Costantino – 7

In questo scritto riporto alcune considerazioni circa il più importante monumento dedicato a Costantino: il famoso Arco nei Fori Imperiali di Roma, una costruzione celebrativa realizzata dopo la battaglia di Ponte Milvio, ed eretto dal Senato romano in occasione del decimo anniversario della proclamazione di Costantino imperatore.

Ho già avuto modo di accennare agli aspetti artistici (https://michelecasa.wordpress.com/2017/04/18/roma-antica-3/), qui affronterò l’argomento della presenza o meno di simboli cristiani o cristologici, al fine di verificare l’ipotesi esegetica di un Costantino non solo devoto, ma forte sostenitore della nuova fede che in quegli anni si andava diffondendo all’interno dei confini imperiali. Nella parte finale accennerò anche ad alcune epigrafi dedicate all’imperatore.

Come in tutti gli scritti su questo argomento seguirò le analitiche osservazioni e gli approfonditi studi riportati da Alessandro Barbero nel suo voluminoso ed interessante testo (Costantino il Vincitore, Salerno Editrice, Roma, 2016, pagg.850).

Ho già scritto di come la monetazione costantiniana, al di là di quanto ne hanno voluto affermare gli esegeti, non segnalasse alcuna scelta a favore della nuova religione, quanto la volontà di affermare il proprio potere imperiale e dinastico (https://michelecasa.wordpress.com/2017/04/03/costantino-6/). Vedremo ora se ciò è confermato anche in questo caso.

E’ anzitutto utile considerare che monumenti ed epigrafi costituivano il principale mezzo di comunicazione, accessibile ad un grande pubblico e, contemporaneamente, che esprimevano con certezza l’opinione del sovrano.

In questo senso sono da considerare arbitrarie e prive di ogni fondamento (se non addirittura di logica), tutte le teorie storiografiche che puntano ad individuare un contrasto tra la visione dell’aristocrazia senatoria e le posizioni dell’imperatore, tanto più in un caso, come quello di Costantino che aveva saputo affermare e consolidare la sua forza su tutti i territori dell’impero.

Inoltre la realizzazione dell’arco risale (con grande probabilità) al 315 d.c., quando ormai il potere dell’imperatore si era esteso e diffuso; in un luogo centralissimo dei Fori Imperiali; in occasione di un importante evento celebrativo dell’imperatore stesso, e cioè i suo “decennalia”.

Come si può ipotizzare, considerati tutti questi presupposti, che nell’Arco di Costantino, nelle sue epigrafi, statue e bassorilievi, si sia potuta presentare una immagine di Costantino in contrasto con le sue idee, le sue aspirazioni, la sua visione del mondo?

Come si può immaginare, anche solo ipoteticamente, che il “Senato e il Popolo di Roma”, abbiano escluso simboli cristiani o cristologici, in dispregio delle scelte e delle opinioni dell’imperatore?

Perché questo, come ho già avuto modo di accennare negli scritti precedenti dedicati a Costantino, è ciò che troviamo sull’arco: una serie di immagini del suo esercito trionfante, dal quale sono totalmente esclusi riferimenti alla nuova religione. Al contrario si leggono con precisione le insegne delle diverse milizie, l’ingresso in Roma e l’affermazione dell’imperatore, finanche i sacrifici, le offerte e i tributi resi alle divinità “tradizionali”.

“Nelle scene belliche invece il dato assolutamente più rilevante, anche in questo caso, è un’assenza: non c’è traccia sugli scudi o nelle insegne dei reparti di quei simboli cristiani che secondo il racconto, peraltro discordante, di Lattanzio e di Eusebio sarebbero stati introdotti da Costantino prima della battaglia. In compenso i soldati alla partenza da Milano innalzano statuette della Vittoria e del dio Sole, mentre il dio del fiume e la dea Roma presiedono all’annegamento di Massenzio e dei suoi catafratti precipitati nelle acque del Tevere.” (cit. pag.317).

“La stessa connotazione pagana caratterizza i bassorilievi realizzati per le architravi e i pennacchi, che raffigurano il dio Marte vendicatore della Repubblica, il dio Mercurio, le allegorie della Securitas Repubbliche, di Roma eterna e del Genius populi Romani, nonché altre immagini della Vittoria, accompagnate dalle stagioni e da divinità fluviali, augurio di pace e di prosperità eterna.” (ibidem).

Anche nei bassorilievi “reimpiegati” (cioè provenienti da altri monumenti dedicati ai fasti di precedenti imperatori), non è possibile leggere una supina accettazione del passato, quanto, considerando il rifacimento dei volti e delle immagini in quelle dello stesso Costantino, una riaffermazione delle credenze e dei riti presenti e diffusi nella realtà dell’epoca.

Invece di soffermarsi su una inesistente situazione “conflittuale” tra l’imperatore e il Senato, andrebbe valutata fino in fondo l’intelligenza e la volontà di un Costantino attento a “rivitalizzare il ruolo politico dei senatori romani e fare del Senato un importante alleato”. (cit., pag.323).

“E’ assai più verosimile che la rappresentazione degli eventi, a partire da una campagna militare iniziata e condotta sotto la protezione del Sol Invictus, rappresenti una visione o almeno una strategia comunicativa condivisa dal Senato e dall’imperatore.” (ibidem).

Infatti, “Il programma decorativo dell’arco rafforza la centralità del Sole come garante dell’ordine cosmico ed imperiale, raffigurandolo un po’ ovunque: in compagnia di Costantino, nell’ingresso laterale orientale; in compagnia dell’imperatore e della Vittoria, sul lato nord; in forma di statuette portate dai soldati, nei bassorilievi alla base delle colonne e nel fregio che rappresenta l’ingresso del vincitore a Roma.” (cit., pag. 315).

Infine, anche le iscrizioni confermano una posizione assai poco aderente alla visione e alla filosofia cristiana, a cominciare da quella (per lungo tempo di controversa interpretazione), relativa all’ “insinctu divinitatis”. Questa espressione era utilizzata solo dai pagani e sempre in senso positivo, “per alludere all’ispirazione divina, e in particolare a quella di Apollo; mentre negli autori cristiani il termine è per lo più usato in senso negativo, riferito cioè a suggestione diabolica.” (cit., pag.313).

Dunque anche l’epigrafe, come il resto dell’arco, sembra riferirsi ad una ideologia sostanzialmente pagana.

Questo accenno all’epigrafe dell’arco, mi permette, brevemente, di accennare anche alla questione delle dediche presenti negli edifici e negli altri luoghi dove ciò era previsto.

Costantino, realizzò e fece costruire non poche costruzioni, direttamente o comunque da lui finanziate. Sin dal periodo della Tetrarchia (anzi ancor prima), durante le lunghe guerre per la sua progressiva affermazione, durante il conflitto con Massenzio e infine contro Licinio, i vari edifici, le costruzioni, i “titoli” sulle strade imperiale, portano in moltissimi casi, frasi e motti riferiti a Costantino.

Resta invece un elemento di dubbio storiografico il fatto che i numerosi edifici ecclesiastici attribuiti a Costantino o a sue committenze, non riportino epigrafi o riferimenti alle sue donazioni.

Scrive infatti Barbero: “(…) rispetto all’intensa attività di fondazione di edifici ecclesiastici attribuiti a Costantino da Eusebio di Cesarea e dal Liber Pontificalis, appare sorprendente la completa assenza di epigrafi dedicatorie di tipo tradizionale: si dovrebbe che Costantino considerò sempre la fondazione di basiliche cristiane come un gesto del tutto privato, non destinato ad essere celebrato con l’affissione di lapidi come invece accadeva per qualunque altro intervento edilizio governativo?” (cit. pag.298).

Indipendentemente da questa domanda che non trova ancora una risposta adeguata, nel prossimo scritto proverò a parlare delle basiliche costantiniane, edifici che, in alcuni casi, costituiscono ancor oggi, importanti monumenti della cristianità e dell’arte.

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