV, furono affidate nuove commesse, al fine di offrire una più degna sistemazione. In particolare fu commissionata una parte da porre superiormente al sarcofago. Mentre su questo, come abbiamo visto, sono incise le storie di san Domenico, superiormente si celebra la Creazione (con una effige a coronamento del Dio creatore), e la resurrezione.

Aspetto particolarmente interessante è l’effige del Cristo che viene scolpito morto, ma in piedi e quasi risorgente, che emerge per metà del corpo dalla sua sepoltura.

Tutto intorno i quattro evangelisti: scolpiti in abiti orientaleggianti, con tuniche e turbanti e grandi barbe “complicate”. Poco più in basso otto statue di santi, due di Michelangelo giovanissimo, una di Girolamo Cortellini e le altre del già menzionato Nicolò dell’Arca.

A completare il tutto due angeli, una di Michelangelo e l’altra di Nicolò dell’Arca. Osservarle da vicino, come è fortunatamente possibile, aiuta a capire le piccole ma sostanziali differenze tra i due artisti: solida e compatta quella di Michelangelo, con un raffinato gioco delle pieghe dell’abito, la capigliatura ad accentuare il viso tondeggiante; più esile ed eterea l’immagine di Nicolò dell’Arca, con pieghe abbondanti del vestito e lunghi riccioli ad inquadrare il viso delicato.

Ma non finisce qui.

Nel XVI secolo viene aggiunta una predella al di sotto dell’arca, sulla quale sono raffigurati: al centro l’epifania, sulla sinistra scene della vita del giovane san Domenico, e, sulla destra, l’ascensione al cielo del santo.

Infine nel 1768, il tutto viene sovrapposto ad un altare, con un paliotto sul quale è rappresentata la deposizione di san Domenico.

Un’opera che ho trovato veramente interessante!

Valga per annotazione il consiglio di visitare l’attigua biblioteca, un luogo assai interessante oltre che per i testi e i volumi conservati, anche per i locali e gli interni ammirevoli, strutturati come navate di una basilica.

La visita può completarsi con una breve passeggiata nel chiostro (secolo XIV-XV) detto dei Morti, sul quale si affaccia l’abside della grande cappella di san Domenico. Sulle pareti sono infisse le lapidi dei monaci e di altre personalità prima seppellite al suo interno.

Infine, ma non ultimo in questa chiesa che conserva così tanti tesori, il preziosissimo e monumentale coro ligneo che corre lungo tutta la parete dell’abside, dietro l’altare maggiore. Si tratta di un’opera veramente imponente. Il coro si sviluppa su due livelli e gli scranni posteriori sono tutti finemente intarsiati con scene dell’antico e del nuovo Testamento.

L’opera fu realizzata alla metà del ‘500 in puro stile rinascimentale. Intarsiato è anche il grande leggio del coro, posto al disopra di una grande predella lignea.

Ulteriore particolare: l’organo sul quale studiò Mozart durante il suo soggiorno bolognese.

Insomma una visita da non mancare, a pochi passi da piazza Maggiore e dal centro di Bologna.

Per arrivarci, ricordatevi di attraversare i portici prospicienti l’edificio della Banca d’Italia, recentemente restaurati, dalle coperture riccamente adorne di colorati disegni e accattivanti arabeschi.

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