Vicenza

Vicenza e Palladio costituiscono un binomio significativo non solo per l’arte e l’architettura, ma per il periodo storico in cui entrambi si affacciano e si affermano sulla storia del territorio.

L’affermazione di Vicenza si concretizza proprio negli anni durante i quali si afferma l’opera di Palladio, con significative e reciproche influenze. Vicenza, infatti, conosce il suo massimo splendore proprio negli anni della vita di Andrea di Pietro della Gondola (questo il nome originale di Palladio); gli affida commesse, si arricchisce di sue opere ed interventi.

Sono gli anni successivi alla scelta di Venezia ad orientarsi maggiormente verso la terraferma, mentre il suo predominio sul mediterraneo veniva inficiato dai turchi e mentre la scoperta dell’America lanciava nuove vie per i commerci. E sulla terraferma Vicenza costituiva un importante snodo territoriale, oltre ad essere il centro di intense attività economiche che si sarebbero ulteriormente connesse e sviluppate proprio in dipendenza del nuovo ruolo che Venezia affidava ad essa.

La città, il territorio circostante, si sviluppano ed incrementano attività economiche e produttive; vengono realizzate splendide ville, che sono, al contempo, gioielli di architettura e di arte, oltre ad essere nuclei produttivi ed economici fondamentali; viene ampliato il patrimonio edilizio, la città si arricchisce di monumenti; vengono persino messe in atto operazioni di “urbanistica contrattata” (pratica, ahimè, quest’ ultima giunta fino a noi con pessimi risultati nella gestione dei suoli urbani).

Purtroppo una uggiosa e piovosa giornata, ci ha impedito di godere appieno di una visita a questa città ed ai suoi gioielli. Insieme a Lucia, un’amica di mia moglie, abbiamo dovuto restringere la nostra conoscenza solo ad alcuni luoghi; tra questi lo splendido esempio di villa palladiana costituito da Villa Alberico-Capra Valmarana, detta “La Rotonda”.

Benchè completata solo dopo la morte del Palladio, è giustamente considerata come la sua opera più interessante e bella, un vero compendio delle sue teorie sull’architettura, addirittura come il suo capolavoro.

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Anche Goethe ne scrisse, descrivendo la sua visita alla villa: “Forse mai l’arte architettonica ha raggiunto un tal grado di magnificenza”. (http://www.villalarotonda.it/it/homepage.htm). Nei secoli questa villa è stata visitata da poeti, artisti, uomini di stato, amanti dell’arte, viaggiatori e turisti e tutti ne hanno ammirato qualità e raffinatezza.

Perfettamente simmetrica sui quattro lati, presenta quattro facciate identiche con pronai ionici e scalinate. Una cupola, sormontata da una lanterna, copre il salone circolare al piano nobile. Sui lati si sviluppano le diverse stanze, le sale, gli ambienti di servizio, la sala centrale allungata verso l’esterno.

La sala circolare è il fulcro materiale e concettuale della costruzione, e da ciò prende il nome.

In posizione leggermente sopraelevata, la villa è così una “architettura aperta”, che guarda alla città e alla campagna insieme, e costituisce la filosofia profonda di questo tipo di costruzioni, che puntano proprio ad essere centri dell’attività economica e produttiva sul territorio, ma, contemporaneamente a garantire una condizione di lusso, riposo e divertimento ai suoi abitanti.

L’interno è, infatti, decorato con affreschi (nelle stanze e nella cupola), con stucchi ed altre decorazioni.

Da annotare, per chi volesse visitare la villa, che ciò è possibile solo il mercoledì e il sabato; negli altri giorni la visita deve limitarsi all’esterno (in ogni caso pure interessante).

Visitabile tutti i giorni, grazie ad una gestione quasi familiare, è la vicina villa Valmarana, detta “ai Nani”. Non è una villa palladiana, ma è assai interessante perché gli ambienti della villa e della vicina foresteria sono affrescati dai Tiepolo, Giambattista, il padre, e Giandomenico, il figlio.

La villa è detta “ai Nani”, perché sull’intero muro di cinta ci sono le statue di ben diciassette nani, precedentemente posti all’interno del giardino. La leggenda vuole che la villa fosse un tempo abitata da una bambina affetta da nanismo (https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Valmarana_%22Ai_Nani%22) e che tutti i servitori fossero stati scelti tra nani. Quando un giorno un bellissimo principe entrò nella villa, la fanciulla, compreso la sua condizione, si buttò da una torre e, per il dolore, tutti i servitori rimasero pietrificati.

A parte le leggende, bisogna dire che, a differenza delle altre “ville” venete delle quali abbiamo parlato finora e che erano quindi anche centri produttivi agricoli, questa appare subito nella sua precipua dimensione abitativa: preceduta da un ampio giardino, l’edificio è ampio e squadrato; sulla sinistra sorge una foresteria e, dietro, un ampio parco.

Come ho detto, l’aspetto più interessante non è dato dall’architettura, in questo caso, bensì dagli affreschi che ricoprono, quasi per intero tutte le stanze della villa e della foresteria.

Nella villa, la grande sala di ingresso è affrescata con un ciclo completo della leggenda di Ifigenia. Nelle altre sale affreschi dedicati a cicli diversi: l’ “Iliade”, l’ “Orlando furioso”, l’ “Eneide”, la “Gerusalemme Liberata”. E’ evidente l’ispirazione “aulica e curiale” dei diversi cicli pittorici, tutti di Giambattista Tiepolo (il padre). In un inserto è possibile notare la differenza di stile tra padre e figlio, laddove, insieme a due figure omeriche, sono dipinti due popolani ad opera del figlio, Giandomenico Tiepolo.

Quest’ultimo è, quasi per intero, l’autore degli affreschi nelle sale della foresteria, dedicata ognuna a temi diversi. Interessante sottolineare che sono esposti anche numerosi arredi e stoviglie dell’epoca.

Le stanze sono a tema unico: la Stanza cinese, la stanza delle Scene campestri, la Stanza gotica, e così via.

Una delle stanze merita la particolare menzione: su due delle sue pareti sono dipinte due scalinate che scendono dal soffitto fino a terra; da una scende un servo nero con un vassoio di cioccolata, sulla balaustra dell’altra si inerpica una scimmia.

L’ultima visita della giornata l’abbiamo dedicata alla Basilica di Monte Berico, cui si giunge, oltre che con la strada carrozzabile, anche percorrendo un lungo porticato (700 metri) coperto, che sale dall’abitato.

La costruzione è assai curiosa: l’originaria chiesetta gotica del ‘400, è stata inglobata longitudinalmente e trasformata nel presbiterio della nuova costruzione (che risale al ‘700), senza modificarne la struttura e l’architettura e le decorazioni. Per cui, in fondo alla attuale chiesa barocca, si leggono distintamente le delicate colonne e gli archi a tutto sesto che la completano nella parte finale. La parte presbiterale è ovviamente quella più interessante, elegante e raffinata dell’intero fabbricato.

All’esterno, l’antica facciata della chiesa gotica si accompagna a uno dei lati della nuova costruzione. Su questo e su altri due lati della chiesa, le facciate e gli ingressi sono identici, con un piccolo corpo centrale sporgente coperto da un timpano curvo.

Numerose le tele di vari autori presenti nella chiesa e nell’ex refettorio. Qui, insieme a tanti ex voto, è esposto il grande dipinto del Veronese: Cena di san Gregorio Magno.

Concludiamo così la nostra breve visita a Vicenza con l’augurio di tornare presto a conoscere gli altri splendidi tesori di questa città.

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