Verona – 1

Che Verona sia una bellissima città è un fatto indubbio. Il punto è che, benché ci sia stato per due volte, a distanza di tempo, ancora non posso dire di averla visitata tutta, né di aver conosciuto il suo numeroso patrimonio di monumenti, luoghi e siti d’arte.

Comincerò quindi a raccontarvi di questa mia ultima esperienza, durante la quale ho potuto visitare una parte di questo patrimonio, lasciando poi ad una prossima occasione ed ad un’altra visita, la possibilità di completare il quadro complessivo di questa città.

La mia visita è cominciata da Piazza Bra, dopo aver trovato, non senza difficoltà, un parcheggio privato al costo di tre euro l’ora. La piazza è la più grande della città, ed offre una bella prospettiva sul grande anfiteatro romano, oggi conosciuto come l’ Arena di Verona.

Segno sui miei appunti di viaggio, di cercare l’origine di questo nome, e, appena posso, mi metto alla ricerca. Scopro così che Bra non è un nome proprio di persona, bensì un toponimo, derivato da una corruzione del termine “braida”, che deriva a sua volta dal longobardo breit, ovvero “largo”. (https://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Bra).

In epoca romana la piazza era fuori dalle pur ampie mura cittadine, come pure l’anfiteatro. E’ solo in epoca moderna che la piazza assume le sue attuali dimensioni, insieme alla progressiva costruzione di edifici che la circondano e, in particolare, di quella serie di edifici affiancati che prende il nome di Liston.

Il Liston sarebbe, più propriamente, l’ampio marciapiede fatto di lastre di marmo (i “liston” per l’appunto), che consente di passeggiare intorno ad una piazza. Per estensione definisce una parte di una piazza; in questo caso l’ampio spazio che corre lungo gli edifici di questa piazza.

Oggi questo spazio lungo le case, è, quasi per intero, occupato da tavoli e sedie, con relativi grandi teloni, che ospitano turisti e passanti. Si passeggia nel resto della grande piazza (attualmente zona pedonale), nella quale peraltro sciamano, incrociandosi tra loro, turbe di scolaresche e comitive di turisti, intenti ad ascoltare le indicazioni della propria guida, oppure, e soprattutto, a scattare decine di fotografie con i diversi e numerosi mezzi che la tecnologia mette oggi a disposizione.

L’anfiteatro, (o Arena che dir si voglia), è la maggiore attrattiva della piazza. E’ una imponente costruzione, della quale rimane, quasi intatto, il secondo anello. Questo anfiteatro era, per dimensioni, il terzo in ordine di grandezza in Italia, dopo quello di Roma e quello di Capua; e poteva arrivare a contenere ben 25.000 persone.

Il suo riutilizzo, in epoca moderna, per concerti lirici e per particolari iniziative canore, è stato, a mio parere, la sua fortuna e, al contempo, il suo svantaggio.

Infatti, il suo riutilizzo gli ha permesso di ottenere interventi concreti di consolidamento e di mantenimento, garantendone una positiva rivitalizzazione; al contempo l’occhio del visitatore deve rassegnarsi a contemplare, insieme alle illustri e bellissime rovine, anche gru, impianti scenici e strutture per l’illuminazione presenti nella struttura o ammassati lungo il perimetro esterno.

Lasciata piazza Bra, raggiungiamo l’altra importante piazza di Verona: piazza delle Erbe.

La piazza corrisponde all’antico Foro Romano, progressivamente ristretto da palazzi e costruzioni di vario genere, realizzati in epoca comunale e scaligera con l’ampliamento del palazzo del comune, la Domus Mercatorum (sede delle magistrature commerciali e delle corporazioni artigiane), la Domus Bladorum (che ospitavano i granai scaligeri) e ca Domus Nova (Casa del Podestà).

Sul lato settentrionale della piazza la Torre del Gardello sorge ove era l’incontro tra il Decumano Massimo e il Cardo Massimo. Ma sulla piazza incombe anche l’alta Torre dei Lamberti (iniziata nel 1100), facente parte del complesso del Palazzo del Comune (o della Ragione), della quale parlerò tra poco.

Piazza delle Erbe ha anche una serie di piccoli, ma interessanti monumenti. Anzitutto la Colonna del Mercato, una edicola gotica con le armi dei Visconti; la cinquecentesca “berlina”, un baldacchino per le investiture pubbliche; la fontana di Madonna Verona, con una statua romana; la Colonna di san Marco, con in cima il leone alato.

Purtroppo di questi monumenti e dell’insieme della piazza si gode assai poco. Infatti l’intero spazio della piazza è occupato, quasi per intero, da bancarelle (mobili) che vendono essenzialmente souvenir, ma anche prodotti tessili e alimentari, e, soprattutto, dai tavolini e dalle sedie dei locali (bar e ristoranti) che circondano la piazza. Il poco, restante spazio è percorso incessantemente da file e gruppi di turisti, in gran parte diretti o provenienti dalla “casa di Giulietta” che si trova nei pressi.

Di questa, invece che la simpatica e curiosa presenza di caratteri gotici inseriti in un contesto prevalentemente romanico, viene ammirato (e incessantemente fotografato), il balcone, che in realtà risale al 1935, e la statua in bronzo di Giulietta.

Assai più interessante è la piazza dei Signori, immediatamente alle spalle di piazza delle Erbe, e che costituisce un interessante aggregato di costruzioni che sono il centro “civile” della Verona storica.

Al centro è il monumento di Dante, ma assai interessanti sono i palazzi che contornano la piazza. A cominciare dal già ricordato Palazzo del Comune (o della Ragione), che risale alla fine del XII secolo. Nell’ampio cortile interno un porticato romanico è sormontato da trifore. Completano il tutto una ampio scalone del 1400 e l’alta Torre dei Lamberti.

Il Vicino Palazzo del Capitano è della fine del 1300 (attualmente è in corso il suo restauro); segue un altro palazzo, attualmente sede della Prefettura, in origine del Governo (o di Cangrande), qui furono ospitati Dante e Giotto.

La struttura più significativa ed architettonicamente più interessante, è la Loggia del Consiglio. Edificata alla fine del ‘400 doveva dare prestigio al Consiglio Cittadino, in continuità ideale con la Verona romana.

Nella parte inferiore archi a tutto sesto sono sostenuti da colonne che poggiano su una balaustra di marmo; nella parte superiore bifore con frontone semicircolare e le lesene, fanno del complesso un bel riuscito esempio di architettura rinascimentale.

Non fu a caso che si scelse il modello rinascimentale; infatti, benchè Verona fosse entrata a far parte (volontariamente) della Repubblica Veneziana, ostentava la volontà di una tradizione antica, risalente al ruolo che la città aveva avuto al tempo di Roma (quando Venezia non esisteva ancora). Lo stile rinascimentale non era apprezzato a Venezia, perché tipico di realtà, come la Toscana e la Roma dei papi, con le quali Venezia non aveva certo buoni rapporti (http://www.veronissima.com/sito_italiano/html/monumenti_verona_loggia_consiglio.html).

Collegata da un arco, segue la Casa della Pietà e, a chiudere la piazza, la Domus Nova, un edificio (ricostruito) che in origine era un edificio destinato ad accogliere la sede del Podestà (seconda metà del 1600).

Con questo primo scritto ho completato, anche se in maniera non esauriente, il racconto delle piazze e dei principali luoghi di incontro di Verona. Proseguirò nei prossimi con la Verona scaligera, le principali chiese ed altro ancora.

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