Verona – 2

Fuori dai principali itinerari turistici (nel senso che sono poco frequentati dai grandi tour e dalle gite scolastiche), a Verona c’è la possibilità di ammirare alcune splendide chiese, veri capolavori dell’arte.

Il giro io l’ho cominciato dalla chiesa di san Fermo Maggiore,a ridosso delle rive dell’Adige. L’edificio, in realtà, è formata da due chiese: una, quella inferiore, di chiara impronta romanica e risalente all’anno 1000; l’altra, quella superiore, rifatta in stile gotico nel ‘300.

La facciata è gotica, con una fila di archetti e snelle colonnine; nella parte superiore quattro strette ed alte finestre sono sormontate da una trifora; una edicola è situata sul lato sinistro dell’ingresso. Si sale una gradinata e si accede alla chiesa superiore attraverso un portale romanico strombato verso l’interno.

Il biglietto di ingresso, compreso di audioguida, è di euro 2.50, ma si può fare anche un biglietto cumulativo (scontato) per le quattro chiese principali.

All’interno della chiesa superiore, sono collocati numerosi affreschi e vari monumenti funebri, ma la cosa che colpisce subito è il fantastico e bellissimo soffitto in legno, a carena di nave rovesciata. La chiesa si conclude con cinque absidi variamente affrescati; tutti gli affreschi del transetto sono trecenteschi.

Attraverso una scaletta si scende alla chiesa inferiore, a tre navate e volte a crociera; pilastri quadrangolari sorreggono la volta; la navata centrale è divisa nel mezzo da altre colonne, al fine di sostenere meglio il peso della chiesa superiore. Alle pareti e alle colonne brani di affreschi risalenti ad un periodo tra l’XI e il XIII secolo.

Superata piazza delle Erbe, in fondo alla strada che era l’antico Decumano Massimo, sorge invece la chiesa di santa Anastasia, un maestoso edificio gotico voluto dai domenicani.

Il portale è gemino, diviso da una graziosa colonna; nelle lunette superiori affreschi, marmi policromi con rilievi sull’architrave. Entrando ciò che colpisce, in questo caso, è il pavimento, con lastre colorate in rosso, bianco e nero: i tre colori dei domenicani (il primo della passione, gli altri due i colori dell’abito dell’ordine). Due curiose figure, detti i gobbi, sostengono due acquasantiere ai lati dell’ingresso.

Di grande interesse è la zona absidale, affrescata da vari e diversi artisti, ricca di sculture, marmi e terrecotte. Sulla seconda cappella absidale di destra è collocato l’affresco di Pisello di “san Giorgio che parte per liberare la donzella dal Drago” (detto anche “san Giorgio e la Principessa”), che è una delle opere più importanti del tardo gotico.

La precisione con cui l’artista definisce il dettaglio dei volti (a cominciare da quello della principessa), l’attenzione alla descrizione di particolari (come quello del cavallo inquadrato di terga), la capacità di esprimere i sentimenti dei personaggi (la concentrazione sul volto di san Giorgio è stupefacente), costituiscono segnali evidenti di una altissima scuola artistica.

Il Duomo è la chiesa successiva della nostra visita. Anche qui una robusta facciata romanica, annunciata da due protiri sovrapposti; quello superiore è adorno di figure, quello inferiore, ricco anch’esso di rilievi e figure, è sostenuto da due colonne che poggiano su due grandi leoni. Bassorilievi e sculture di santi, profeti ed animali completano e circondano l’ampio portale.

Ma la chiesa che più di ogni altra ha attirato la mia attenzione è la chiesa simbolo di Verona, sicuramente la più bella, interessante ed affascinante: san Zeno Maggiore.

San Zeno è una maestosa basilica, che si può assumere quale simbolo del romanico italiano. Questa chiesa fu anche simbolo della vita religiosa e cittadina della città, ma anche simbolo della libertà comunale. Non a caso, è qui che fu conservato, per lunghi anni, il Carroccio della Lega veronese.

La costruzione di questa magnifica piazza che sorge fuori dal centro cittadino e che si annuncia con un’ampia piazza, risale alla fine del IX secolo; pressoché distrutta dal terremoto del 1117, fu ricostruita ed ampliata subito dopo.

La facciata è severa, inquadrata tra una muscolosa torre (ciò che resta dell’antico convento) sulla sinistra e l’alto campanile che svetta alle spalle; il protiro, con leoni stilofori è di grande delicatezza, ed è sormontato da un grande rosone. Ai lati del protiro lastre lavorate a bassorilievo con storie tratte dai Vangeli.

Questo accesso è attualmente chiuso, ma solo per permettere meglio di osservare (dall’interno della chiesa), il bellissimo portale in bronzo lavorato con scene del Vecchio e del Nuovo Testamento (anche in questo caso l’ingresso è di euro 2.50, compresa l’audioguida).

L’interno della chiesa è letteralmente fantastico e bellissimo. Anzitutto esso si trova al di sotto del piano stradale di oltre un metro, ma la cosa straordinaria è che la chiesa è ordinata su tre livelli: quello di accesso (che procede fin oltre la metà della navata centrale), uno inferiore (la cripta), ed uno superiore (cui si accede attraverso due ampie scalinate in corrispondenza delle due navate laterali).

Statue ed affreschi adornano la chiesa, la cripta, il livello inferiore (la cripta) cui si accede da un’ampia scala larga quanto la navata centrale, poggia su sette arcate sorrette da colonne e pilastri affrescati, come pure le pareti. La parte superiore, corrispondente al transetto e alla zona absidale, porta anch’essa affreschi e statue.

Difficile dar conto di tutto. Mi voglio soffermare solo su due opere, l’una di grande valore artistico, l’altra che ha suscitato la mia viva curiosità.

La prima è la grande pala del Mantegna: “Madonna con bambino tra angeli e santi”. Un’opera che compendia tutta l’arte del Mantegna, con le parti di sostegno in legno che quasi si integrano con la prospettiva del dipinto, cosa che distingue la specifica cifra dell’arte del Mantegna. Da aggiungere che per dare maggiore risalto all’opera, il maestro fece aprire appositamente una finestra nell’ abside, al fine di accentuare la illuminazione prospettica del dipinto.

DSCN1085.JPG

Da sottolineare che la pala è l’originale ben conservato, mentre i piccoli dipinti della predella sono copie di parti disperse in vari musei europei.

L’altro elemento, quello che ha suscitato la mia curiosità, è la statua policroma di san Zeno, raffigurato nelle vesti vescovili, con una canna da pesca dalla quale pende un pesce, ed un grande sorriso stampato in volto. Inoltre egli è rappresentato con la carnagione nera.

Pare infatti, ma la storiografia non è certa, che san Zeno, una figura dalla vita indubbiamente leggendaria risalente al IV secolo, fosse originaria della Mauritania e di pelle scura, tanto da guadagnarsi il titolo di “Vescovo moro”.

Venerato sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa, visse in austerità e semplicità anche durante il periodo durante il quale fu Vescovo di Verona, tanto che andava personalmente a pescare nell’Adige.

A me interessa non tanto la sua semplicità, quanto il rilevare che, in tempi ormai passati, un moro potesse essere talmente integrato nella comunità da poterne diventare vescovo. Alla faccia di tutti coloro che oggi mal sopportano l’integrazione razziale e professano la costruzione di muri di separazione!

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