Mantova

Mantova, la patria del grande poeta latino Virgilio, la dimora dei Gonzaga, la città che dal 2008 è patrimonio dell’Umanità.

In una giornata abbiamo visitato solo due monumenti tra i tanti di questa fantastica città, tuttavia assai importanti per la storia e per l’arte: Palazzo Te e Palazzo Ducale.

Cominciamo da Palazzo Te. La costruzione sorge in una zona leggermente distante dal centro, su quella che una volta era un’isola, l’isola Te (abbreviazione di Tejeto), da cui prende il nome. L’opera, voluta dai Gonzaga, in particolare da Federico II, fu opera di Giulio Romano, il quale non ne fu solo architetto, ma anche curatore degli interni, degli affreschi, delle decorazioni, fin nei minimi dettagli.

I Gonzaga furono una famiglia nobiliare di grande prestigio, protagonista della storia italiana ed europea; governarono Mantova e i territori annessi per un periodo assai lungo: dal 1328 fino al 1707. Se ne impossessò il 16 agosto 1328 Luigi Gonzaga, rovesciando la signoria dei Bonacolsi e dando origine alla casata, che aderiva alla fazione ghibellina.

Nel 1708, dopo un periodo buio e burrascoso, che vide sia la discesa e il sacco dei lanzichenecchi (1628), sia il progressivo impoverimento della casata, costretta a vendere gran parte del proprio patrimonio, compresa la prestigiosa collezione di opere d’arte, il territorio di Mantova fu annesso all’Austria. (Il Monferrato, che nel tempo era stato congiunto a Mantova, passò invece al Ducato di Savoia). (https://it.wikipedia.org/wiki/Gonzaga)

Ma la storia di Palazzo Te si colloca ben prima, alla prima metà del ‘500, quando viene realizzata la complessa costruzione, trasformando le strutture preesistenti.

Giulio Romano si andava affermando come artista proprio in quel periodo; allievo e collaboratore di Raffaello Sanzio, alla sua morte ne ereditò, per lascito testamentario, la bottega e le commissioni già avviate. In questa veste partecipò al completamento di numerosi lavori che erano stati affidati alla bottega di Raffaello, in particolare a Roma.

Qui lo conobbe il dotto letterato Baldassarre Castiglione che, in quel periodo, era ambasciatore a Roma proprio per conto della famiglia Gonzaga. Fu quindi il Castiglione a raccomandarlo e ad avviarlo presso la corte di Federico II Gonzaga.

Inutile dire che questa fortunata combinazione riuscì a produrre un risultato che, seppure nel tempo privato delle sue parti mobili per le vicende prima descritte legate alla decadenza della casata, appare ancor oggi incredibilmente interessante e capace di attirare attenzione ed ammirazione in Italia e in tutto il mondo.

Il Palazzo è in reatà una “villa” intesa come luogo in cui ritirarsi per il giusto “otium” dopo gli affanni derivanti dalle attività di lavoro e dagli impegni civili, e per gustare il bello e il magnifico, in una cornice di lusso e di rilassatezza che conforti gli animi.

La costruzione sorgeva, come detto, su un’isola e l’accesso poteva avvenire anche attraverso canali che giungevano fin dentro la villa. Nell’ampio cortile, sul quale si affacciano i loggiati che danno accesso alle diverse stanze, giungevano invitati e visitatori; ai muri sono ancora visibili i numerosi fori ai quali venivano infisse le torce che illuminavano l’intero cortile, creando giochi di luce sull’acqua che dovevano essere veramente grandiosi e provocare l’immediata e subitanea ammirazione per quel luogo.

Posteriormente all’edificio un ampio spazio era delimitato da un emiciclo ad arcate a tutto tondo sostenute da pilastri.

Ma è solo visitando la villa che si riceve l’impressione di una ricchezza che si sa coniugare con una grande capacità di comprendere ed apprezzare il gusto artistico.

Le sale si susseguono una dopo l’altra, alternandosi con le logge, e dispiegando la grandiosità della loro bellezza. Non ho nessuna intenzione di farne qui l’elencazione. Utilizzando le riviste specializzate, o “navigando” sui social, ne avrete ben più ampia nozione di quanto possa fare io. Meglio se riuscite ad organizzare un viaggio e una visita sul posto.

Qui accenno rapidamente solo a tre delle magnifiche stanze che ho visitato e che mi hanno colpito in maniera particolare. La prima è la Sala grande dei Cavalli, con i ritratti, a dimensione naturale, dei destrieri preferiti dai Gonzaga (che erano molto interessati all’allevamento di questi animali).

Un’altra è la Sala dei Giganti: dal soffitto al pavimento l’affresco della Caduta dei Giganti copre le pareti con le grandi figure dei personaggi. E’ l’unica sala completamente affrescata, in quanto, nelle altre, la parte inferiore era coperta da preziose stoffe e da arazzi. Originariamente il pavimento, in ciottoli, completava figurativamente l’affresco.

Infine la Sala di Amore e Psiche (la sala da pranzo del duca), che illustra la mitologica storia di Psiche, simbolo e paragone di quello più concreto e materiale di Federico II per una nobildonna, Isabella Boschetti.

L’ingresso costa dodici euro, prezzo analogo per il biglietto di ingresso a Palazzo Ducale (compresa la Sala degli Sposi, che non dovete perdere).

Poche parole per questo magnifico Palazzo urbano che divenne sede della signoria sin dal suo primo affermarsi. Un grande porticato ed una facciata unifica due precedenti edifici che si proiettano su una grande piazza ed offre una immagine di prestigio ed opulenza a chi la osserva.

Anche in questo caso, la descrizione degli innumerevoli tesori, delle opere d’arte, dei mobili, dei preziosi arazzi sarebbe assai lunga e del tutto inutile in questa sede, che vuole sommariamente descrivere l’ammirazione per un patrimonio inestimabile e di grande bellezza.

Mi limiterò quindi a citare il quadro iniziale posto all’ingresso delle sale, che ritrae l’episodio della presa del potere da parte dei Gonzaga, e dove è visibile la sistemazione della piazza prima dei rifacimenti voluti dalla signoria.

L’altra citazione,e non potrebbe essere altrimenti, è quella relativa alla cosiddetta Camera degli Sposi (originariamente chiamata Camera Picta), capolavoro del Mantegna. Qui il pittore studiò e realizzò un affresco che coinvolgeva tutte le pareti della camera, celebrando il successo politico e dinastico della casata, ma al contempo, “sfondando” illusoriamente le pareti della camera, “come se lo spazio fosse dilatato ben oltre i limiti fisici della stanza”. (https://it.wikipedia.org/wiki/Camera_degli_Sposi).

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Basta solo guardare quell’apertura circolare verso il cielo, collocata al centro del soffitto, quell’ oculo che richiama con evidenza il Pantheon, quel foro che sembra chiamare gli dei a convito e, insieme, poter comunicare direttamente con loro, per rendersi conto di trovarsi ad una “invenzione” di grande livello artistico e visivo.

Nell’oculo si vede una balaustra con alcune persone affacciate e una dozzina di putti, alcuni dei quali pericolosamente in bilico, aggrappati al lato interno della cornice, con “vertiginosi scorci dei cornicioni paffuti”. (ibidem).

Uno spettacolo vertiginoso ed incredibile.

La Sala è, per la precisione, all’interno del Castello, annesso al Palazzo Ducale, ma è in stretta connessione con questo. Una visita da non perdere!

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