Italia Minore: Borghetto

Borghetto è una frazione del piccolo comune di Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona.

E’ un luogo essenzialmente conosciuto in ambiti circostanti e viciniori. Seguendo e documentandomi con le guide che normalmente utilizzo in preparazione di un viaggio, non lo avrei mai preso in considerazione come luogo di una visita, giacché risulta assolutamente “marginale” rispetto agli itinerari turistici tradizionali.

Non lo avrei mai conosciuto se non ci fossi stato condotto dai due carissimi amici che ci hanno fatto da guida durante il nostro soggiorno veronese: Berni e Remino.

Un piccolo posto, ma di grande fascino.

Ma procediamo con ordine.

Partiamo al mattino per un giro nella pianura occidentale della provincia di Verona: attraversiamo l’ampia pianura nella quale si susseguono varie e continue produzioni agricole: mais, sorgo, vigneti, frutteti, fieno; le coltivazioni di maggior pregio sono sviluppate in serra o coperte da grandi teloni anti grandine. Alberi punteggiano la pianura intorno ai campi coltivati o davanti alle numerose case e abitazioni.

Canali più o meno larghi attraversano i campi, pompe e tubi per l’irrigazione sono visibili quasi ovunque. Le strade che percorriamo corrono di fianco a questi canali, oppure li incrociano o si intersecano tra loro.

Giungiamo a Villafranca di Verona, cittadina di fondazione relativamente recente (intorno al XII secolo), che vanta un grande castello scaligero, con le mura e le tipici merli.

Villafranca è tuttavia conosciuta soprattutto per l’armistizio che qui fu firmato (l’!! luglio del 1859), tra Napoleone III e Francesco Giuseppe d’Austria e che pose fine alla Seconda Guerra di Indipendenza. L’armistizio fu una decisione unilaterale della Francia, che temeva l’allargarsi del conflitto nell’europa centrale, venendo meno agli accordi di alleanza franco-piemontesi che prevedevano l’annessione al Piemonte di tutto il lombardo-veneto e non la cessione della sola Lombardia, come invece si stabilì con la firma dell’armistizio

E poi a Valeggio sul Mincio, piccolo paesino arroccato su un colle e dominato dalle linee massicce del castello scaligero, posto a guardia e controllo della intera Valle del Mincio. Una posizione strategica di grande rilievo ed importanza per quell’epoca di continui contrasti e conflitti che si registravano nell’area.

Poco oltre, ai piedi della collina su cui sorge il castello, proprio sul Mincio, la frazione di Borghetto.

Un pugno di case buttate di traverso sul fiume, qualche opera di difesa contro le eventuali piene del fiume; costruzioni di pietra sull’acqua o meglio dentro l’acqua. Strutture accompagnate da grandi ruote di ferro con robuste e larghe pale. Che a questo servivano le costruzioni: a far muovere le pale dei mulini con la forza impetuosa del fiume.

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Piccole costruzioni la cui semplicità e bellezza si intuisce percorrendo i ponti che le connettono tra loro e con la riva, ma che ben si possono ammirare a pochi metri di distanza, dall’alto delle rovine del ponte-diga visconteo, costruito poco più a monte del corso del fiume.

Da questo ponte la vista di Borghetto assume una visuale assai dolce e romantica, tenera e malinconica. Oggi nella piccola frazione c’è un mercatino nel quale si vendono prodotti alimentari tipici, souvenir, prodotti di antiquariato, prodotti tessili e paccottiglie di vario genere. Turisti e vacanzieri della domenica si affollano nelle poche stradine della frazione. Ma liberato di queste piccole strutture mobili, e delle persone che oggi l’attraversano, la fantasia offre facilmente l’ immagine di quelle poche case quasi immerse dall’acqua del fiume.

Del ponte dal quale volgo lo sguardo verso quelle poche costruzioni, restano alcuni possenti ruderi che si specchiano nell’acqua. Un ponte, leggo sulla guida, voluto dai visconti, signori di Milano.

E qui subito mi si accende la curiosità, circa l’esistenza di un castello scaligero e di un ponte-diga visconteo che doveva servire a portare l’acqua intorno al castello per renderne la difesa ancora più robusta e garantita.

Scaligeri e visconti insieme mi pare una ipotesi storica poco credibile, così, appena rientrato, comincio la mia ricerca delle fonti che mi possano fornire una valida spiegazione del fatto.

Scopro così che Valeggio aveva una posizione strategica sul confine tra il Sacro Romano Impero (della nazione germanica) e il Marchesato di Tuscia, formato dai vasti possedimenti dei Potenti Canossa (https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Scaligero_(Valeggio_sul_Mincio)). Le prime fortificazioni lì costruite furono gravemente danneggiate con il terremoto del 117.

Quando gli scaligeri, con Mastino I della Scala prendono il potere a Verona, sovrastando le municipalità locali del circondario, rilanciano la fortificazione di Valeggio, ove viene ricostruito, ampliato e rafforzato l’impianto difensivo della rocca, che divenne il cardine di un sistema difensivo lungo sedici chilometri costituito da fossati e mura merlate che si estendeva dal castello verso i due lati della vallata. Un sistema difensivo possente, chiamato Serraglio (o Serraglio scaligero). (Ibidem).

Nel 1387, gli Scaligeri furono sconfitti dai Visconti di Milano, i quali conquistarono il Serraglio e le roccaforti valeggiane. Fu a quel punto che (nel 1397), il duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, ideò la costruzione del ponte-diga sul Mincio, per rinforzarne la struttura di difesa. (ibidem).

Lo scopo della costruzione era quello di bloccare e deviare le acque del Mincio, a ulteriore sostegno della linea difensiva. Sembra però che una serie di difficoltà di ordine tecnico ne impedirono la completa e totale realizzazione. (https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_visconteo_di_Valeggio_sul_Mincio).

Ecco spiegato, dunque, il perché di un castello definito scaligero e di una diga-ponte chiamato visconteo.

Di tutto questo ampio sistema difensivo, oggi restano solo il castello di Valeggio e i resti di questo ponte-diga sul Mincio.

Completiamo la visita di questi luoghi con una breve passeggiata nei dintorni, solleticati da una leggera brezza che rende piacevole la giornata.

Nell’aria volano i pappi, quei batuffoli lanuginosi e bianchi che contengono i semi dei pioppi. Sembrano proprio piccoli fiocchi di cotone (da cui il nome anglosassone “cottontree” e cioè albero del cotone). (https://it.wikipedia.org/wiki/Populus).

Un adagio popolare dice che questi fiocchi rilasciati dai pioppi annunciano la primavera. Quale migliore auspicio potremmo ricevere lasciando questo luogo bello ed interessante.

Una ultima annotazione è d’obbligo. All’inizio dell’abitato di Valeggio è un grande parco attrezzato, meta di gite domenicali per gruppi e famiglie; è il Parco-giardino Sigurtà, la cui istituzione risale ai primi dell’800 e che costituisce un’altra bella ed interessante meta di questa vasta zona della “bassa” veronese.

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