Grecia (1)-Nekromanteion

La parola “nekya” , nella pratica culturale e nella letteratura greca, descrive un rito attraverso il quale spettri, o anime dei defunti, venivano richiamati sulla terra e interrogati sul futuro, ovvero un rito che oggi definiremmo “necromantico”. (vedi:https://it.wikipedia.org/wiki/Nekyia).

La “nekya” è cosa diversa dalla “catabasi”, nella quale sono gli eroi della mitologia greca e romana che “discendono” fisicamente nel mondo degli inferi, attraversandone i confini.

Ma aldilà della diversa definizione, l’elemento caratterizzante, in ambedue i casi, è l’incontro, il dialogo, lo “scambio” tra un vivente e un defunto.

I luoghi in cui questo incontro avveniva, il luogo del passaggio tra mondo terreno e mondo delle anime defunte, erano molteplici. Cuma, Capo Matapan, o anche le tombe dei defunti erano luoghi vicino ai quali interloquire.

Il più famoso ed antico è però sicuramente Necromanteion, un tempio di negromanzia dell’antica Grecia, vicino all’antica città di Efira.

Questo sito, dedicato ad Ade e sua moglie Persefone, era ritenuto dai devoti come la porta da cui si accedeva al regno dei morti; il sito si trovava vicino alla confluenza di tre fiumi: Acheronte, Flegetonte e Cocito. Qui i fedeli venivano per parlare con i loro antenati morti, con la mediazione di sacerdoti che celebravano complicati riti intorno al tempio e nei cunicoli sotterranei del tempio stesso.

Il luogo che abbiamo visitato è proprio questo. Anche se il dibattito archeologico circa i resti ritrovati e risistemati in cima alla collinetta è ancora aperto o comunque non del tutto concluso. Ed è probabilmente questo il luogo descritto da Omero nell’Odissea. Qui Odisseo (Ulisse) sarebbe entrato in contatto con le figure dei compagni perduti durante la guerra di Troia, con la madre e con l’indovino Tiresia.

Questa è la testimonianza più antica, ancorché anch’essa affidata alle strofe di un poema mitologico, di un rito necromantico.

A partire dal medioevo, la necromanzia è stata associata sovente alla magia oscura e all’evocazione di demoni in genere.

All’epoca dei greci e dei romani era tutt’altro e descriveva un rapporto religioso e fortemente spirituale con coloro che avevano attraversato il limite della vita.

Questo confine, tremendo e pauroso, riecheggia sicuramente nella nostra memoria scolastica attraverso i versi di Dante: “Caron dimonio, con occhi di bragia, loro accennando, tutte le raccoglie; batte col remo qualunque s’adagia.” (Inferno, canto III, vv.109-111).

Incredibilmente sinistri i riti preparatori che i fedeli dovevano affrontare per poter parlare con i defunti e conoscere il loro futuro. Secondo alcune ricostruzioni, non so quanto fantasiose, ma la cui ferocia ho trovato anche in altri luoghi deputati alle divinazioni, “(…) i pellegrini dovevano attraversare diversi stadi di preparazione fisica e spirituale. Messi in celle di isolamento, venivano legati, nutriti con diete purificanti e sottoposti a vari generi di stress – deprivazione sensoriale, esasperazione e disorientamento- tutto mirato ad indurre le visioni. (…) Per quanto riguarda la parte spirituale, la preparazione includeva riti magici, con la recitazione di preghiere e invocazioni, e il passaggio attraverso corridoi oscuri e uno stretto labirinto di pietra. (…) Dopo giorni interi o anche settimane di questo trattamento, i pellegrini erano pronti ad incontrare le anime dei morti. Prima di iniziare il percorso attraverso il labirinto, (dove c’erano fumi allucinogeni), che portava alla Sala Sacra nella caverna sotterranea, gli venivano somministrate foglie e semi allucinogeni, (…) I pellegrini portavano con se anche una ciotola di farina d’orzo da donare ai morti, e per protezione avevano due pietre che avrebbero usato nel caso avessero incontrato spiriti ostili e maligni.” (http://iparga.gr/it/parga/necromanteion/).

Questo è stato uno dei primi luoghi visitati nel corso del recente viaggio in Grecia. Ovviamente privato di tutti i riti in uso nell’antichità.

In cima ad una collina, dalla quale la vista spazia sul territorio circostante fino al mare, si possono visitare i resti dell’antica struttura: del labirinto rimane una debole traccia nel passaggio tra alcuni muretti; come in gran parte a ruderi sono ormai trasformate le altre strutture del tempio; alcuni grandi blocchi di pietre segnano i muri perimetrali di quello che una volta era un grande ed importante luogo di pellegrinaggio.

Intatta è invece la suggestione della sala sotterranea, nella quale si scende attraverso una ripida scala; tranne quella della scala, la sala è totalmente priva di altre aperture. E’ quindi assai buia ed oscura, ed è facile immaginare l’impressione che essa doveva trasmettere ai visitatori, piena di fumo e impregnata di odori e fumigazioni di vario genere.

Una visita assolutamente interessante e a dir poco originale, che vi suggerisco di non sottovalutare se percorrerete la costa nord occidentale della Grecia.

Noi ci siamo arrivati nella mattinata del primo giorno di viaggio, scesi dal traghetto che ci aveva portato, nella notte, da Brindisi ad Igoumenitsa, e dopo una rapida, ma piacevole sosta nella piccola cittadina di Parga.

Tanto Nekromanteion richiama atmosfere oscure e buie, tanto Parga regala una prospettiva luminosa, dolce e solare.

Gradevoli casette di vario colore sono disposte come una gradinata a scalare lungo i fianchi di una bassa collina, intorno alla piccola baia, chiusa sul mare da alcuni bassi isolotti, alcuni dei quali coperti di lussureggiante vegetazione.

Al limitare della baia, su un contrafforte coperto da una fitta pineta, poco oltre le ultime case del paese, si vedono le mura di un antico castello costruito dai veneziani.

Parga è una piccola cittadina, ma capace di regalare, anche nel corso di una sosta assai breve, una atmosfera magica e ed un po’ surreale.

Quando siamo arrivati, di primo mattino, cominciavano allora ad aprire i primi esercizi commerciali; i visitatori erano ancora rari e sparsi nel piccolo borgo; i primi turisti di quel primo di giugno, probabilmente, erano ancora nelle proprie abitazioni.

Il mare calmissimo, come quasi sempre nelle baie della Grecia, la luce luminosa, i colori vividi; le poche imbarcazioni presenti nel porticciolo languidamente poggiate sulle acque limpide. Insomma una visione da favola.

Non ci siamo trattenuti a lungo: il tempo di una visita veloce, la consumazione di una colazione con i prodotti tipici della Grecia acquistati in un forno, seduti ai tavolini di uno dei tanti esercizi presenti sul breve lungomare. Il tempo di alcune foto scattate nella luce sempre più limpida e chiara del giorno che avanzava e poi via, verso la tappa successiva.

Poco il tempo a disposizione: la visita al sito di Nekromanteion (del quale vi ho parlato diffusamente all’inizio di questo scritto), e poi altri luoghi ed altre visite incombevano in questa prima giornata di viaggio, ancora lunga e assai ricca di nuove conoscenze e di nuove esperienze.

Di queste ve ne parlerò nei prossimi scritti, conducendovi, luogo per luogo, visita per visita, alla conoscenza di zone e territori estremamente belli ed interessanti, riproponendovi l’esperienza di un viaggio ricco e stimolante.

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