Il Lago di Garda

Per la precisione, parlerò del versante veneto del Lago di Garda, un territorio che ho recentemente visitato con la guida, attenta e cortese, di due amici veronesi: Berni e Remino.

Abbiamo approfittato di una giornata di sole che ha rotto la serie, non certo positiva, di giornate uggiose e piovose di questa fine del mese di aprile, che sembra abbia preso in prestito di più di qualche giornata dal “pazzerello” mese di marzo. La giornata soleggiata ha permesso ad alcuni dei turisti che abbiamo incontrato nel corso di questa simpatica gita sul lago, di stendersi a prendere il sole, con indosso una t-shirt, una maglietta, o addirittura a torso nudo e, in qualche raro caso, persino in costume da bagno.

Noi, come la maggior parte delle persone incontrate, non lo abbiamo fatto, giacché, nonostante il sole, un venticello assai fresco ci ha accompagnato per tutta la giornata.

Partiti da Verona, abbiamo preso l’autostrada per il Brennero e, dal casello di Affi, superata una breve cresta, siamo giunti in vista del Lago. Una prima, breve sosta, davanti a noi si è affacciato l’ampio bacino d’acqua, fornendoci un piacevole scorcio, anche grazie all’aria resa tersa dal vento.

La prima cosa che ho notato, che mi pare giusto sottolineare e che merita una giusta attenzione, prima ancora di parlare e di descrivere i meravigliosi panorami incontrati nel corso di questa giornata, è stata la grande varietà della vegetazione. Nella zona inferiore, più bassa, grandi estensioni di vigneti, ettari ed ettari con impianti di viti, accompagnati da campi coltivati con alberi da frutta e da uliveti. Ho poi scoperto che esiste una qualità specifica di olivi del Garda, di particolare valore, la Casaliva, varietà autoctona del luogo.

Il particolare clima mite di questo lato del lago, la conformazione del territorio, avevano favorito l’introduzione di questa coltura già in epoca etrusca; coltura che registrò espansione, diffusione e tipizzazione in epoca romana.

A questi ampi campi coltivati, punteggiati da grandi alberi di querce e alti cipressi, seguono, man mano che si procede verso settentrione e verso i monti più elevati, una fitta vegetazione fatta di oleandri, mimose, acacie e infine, ancora più in alto, castagni, noci, pioppi, lecci, querce, roverelle.

Insomma una assai intensa varietà che si articola dai campi coltivati con colture e tipicità mediterranee, fino a quelli tradizionali delle foreste dell’europa continentale. (http://www.lagodigarda.it/La-vegetazione/1082-1.html).

Il primo contatto con il Lago è a Punta di San Vigilio, luogo privato, ma al quale, fortunatamente è concesso l’accesso pubblico.

E’ una breve penisola che si lancia nel lago, in lontananza si intravede Sirmione e, dal lato opposto, verso settentrione, il restringimento progressivo delle due coste.

Un piccolissimo porticciolo, delimitato da una antica costruzione che sorge proprio sulla riva da una parte, e un breve molo dall’altra parte, fanno da specchio d’acqua per alcune anatre e un paio di cigni. Alcuni salici hanno incastrato le loro radici nel poco terreno, ciuffi di giunchi palustri fanno da contorno sulle rive laterali; nell’acqua limpida si scorgono pietre e sassi.

Sul piccolo molo, ad una fila di tavolini sono seduti gli ospiti del piccolo ristorante; già si sentono i primi accenni di lingue diverse che si intrecciano nella conversazione.

Da lì tiriamo dritti verso nord, fino al comune di Malcèsine, il più settentrionale dei comuni della sponda orientale in territorio veneto; poco oltre comincia il territorio Trentino. Ma già si annusa l’ aria di un territorio di confine. E non solo per le lingue che si sentono parlare mentre attraversiamo le strette stradine del paese, quanto soprattutto per gli ambienti, per la spasmodica attenzioni alla presenza dei fiori, per le montagne che incombono sulle case, per gli scorci tipici di un luogo di alpeggio.

Uno splendido panorama sui monti che incombono sul lago che qui si fa sempre più stretto ed avvicina le sponde della riva occidentale a quelle della riva orientale; ambienti naturali miracolosamente non stravolti dall’intervento umano, si possono ammirare percorrendo la riva di lago che bagna questo piccolo paese.

Il nucleo antico, fatto di case medievali che in alcuni casi sembrano sorreggersi l’una alle altre, è attraversata da stradine strette, il fondo fatto da ciottoli. Leggermente sopraelevato sull’abitato il castello, forse costruito dai Longobardi, e trasformato in fortezza dagli Scaligeri, con mura merlate e un alto torrione. Non è grande, ma sicuramente imponente rispetto all’abitato.

Il cibo, gustato in un piccolo ma buon locale, è un compendio del lago e dei monti che lo circondano: pescato di lago, polenta, salumi, funghi, formaggi da alpeggio.

Torniamo verso sud, lungo la Gardesana, costeggiando costantemente la riva del lago, peraltro quasi tutta percorribile, oltre che in auto, anche a piedi o in bici, lungo un ampio e ben tenuto sentiero che la affianca.

Nuova sosta in località Torre di Benaco, che prende il nome dall’originario nome latino del lago. Infatti il nome di Garda è una derivazione dalla lingua germanica (“ward” cioè luogo di guardia), che solo più tardi si affermò e si diffuse per nominare questo grande lago.

La cittadina conserva, nella sua struttura essenziale, proprio quella originaria romana; anche qui arricchita da una bella passeggiata sulla riva del lago e con un castello scaligero del quale sono rimaste solo alcune mura perimetrali.

Sempre diretti verso sud, superiamo Garda, cittadina dall’evidente nome di derivazione germanica, e arriviamo a Bardolino. Le propaggini montuose sono sempre più lontane dalle sponde del lago e questo permette all’abitato di espandersi progressivamente.

Una lunga passeggiata sull’attrezzato lungolago ci permette di godere dello splendido pomeriggio di sole. Oltre alle altre centinaia di persone che lo percorrono, siamo accompagnati da anatre, papere e qualche cigno che, per nulla intimoriti dall’affollato passeggio, un po’ “navigano” tra i giunchi che costeggiano la riva, un po’ zampettano sul molo di legno tra le gambe dei passanti.

Dopo aver raggiunto il piccolo porticciolo turistico, cerchiamo la chiesa di san Zeno, ma per errate indicazioni dei passanti e per scarsa conoscenza del luogo, arriviamo alla chiesa di san Severo, una piccola chiesa romanica del IX secolo, con grosse colonne a sostenere gli archi a tutto tondo che suddividono le tre navate. La facciata è anch’essa romanica, ma risalente al XII secolo, semplice, lineare, luminosa. Sulle pareti interne tracce di antichi affreschi ormai perduti. In fondo al transetto uno scavo ha messo in luce l’antica cripta della originaria chiesa altomedievale.

Ancora in auto, sempre verso sud, a Lazise, altra piccola cittadina sul Lago di Garda. Qui le lunghe mura turrite del castello scaligero circondano il nucleo storico del paesino, successivamente ingrandito con case e costruzioni per il riposo e le vacanze.

L’intenso traffico serale e prefestivo ci sconsiglia di prolungare la nostra giornata sul lago raggiungendo anche il comune di Peschiera del Garda, il comune più meridionale del versante veneto del lago, la cittadina posta alla sua estremità sud occidentale, nota sia come piazzaforte militare che per l’abbondanza di pesce.

Il bilancio di questa giornata risulta comunque ampiamente positivo, avendo avuto modo di attraversare luoghi, siti, posti, che hanno contribuito ad una conoscenza anche approfondita, di un altro bell’angolo di questo bellissimo paese.

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