Bologna – 4

Ed eccoci all’ Archiginnasio, una struttura storica di Bologna.

Ho già scritto del fatto che la costruzione fu avviata per contenere le dimensioni della chiesa di san Petronio (https://michelecasa.wordpress.com/2017/03/16/bologna-2/), una scelta della curia bolognese decisa per contrastare gli obbiettivi del comune di Bologna. Se percorrete la strada laterale tra la chiesa e l’Archiginnasio, potete vedere come il transetto si interrompa bruscamente, lasciando a vista una serie di mattoni che disegnano con grande evidenza l’arcata della costruzione rimasta incompiuta.

Questo per quanto attiene alla localizzazione dell’Archiginnasio.

La motivazione della sua realizzazione ha ragioni ancora più importanti e più profonde.

Erano gli anni immediatamente successivi al Concilio di Trento, che si era trascinato per quasi due decenni dal 1545 al 1563, e che avrebbe determinato non poche conseguenze per l’Italia e per l’Europa nel corso dei secoli successivi, e non esclusivamente in ambito religioso.

L’indizione di un Concilio era stato inizialmente richiesto da Martin Lutero, che voleva confrontare le sue “tesi” con il Papa, ma soprattutto dall’imperatore Carlo V, che, anche al fine di rafforzare il proprio potere e meglio gestire le ampie contraddizioni apertesi nei territori da lui controllati, voleva cercare di “conciliare” e riunificare il duro conflitto che si era aperto tra cattolici e protestanti.

Per la ragione opposta il papato era inizialmente contrario alla convocazione del Concilio, e, per una lunga fase iniziale, impose una serie di discussioni preliminari e formali, che sostanzialmente ne prolungarono la durata. La peste, la morte del papa, tre mesi di conclave, la morte di due altri papi, le reciproche diffidenze, l’ampliarsi delle divisioni tra cattolici e protestanti, allargarono ulteriormente il solco che si era andato scavando e portò alla riaffermazione delle posizioni più intransigenti della chiesa cattolica.

Infatti le conclusioni del Concilio furono una serie di rigide affermazioni tese a sconfessare tutto ciò che Lutero sosteneva. (https://it.wikipedia.org/wiki/Concilio_di_Trento). Tanto che usualmente si tende a definire queste scelte, le dottrine che ne derivarono e gli atti della chiesa cattolica, come la Controriforma.

Una delle figure di maggiore spicco, soprattutto nell’ultima fase del Concilio, fu Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano e Legato Pontificio a Bologna. In questa veste propose e sostenne la realizzazione dell’Archiginnasio che aveva il duplice scopo di riunificare tutte le scuole e gli istituti universitari esistenti nella città di Bologna, ma soprattutto quello di unificare e meglio controllare gli insegnamenti e lo studio delle diverse “arti” e professioni che vi venivano svolti.

Un obbiettivo da piena Controriforma!

Oggi l’edificio, in gran parte ricostruito dopo i danni dei bombardamenti subiti nel corso dell’ultima guerra, è una godibile struttura, all’interno della quale è possibile visitare (oltre all’ampio cortile porticato), la Sala Anatomica e una delle due grandi sale. L’altra è diventata la sala di lettura della Biblioteca Comunale.

Sale, corridoi, scalinate, porticati sono fastosamente decorate con affreschi e decorazioni in gesso che riproducono stemmi ed emblemi di vario genere.

Molto più sobrio e severo è il complesso di edifici sacri che, nella omonima piazza poco lontana, è intitolata a santo Stefano, anche se nessuno di questi edifici è dedicato al santo.

Si tratta di un complesso di sette edifici di culto (infatti è spesso detto delle “Sette Chiese”), di epoca medievale e comunque molto tarda; le costruzioni hanno subito numerose revisioni e restauri che le hanno modificate rispetto al loro originario impianto e, tuttavia, il singolare complesso conserva un’aura di antichità e di arcaico che lo rende estremamente gradevole ed interessante.

Le origini di questo complesso non sono certe. Probabilmente quella che viene chiamata la Basilica del Sepolcro, fu costruita su di un tempio dedicato ad Iside. Si tratta di una costruzione del V secolo, a pianta ottagonale e con una cupola dodecagonale. E’ probabile che dovesse costituire un simulacro del santo sepolcro costantiniano di Gerusalemme.

Al suo interno dodici colonne di marmo e laterizio circondano una edicola che custodiva le reliquie di san Petronio che la tradizione vuole come iniziatore nella realizzazione del complesso basilicale.

Pesantemente danneggiata nel corso delle invasioni ungare del X secolo, fu ricostruita nel secolo successivo ad opera dei benedettini.

La chiesa del Crocifisso, di origine longobarda, è invece dell’ VIII secolo. Unica navata (pesantemente rimaneggiata nel XVII secolo), dà accesso ad un presbiterio sopraelevato. Al di sotto una cripta molto raccolta, della quale mi pare gusto indicare soprattutto i capitelli delle colonne, tutti diversi tra loro e datati tra il IX e l’ XI secolo.

Sembra invece che la costruzione più antica sia la piccola basilica dei protomartiri Vitale ed Agricola. Anch’essa ad una sola navata, con una facciata a salienti; la pavimentazione interna conserva tracce di un pavimento musivo di epoca romana.

La chiesa della Trinità, a cinque navate ha subito rimaneggiamenti, ricostruzioni e trasformazioni di varia epoca. Da ricordare perché qui è conservato un pregevole ed antico presepio ligneo, riccamente decorato in policromia e con figure ad altezza naturale.

Completano il complesso un cortile (detto di Pilato), e un chiostro medievale.

Molto grazioso è il cortile, fiancheggiato da due porticati (uno a nord e uno a sud) in stile romanico, con le caratteristiche colonne di mattoni. Qui si accede uscendo dalla chiesa del Sepolcro e da qui si entra nella chiesa della Trinità, attraverso un portale con arco a tutto tondo, decorato lateralmente con lesene marmoree raffiguranti foglie ed altri decori.

Il chiostro medievale, più grande del cortile di Pilato, è a due piani. Quello inferiore, probabilmente anteriore al mille, è composto con archi di stile preordinato e con grandi aperture; quello superiore, sorretto da sottili colonnine, è in chiaro stile romanico.

Insomma è un complesso che giudico assai interessante, più che per il suo valore artistico, per la suggestione che esso determina. Io consiglio di porre molta attenzione sui particolari: le lesene, i capitelli, le colonne, piuttosto che sulle costruzioni e sui suoi singoli elementi.

Una discussione infinita ha riguardato (e riguarda ancora) la sistemazione degli spazi viciniori, della piazza antistante e della strada di accesso che, dalle due torri, conduce al complesso.

Acciottolato, asfalto, lastroni di pietra si sono alternati alla ricerca di una sistemazione adeguata e consona agli edifici, senza tuttavia trovare una soluzione soddisfacente.

Evidentemente, anche in questo caso, risulta difficile, così come le continue trasformazioni che hanno segnato il complesso basilicale, trovare un assetto e una sistemazione comunemente condivisa tra i diversi soggetti operanti ed interessati, nel corso dei secoli, alla gestione e alla tenuta del complesso stesso.

Almeno sono mancate buche e rotture del manto stradale, come, purtroppo, invece si registrano in altre numerose realtà urbane!

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