Roma antica – 3

Proseguo con il raccontarvi alcuni angoli e taluni monumenti, anche se non di grandissimo rilievo dal punto di vista spettacolare, della Roma Antica, magari meno frequentati, oppure scarsamente valorizzati dai principali giri turistici.

Uno di questi è sicuramente il Circo Massimo, o meglio ciò che è stato recentemente restituito alla possibilità di una visita, dopo lavori di riorganizzazione e di restauro.

Tutti conoscono l’area del Circo Massimo, quel grande catino di spazio non alberato, in gran parte occupato da un vasto prato, sotto le austere rovine del colle Palatino, che dall’alto incombono, quasi una quinta a chiudere la vastità del terrapieno.

E’ adesso visitabile la curva meridionale del grande spazio, una zona nella quale, oltre alle gradinate, erano presenti alcuni locali che venivano utilizzati come botteghe per soddisfare le necessità del numeroso pubblico dei giochi: locande, negozi per la vendita di generi alimentari, magazzini, lupanari ed uffici di cambiavalute. Su questo lato era collocato il grande arco di Tito, magnifico, sorretto da sei colonne, l’unico a fornici comunicanti. Di esso è messo in luce il basamento, parte delle colonne e delle iscrizioni, una parte del basalto stradale che lo attraversava e portava all’ingresso del Circo Massimo.

Del resto, in quanto a grandiosità, il Circo Massimo non era secondo a nessuno!

Seicento metri di lunghezza, centoquaranta di larghezza, 250.000 spettatori: era la più grande struttura del tempo, anzi, “è considerata la più grande struttura per spettacoli costruita dall’uomo.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Circo_Massimo).

Qui, secondo la leggenda, si consumò il mitico episodio del Ratto delle Sabine. Qui si è tenuta la più grande manifestazione italiana di questo nuovo secolo (forse, purtroppo, una tappa di chiusura del secolo precedente): la manifestazione della CGIL del 23 marzo 2002, quella in difesa dell’articolo 18 e dei diritti dei lavoratori italiani.

Le fasi iniziali di questa struttura si perdono nel mito, come ho già detto. Probabilmente la struttura originaria era in legno e potrebbe risalire addirittura al VI secolo a.c. Le prime strutture in muratura (quelle più propriamente legate alle attrezzature per le gare) al II secolo a.c. Fu Giulio Cesare, nel 46 a.c. a costruire i primi sedili in muratura e a iniziare la realizzazione del grandioso edificio.

Era abbellito da due obelischi (oggi i due obelischi si trovano uno nella piazza di san Giovanni in Laterano, l’altro in piazza del Popolo).

Era ancora in funzione nel 549 d.c., quando Totila, re degli Ostrogoti, vi tenne le ultime gare.

Nella vasta arena vi si svolgevano essenzialmente le corse dei carri, molto apprezzate all’epoca. Correvano le quadrighe (dei cocchi leggeri tirati da quattro cavalli); in genere la corsa consisteva in sette giri dell’arena, effettuati intorno alla spina centrale (ai cui capi erano i due obelischi). Nella spina centrale, oltre ai due obelischi, erano statue e tempisti, nonché sette uova e sette delfini che servivano a contare i giri percorsi e da percorrere.

Nella zona archeologica attualmente visitabile, oltre a quanto vi ho già descritto, è stata ristrutturata una torretta detta “della Moletta”, o dei Frangipane. Quest’ultima era la famiglia che in epoca medievale estese in questa zona i suoi possedimenti e le tenute agricole.

Dopo la fase di spoliazione delle antiche strutture romane, dei templi e degli edifici, infatti, questa, come anche altre zone, private degli elementi di pregio, ma anche delle strutture murarie e delle murature, reimpiegate nelle nuove costruzioni, fu a lungo abbandonata e successivamente utilizzata come terreno agricolo.
Tale utilizzo è durato ancora fino agli inizi del secolo scorso!

Molto visitato è invece un altro monumento, nella vasta area dei Fori Imperiali: l’Arco di Costantino.

Vicinissimo al Colosseo, è un monumento di straordinario valore ed importanza sia dal punto di vista artistico, che per gli aspetti storici.

Chi segue il mio blog, sa che a questo imperatore ho già dedicando alcuni scritti (https://michelecasa.wordpress.com/2017/01/13/costantino-1/; https://michelecasa.wordpress.com/2017/01/15/costantino-2/; https://michelecasa.wordpress.com/2017/01/25/costantino-3/; https://michelecasa.wordpress.com/2017/02/11/costantino-4/; https://michelecasa.wordpress.com/2017/02/16/costantino-5/), soprattutto riportando alcuni dei contenuti, quelli che ritengo più curiosi ed interessanti, del voluminoso studio di Alessandro Barbero (Costantino il Vincitore, Salerno Editrice, Roma, 2016, pagg.850).

Ed utilizzando quel testo, mi riprometto di tornare ancora sulla specifica questione dell’Arco di Costantino, del suo valore e della sua importanza per quanto riguarda gli studi storici relativi alla vita ed alle opere di questo imperatore, nonché della sua esegesi, voluta e diffusa da parte della chiesa trionfante ed imperante, ma troppo spesso solo strumentalmente, senza reale aderenza ai reali fatti storici.

Qui mi limiterò solo agli aspetti più strettamente artistici.

“L’arco di Costantino è il più grande arco trionfale (…) giunto fino a noi, e svetta sulla antica Via dei Trionfi. (…) non venne abbattuto soprattutto in quanto Costantino fu pubblicizzato come il primo imperatore favorevole alla religione cristiana (…) anche se non si convertì mai ed ebbe solo intenti di potere.” (http://www.romanoimpero.com/2010/10/arco-di-costantino.html).

Per la precisione è uno dei tre archi giunti fino a noi dopo le distruzioni dei cristiani e le spoliazioni successive realizzatesi nel corso dei secoli.

“L’arco fu dedicato dal senato per commemorare la vittoria di Costantino contro Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre 312) e inaugurato ufficialmente nel 315 in occasione dei dieci anni di potere dell’imperatore.” (ibidem).

Non vi compaiono segni cristiani (nonostante la leggenda del famoso “sogno” di Costantino, anzi numerosi sono i riferimenti a simbologie e riti pagani.

L’ Arco, si suppone, sia di epoca adrianea, per l’occasione rimaneggiato pesantemente e complessivamente riorganizzato: le colonne esterne, l’inserimento del fregio trainato sulle pareti interne del fornice centrale, il rifacimento dell’intera parte alta. I rilievi e le decorazioni di epoca costantiniana furono realizzati lavorando sui blocchi di marmo preesistenti e facenti parte della struttura, con le scritte dedicatorie.

Di certo è che oggi, la struttura dell’arco, i suoi bassorilievi, le statue e le colonne che la adornano, si proiettano con una magnifica immagine sul grande spazio compreso tra il Colosseo e il Palatino.

Non era così fino al 1804. Infatti, fino a quell’epoca, l’arco era inglobato nei corpi di fabbrica delle strutture fortificate realizzate dai Frangipane a difesa delle loro proprietà.

“La pulizia e l’isolamento dell’ Arco di Costantino, come oggi lo vediamo in tutta la sua bellezza, furono realizzate soltanto nel 1832, grazie alle opere di ingrandimento della via di san Gregorio messe in atto dal pontefice Gregorio XVI (…).” (ibidem).

Impossibile non ammirarlo!

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