Costantino – 8

E veniamo dunque alle vicende relative alle cosiddette “Basiliche costantiniane”.

Alessandro Barbero (A.Barbero, Costantino il Vincitore, Salerno Editrice, Roma, 2016, pagg.850), nel suo magistrale scritto, a proposito della incredibile quantità di chiese e di edifici di culto attribuite al finanziamento (o comunque del sostegno) da parte di Costantino, avverte subito: “l’intervento dell’imperatore è un’ipotesi del tutto gratuita.” (cit., pag.328).

Ed aggiunge: “L’attuale popolarità di Costantino fa sì che molto spesso queste congetture riguardino una sua ipotetica committenza di questo o quell’edificio. Non c’è nessuna chiesa di cui si possa ipotizzare l’edificazione durante la vita di Costantino che non sia stata attribuita all’iniziativa o al finanziamento dell’imperatore; si direbbe che nell’immenso impero nessun vescovo, nessuna comunità cristiana abbia mai edificato una chiesa senza l’intervento del governo.” (ibidem).

Per quello che può valere, io stesso, nel corso dei miei vari viaggi, ho visitato tante di quelle chiese attribuite a Costantino, di primaria grandezza (ad esempio san Giovanni in Laterano), o anche più modesti edifici (san Pietro ad Albano), da pormi qualche dubbio circa l’autenticità di queste attribuzioni.

Il fatto è che la principale fonte di queste attribuzioni è contenuta nel “Liber Pontificalis”, che risale agli inizi del IV secolo e che comprende, oltre ad un lungo elenco di chiese, anche una lista completa di arredi preziosi e di beni immobili (domus, fendi, massae e possessiones), donati dall’imperatore a ciascuna basilica.

Una fonte più oggettiva, e cioè un positivo confronto tra storici e archeologi, è reso difficile sia da quel sentimento di soggezione che abbiamo visto gli storici hanno nei confronti di Costantino, sia dalla oggettiva difficoltà di recuperare attribuzioni certe a partire dai pochi ruderi disponibili, dopo secoli di ristrutturazioni degli edifici stessi (un esempio per tutti è san Giovanni in Laterano).

Viene quindi il dubbio che quanto contenuto all’interno del Liber Pontificalis, costituisca più uno scritto per dare legittimazione, “a posteriori”, al possesso di beni mobili ed immobili sui quali la chiesa aveva messo le mani in quei secoli.

Troppe contraddizioni, imprecisioni ed errori sono infatti direttamente o indirettamente contenute in questo testo.

Anzitutto l’elenco (tra i beni donati da Costantino) di statue ed altre figure, quando invece a quel tempo i cristiani erano ancora esplicitamente ostili all’introduzione di immagini nelle chiese.

Inoltre, spesso le affermazioni lì contenute risultano palesemente false e comunque non corroborate da alcun fondamento quali lettere, trascrizioni, atti, iscrizioni o altro. Ad esempio, nel caso della grande basilica di san Giovanni in Laterano, si parla di terreni di proprietà imperiale, quando, in realtà, si tratterebbe di aree di proprietà pubblica e quindi non nella disponibilità dell’imperatore.

Purtroppo non esistono fonti che possano determinare con certezza alcuna donazione costantiniana in tal senso, nel caso di san Giovanni in Laterano, di san Pietro, né tantomeno nel caso della basilica di san Paolo, per la quale, anzi, esistono prove concrete che la sua fondazione risalga addirittura all’epoca di Teodosio.

Tanto meno si può ascrivere all’epoca di Costantino la realizzazione della basilica della Santa Croce, visto che è ampiamente verificato che il culto della croce, da parte della Chiesa, è sicuramente successivo all’epoca dell’imperatore.

Errori, manchevolezze, trasudano dal Liber Pontificalis, che risulta assolutamente inaffidabile come fonte utilizzabile per certificare interventi e donazioni da parte dell’imperatore. Al contempo gli studi storici risultano incerti, imprecisi e spesso contraddittori per certificare la presenza o meno di tali donazioni.

Peraltro, appare strano che le fonti coeve (poche, come abbiamo visto negli scritti precedenti relativi a Costantino) non citino alcun intervento di questo genere, soprattutto nella parte occidentale dell’impero, mentre sono documentate con lettere imperiali alcuni interventi di donazioni di Costantino a Mamre, a Gerusalemme e a Costantinopoli, e riferite, essenzialmente, alla sola parte finale del suo regno.

L’assenza di fondi relativi a donazioni a sostegno delle chiese a Roma, risulta peraltro strana relativamente al documentato intervento dell’imperatore nella costruzione, nel completamento o nel rifacimento di costruzioni ed edifici di uso civile in città (primo fra tutti il completamento della grande basilica i cui lavori aveva avviato Massenzio).

Testimonianze murarie e il ritrovamento di una moneta (nella calce), sembrano far risalire all’epoca costantiniana la basilica cimiteriale dei ss. Marcellino e Pietro sulla via Labicana (attualmente Tor Pignattara). Qui sembra, fu fatta seppellire la madre Elena, in un luogo non destinato a tomba di famiglia (come in uso all’epoca), ma in una zona cimiteriale aperta ad altre sepolture (in questo caso, il fatto sarebbe oltremodo innovativo).

Questo potrebbe essere uno dei pochi interventi realmente innovativi dell’epoca, rispetto alla tradizionale presenza di luoghi di culto cristiani esclusivamente all’interno di edifici privati, abitazioni e domicili (essenzialmente di proprietà nobiliare).

E’ da ritenere che, con grande probabilità, siano stati attribuiti a Costantino interventi realizzati dai suoi figli e dai suoi successori, in un clima e in una condizione sostanzialmente diverse e con un potere della Chiesa romana sempre più forte ed aggressivo.

Infine è da sottolineare un aspetto non marginale.

Ho già riportato in un precedente scritto (https://michelecasa.wordpress.com/2017/05/19/costantino-7/), che non è possibile ipotizzare una situazione conflittuale tra il Senato romano e l’imperatore; al contrario nella storiografia più recente si è concordi nel ritenere che “l’imperatore abbia avuto nel complesso pessimi rapporti con i papi di Roma (…). (cit., pag. 348).

La qual cosa dovrebbe sollevare più di un dubbio sulla rilevanza degli interventi imperiali in Occidente, al contrario di quelli verificati e documentati in Oriente.

Appare evidente che “la tradizione romana ha notevolmente esagerato, dal VI secolo in poi, l’importanza degli investimenti costantiniani nella Roma cristiana, creando l’immagine anacronistica d’un cristianesimo imperiale fortemente ancorato sull’Urbe; un’immagine funzionale agli interessi della Chiesa romana, e seguita forse con troppa fiducia dalla storiografia sulla Roma cristiana, ma che trova scarso riscontro nella realtà dell’impero di Costantino. (ibidem).

E questo, a me pare assai poco contestabile.

In conclusione (scive Barbero), “appare indiscutibile che nei suoi ultimi anni l’imperatore, ormai apertamente ed ufficialmente cristiano e impegnato a sostenere la Chiesa in molti modi, volle associare il suo nome a costruzioni grandiose, che richiesero cospicui investimenti, con una particolare concentrazione sulle grandi città dell’Oriente.” (cit., pag.350).

“Al tempo stesso è provato che nella successiva tradizione ecclesiastica , a Roma e a Costantinopoli, il ruolo di Costantino venne dilatato attribuendo al primo imperatore cristiano, in via pressoché automatica, molti più interventi di quelli da lui resi effettivamente possibili (…).” (ibidem).

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