Italia Minore: Cori

Lasciamo la spiaggia di Anzio, e serpeggiando nella vasta e ricca campagna del basso Lazio, appena ai primi contrafforti dei Lepini, c’è Cori, un paesino che sembra incollato sui fianchi di un ruvido sperone di roccia.

Il paese è inquadrato in una vasta area verde, in basso contraddistinta da oliveti e vigneti; più in alto da boschi di leccio, faggi e querce.

Siamo qui su indicazione di Marino, un caro e gentile amico, e approfittiamo della giornata del FAI per avere accesso ad alcuni monumenti di questo simpatico, piccolo, ma assai interessante paese dell’entroterra laziale.

Per la verità arriviamo solo nella tarda mattinata e, appena fermi nella prima piazza del paese, abbiamo giusto il tempo per conoscere la parte bassa di Cori, prima di andare a pranzo.

Con la guida diligente e simpatica dei ragazzi del Liceo Artistico, ci vengono spiegate le mura perimetrali e le strutture difensive dell’abitato, che si concentravano nella parte bassa della piccola cittadina. Tre torri (ancora visibili), consentivano l’accesso alla città.

A causa dell’elevato dislivello le abitazioni e le strade si inseguono inerpicandosi lungo le balze del monte, intrecciandosi con una serie di strette scalinate che rendono la salita faticosa, ma anche molto affascinante.

Come è ovvio, proprio per il notevole dislivello dell’abitato, abbondano terrazzamenti con massi e pietre di sostegno in bella evidenza lungo tutto il paese, lungo le sue strade, nelle piazzette, lungo le innumerevoli salite: pietre e massi più o meno lavorati, a secondo delle diverse epoche nelle quali sono state messe in opera, vi affiancheranno in molti dei luoghi che attraverserete.

Cori non ha mai avuto una particolare importanza storica, politica od economica, tuttavia, o forse proprio per essere stata ai margini delle vicende politiche e sociale che hanno attraversato il nostro paese, conserva alcuni monumenti assai belli ed interessanti, anche se modesti.

La sua fondazione si perde nella leggenda, peraltro non univoca. Sicuramente, tuttavia, le sue prime origini risalgono ad oltre tremila anni fa. Contro di Roma nelle spossanti guerre della Lega Latina, dopo aver subito la sconfitta ne divenne stabile alleata, a differenza di altri centri ed altre città del Lazio che, in varie occasioni e per lungo tempo ondeggiarono tra appoggio ed opposizione (vedi le complesse vicende vicende di Tuscolo: https://michelecasa.wordpress.com/2016/11/29/italia-minore-tuscolo/).

La prima vera sorpresa è all’interno della Chiesa di santa Maria della Pietà; realizzata su un antico tempio romano, forse dedicato a Diana e Fortuna. Lo stile romanico della fondazione è ormai invisibile sotto lo strato di vari rimaneggiamenti di epoca successiva; tuttavia vi è conservato un fantastico candelabro del cero pasquale, posto di fianco alla cattedra episcopale, quest’ultima fatta con lastre di pietra incassate nella struttura muraria.

Il candelabro del cero pasquale è del XII secolo: uno dei più antichi che si conoscano; ha bassorilievi di animali, filari di stelle, disegni geometrici e poggia su chimere a due teste e quattro zampe. Con evidenti influssi bizantineggianti, è sicuramente molto bello da vedere ed assai originale.

Altra doverosa nota è da fare sulla porticina di accesso al campanile. Non tanto dal punto di vista artistico, piuttosto inconsistente, quanto per l’iscrizione latina posta sull’architrave che cita l’antica denominazione originale della chiesa: santa Maria della Plebe.

Alla chiesa si giunge, manco a dirlo, dopo aver percorso una ripida strada e una lunga scalinata che, dal lato opposto offre la vista di uno dei tanti palazzi della piccola nobiltà del luogo. Infatti Cori, a differenza di altri comuni, non ebbe mai una unica famiglia nobiliare di riferimento.

Un’altra rampa di scale (o forse due), una salita, si supera un muraglione che sostiene l’ennesimo terrapieno, ancora una salita e si giunge al Tempio dei Dioscuri.

Qui ci troviamo nel pieno della zona dell’antico Foro. Ne sono conferma i capitelli, i pezzi di colonna, i resti di edifici pubblici che compaiono qua e la, dai muri delle case o da altri manufatti della zona, inglobati nelle costruzioni successive a quelle di epoca romana.

Ma, soprattutto, a destra della strada, prospicienti una ampia piazza panoramica, le due alte colonne, complete di capitelli, che costituiscono ciò che resta dell’antico Tempio. Dietro, dall’altra parte della strada, le opere murarie relative alle celle interne del tempio, colonne rotte, altri resti di ambienti che facevano parte di antichi edifici pubblici.

Il ritardo con cui siamo arrivati a Cori e le fatiche delle salite per le nostre vecchie membra ci hanno imposto una sosta in un ristoranti del paese, dove abbiamo avuto modo di apprezzare alcune delle specialità della zona. Poi, in auto, abbiamo raggiunto la sommità della cittadina, percorrendo, tornante dopo tornante, il percorso dell’abitato. Ancora una ripida salita (a piedi).

Qui l’ultima sorpresa: il Tempio di Ercole.

In cima all’abitato, dove sorgeva l’antica acropoli, resta ben visibile e ben conservato questo tempio probabilmente (ma non vi è certezza di ciò), dedicato ad Ercole. Si tratta di un tempio in stile dorico, reinterpretato in una delle tante varianti italiche.

“Nell’89-80 a.C., quando è stato costruito, il tempio d’Ercole doveva essere uno spettacolo per gli occhi: in travertino, ricoperto di stucchi colorati, issato su un podio probabilmente rivestito di lastre di calcare, a cui si accedeva da una scalinata andata perduta.  (…) oggi se ne conservano soltanto il pronao e la parete d’ingresso della cella, che in origine doveva avere quattro lati chiusi.” (http://www.scoprirecori.it/home/scopri/da-non-perdere/tempio-ercole-cori/Panorama).

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“Per la pianta, le caratteristiche delle colonne, dei capitelli e dell’architrave, il tempio d’Ercole è un perfetto esempio di uno stile dorico reinterpretato in chiave italica. Tra il 100 e l’80 a.C., infatti, si diffuse in Italia la pratica di ispirarsi ai modelli architettonici greci, rivedendoli secondo il gusto locale. Le colonne, alte 7 m, reggono un architrave che alterna triglifi (scanalati) e metope (lisce) in origine decorate con stucchi policromi. Notate in particolare i gocciolatoi a testa di leone. Sull’architrave della porta, un’iscrizione riporta i nomi dei due magistrati che curarono la costruzione dell’edificio, Marco Maglio e Lucio Turpilio.” (ibidem).

E’ molto probabile che dovessero esistere anche altri templi e monumenti, ma di essi si è perduta ogni certezza; vi sono soltanto alcune terracotte e delle ceramiche votive conservate presso il locale piccolo museo.

Ancora una annotazione: dalla vicina piazza si gode un bellissimo panorama su tutta la pianura sottostante fino al mare. Ci dicono che quando l’aria è limpida si arriva a vedere distintamente il promontorio del Circeo!

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Per mancanza di tempo non abbiamo potuto visitare un altro interessante monumento di Cori: l’ Oratorio della santissima Annunziata. Qui si possono ammirare alcuni affreschi quattrocenteschi di grande pregio che ricoprono le pareti e il soffitto della struttura, un locale annesso alla chiesa e, un tempo, posto in aperta campagna, fuori dalle mura urbane.

Insomma visitare Cori è stata una bella esperienza che sicuramente completeremo in futuro con la visita a quei monumenti che, in questa occasione, non è stato possibile conoscere.

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