Italia Minore: Albano (1)

Quasi sicuramente gli abitanti di Albano si sentiranno sminuiti nel vedere la loro bella cittadina inserita all’interno della mia serie di scritti dedicati all’Italia Minore. Ma ribadisco che il concetto di “minore” non è attribuito ai pregi, alla bellezza, alle cose interessanti da vedere, conoscere ed apprezzare, quanto al fatto che luoghi come questi non sono inseriti (a torto) nei circuiti di visita di maggiore interesse. E ciò è cosa ingiusta.

Io stesso, pur essendo stato più volte in questo paese dei Colli romani, non ne conoscevo la ricchezza e l’interesse. Ho cominciato a realizzare il valore e l’importanza di questo luogo solo nei giorni scorsi; così comincerò a parlare di questa prima esperienza, ad una prossima occasione il completamento della visita e del racconto dei suoi molti luoghi di interesse.

A parte la sua mitica fondazione, che si perde nelle leggende di eroi e dei, il paese si sviluppa soprattutto a partire dal 202 d.c., quando l’imperatore Settimio Severo, fece installare qui la Legio II Parthica, ai margini di una monumentale residenza imperiale, realizzata da Domiziano e della quale rimangono ancora imponenti resti (di questi resti fa parte anche la residenza papale di Castel Gandolfo).

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Circa seimila uomini, considerando i soli militari, erano di stanza qui ad Albano. Cosa insolita, giacché le legioni romane erano normalmente di stanza presso i lunghi confini dell’impero, per la sua cura e la sua difesa.

Ma la Seconda legione Partica si era distinta particolarmente nella guerra contro il popolo dei Parti (di qui la denominazione della legione). Esistevano anche altre due legioni con analoga denominazione (la Prima e la Terza), ma questa aveva stretto un patto di assoluta fiducia con l’imperatore, tanto che questi la insediò a poca distanza da Roma, cosa mai avvenuta in precedenza.

La Legio II Parthica, sopravvisse fino al V secolo, partecipando non solo a guerre e battaglie di grande importanza, ma diventando anche uno degli elementi della complessa geografia del potere nella Roma imperiale di quei secoli.

Tale fu lo stretto rapporto con Settimio Severo e con la dinastia dei Severi, che, quando alla morte di questi Caracalla assassinò il fratello e sodale Geta (figlio di Settimio), dovette per prima cosa recarsi ad Albano per sedare gli animi delle truppe e guadagnarsene il sostegno. Oltre ad una serie di elargizioni in denaro, all’aumento della paga, sovvenzionò anche la costruzione delle terme, i cui resti, variamente riutilizzati, costituiscono oggi una interessante testimonianza del tempo.

Si può ben dire, dunque, che oltre che a Roma, anche ad Albano ci siano le Terme di Caracalla, rinominate in “Cellomaio”, probabilmente una corruzione di “Cella Maior”, un evidente riferimento alla sua grandezza. Le Terme si estendevano sul lato opposto dell’Appia rispetto a dove sorgeva il “Castrum” della II Legione, su un terreno in forte pendenza e misuravano oltre 78 metri sul fronte dell’Appia, e altri 51 sull’altro lato.

In alcuni di questi locali, tra i ruderi di una parte degli antichi fabbricati, è collocato un piccolo museo, dedicato esclusivamente alla II Legione Partica: insieme a figure di soldati e ufficiali della grande armata (a dimensione naturale), completi di corazze, scudi ed armi, alcune testimonianze (are, cippi e busti), illustrano la vita e l’organizzazione della legione.

Ma altri resti delle grandi terme sono stati ampiamente riutilizzati nel corso del tempo; esempio tipico la vicina chiesa di san Pietro, che sorge quasi a ridosso del tracciato dell’Appia, e sui cui muri sono facilmente rintracciabili i segni del laterizio utilizzato precedentemente per le terme. Secondo alcune fonti, la chiesa sarebbe proprio un’aula delle antiche terme. (https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Pietro_(Albano)).

La chiesa è formata effettivamente da una unica navata, senza transetto e presbiterio; i muri alti e con alcune finestre in alto. Di una semplicità e di una austerità disarmanti. Il campanile, romanico, è sicuramente di epoca più tarda, probabilmente risalente al XII secolo.

Inserti di marmo scolpito (certamente presi e riutilizzati da precedenti usi), si trovano ai lati delle porte di ingresso.

Ma le testimonianze romane ad Albano non finiscono certo qui, giacché dall’altro lato dell’Appia, sono gli evidenti resti di quello che era l’accampamento della legione.

A cominciare dai muri, veramente notevoli, della Porta Pretoria, il monumentale accesso sull’Appia, tutto in peperino e le cui dimensioni davano il senso dell’importanza del luogo. Curiosa storia quella della riscoperta di questa struttura, tornata alla luce durante i bombardamenti dell’ultima guerra che avevano distrutto l’edificio che vi era stato costruito sopra.

Così, oggi, è tornata a rappresentare una realtà assai significativa nella storia dell’impero romano.

Ancora risalendo verso l’alto, un’altra chiesa assai interessante è il Santuario di santa Maria della Rotonda, che occupa lo spazio di una costruzione romana, probabilmente un ninfeo collegato alla grande villa di Domiziano, successivamente annessa all’area occupata dalla II Legione, e trasformata poi in luogo di culto cristiano; inizialmente, è probabile, fosse gestito da religiosi di rito bizantino. (https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Santa_Maria_della_Rotonda).

L’edificio è un tempio circolare, inscritto in un base quadrata, con una cupola semisferica (richiama vagamente il Pantheon), impreziosito da affreschi e dipinti del XII e XIII secolo. Ovviamente frammenti di decorazione marmorea sono ampiamente visibili.

Un’ultima struttura voglio citare in questo primo scritto dedicato ad Albano, ed è quello dei cosiddetti “Cisternoni”, una grande struttura per l’approvvigionamento idrico della legione e degli insediamenti circostanti.

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La struttura è stata funzionante ancora in epoche recenti e testimonia, ancora una volta, la capacità dei romani nella capostazione, conservazione ed utilizzo delle risorse idriche. Essa raccoglieva le acque delle sorgenti circostanti, provenienti essenzialmente dalla sommità del cratere lungo le cui pendici sorgono Albano ed altri centri della zona dei “Castelli”.

Ciò che rende questo luogo veramente eccezionale, è la dimensione del manufatto: in parte scavato nel peperino, l’immenso locale si erge su trentasei grandi colonne. Conteneva oltre un milione di litri d’acqua.

Una dimensione davvero incredibile.

Il pavimento, le pareti, le colonne, il soffitto sono tutte rivestite in materiale impermeabile, e cioè in cocciopesto, una malta particolare che si ottiene da frammenti di laterizio, minutamente frantumati e malta fine. Si tratta di una pratica già utilizzata dai fenici, che i romani perfezionarono facendo grande uso sia per opere di impermeabilizzazione, che per pavimentazione e come base per i mosaici.

Ai fini di una buona impermeabilizzazione il cocciopesto viene posato su più strati, con diverse granulometrie, al fine di garantire una buona tenuta anche nel tempo. In questo caso, la durata è stata ampiamente garantita ed assicurata!

In questa prima (e parziale) visita ad Albano, siamo stati aiutati (casualmente e fortunosamente), da una guida del luogo, Angelo, che ci ha accompagnati e guidati lungo le strade di questa interessante cittadina.

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