Grecia (2)- Nikopoli e Arta

Ho detto di Parga e Nekromanteion (https://michelecasa.wordpress.com/2017/06/17/grecia-1-nekromanteion/), ma a questo punto la nostra prima giornata di viaggio è ancora ben lungi dall’essere conclusa.

Ci aspettano infatti le rovine di Nikopoli, la cittadina fatta costruire da Ottaviano Augusto a suggello e gloria della sua fondamentale vittoria su Marco Antonio.

La battaglia navale di Azio (2 settembre del 31 a.c.), fu infatti una importante battaglia che decise non solo lo scontro tra Ottaviano e Marco Antonio, ma impresse una svolta decisiva nella storia di Roma e dell’europa, determinando l’assunzione del potere da parte di Ottaviano, la costituzione dell’Impero, ed un nuovo assetto giuridico e sociale dei territori governati da Roma ed anche di quelli limitrofi.

Azio è l’antico nome di un promontorio che da sud delimita l’ampio Golfo di Arta; un altro lungo promontorio delimita il grande golfo da nord. Sul lato nord era accampato l’esercito di Ottaviano, mentre a sud le legioni di Marco Antonio e le truppe di Cleopatra avevano preso campo. La flotta di Marco Antonio e di Cleopatra erano schierate a ridosso del golfo e della terraferma, quella di Ottaviano la cingeva sul lato esterno del mare. (https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Azio).

La battaglia si prolungò per ore con esito incerto, poi le navi di Ottaviano, pressando dall’esterno, riuscirono a stringere una parte delle navi avversarie, creando una frattura al centro dello schieramento avversario. Invece di proseguire lo scontro e dar man forte alle proprie navi in difficoltà, di questo spazio approfittò Cleopatra per darsi alla fuga, seguita, poco dopo da Marco Antonio.Tale fuga sconfortò le truppe che si arresero o tornarono al proprio accampamento per arrendersi successivamente ad Ottaviano. (ibidem).

La storia e la leggenda ci raccontano del successivo suicidio di Marco Antonio e di quello di Cleopatra.

A questo ultimo episodio leggendario si sono ispirati molteplici artisti, che hanno dipinto l’atto finale della vita della regina d’Egitto in tante e diverse forme (soprattutto romantiche); ma anche scrittori, poeti ed infine anche registi si sono occupati di questa vicenda. A cominciare da Plutarco, passando da Shakespeare (il dramma in cinque atti “Antonio e Cleopatra”), per finire al grandioso film di Josef Mankiewicz del 1963, “Cleopatra”, con i due grandi interpreti dell’epoca: Elizabeth Taylor e Richard Burton.

Ma torniamo al nostro viaggio.

Sul lungo promontorio opposto a quello altrettanto lungo di Azio, Ottaviano fece fondare la città di Nikopoli. Di essa restano gran parte delle antiche mura, ben visibili e per una lunga estensione. Curioso particolare è costituito da alcune delle porte di accesso rimaste; infatti è ben visibile la struttura romana all’esterno di queste, mentre all’interno si riconoscono facilmente i singolari tratti della successiva presenza bizantina.

Gli scavi hanno inoltre permesso di portare alla luce alcune importanti strutture ed edifici di epoca romana. Poco dopo l’ingresso nell’area archeologica sono infatti ben visibili i resti di una parte di quella che doveva essere una grandiosa villa romana di proprietà di un generale romano. Più in alto, altri ruderi evidenziano il lastricato del decumano e le pareti di altri edifici. Ancora, tra i segni delle antiche abitazioni, un peristilio e, infine, alcuni potenti mosaici riportati alla luce. restaurati e ben conservati con disegni geometrici ed altri riferiti a varie attività di pesca, con una descrizione minuta e precisa di differenti tipi di pesci. Veramente formidabili.

La visita è piacevole, giacché una morbida brezza rinfrescante giunge dal golfo.

A pochi chilometri di distanza visitiamo il piccolo museo. E’ ben organizzato, con criteri moderni, sussidi audiovisivi e dettagliate indicazioni sui diversi periodi storici e le varie opere conservate. Fregi e decori recuperati negli scavi sono conservati qui. Si susseguono metope di varia foggia e dimensione, cippi e stele di vario genere. Alcuni sono di evidente fattura romana, ma modificati e soprascritta in epoca bizantina. Non mancano sarcofagi e monumenti funerari di piccola dimensione di epoca romana e cristiana.

Fra tutte le opere, spiccano, in particolare, un basamento semicircolare con figure in bassorilievo e fregi sia sull’orlo superiore che su quello inferiore; e un grande leone con una magnifica e folta criniera, precisa in ogni dettaglio.

Alle opere d’arte si alternano anche, con sapiente equilibrio, allestimenti di materiali di più largo consumo, quali anfore, piatti, contenitori di vario genere ed uso, anche quotidiano. Infine una lunga sezione è dedicata alle modifiche intervenute successivamente al periodo bizantino, durante il periodo veneziano e quello ottomano, fino alla costituzione dello stato greco.

Completiamo la mattinata con un pranzo in una tipica taverna greca, ovviamente sul mare, per la precisione proprio sul litorale di Azio, a base di sardine alla griglia, alici e calamari fritti (il tutto a prezzi assai contenuti e molto lontani da quelli che si registrano da noi, in Italia).

Riprendiamo il viaggio in direzione della cittadina di Arta che è la nostra prossima tappa.

Il paesaggio che attraversiamo è ora più piatto, denso di ginestre e di oleandri dai vari colori, che si accompagnano a file di olivi schierati in ogni dove e tanti altri alberi, a cominciare dagli onnipresenti eucalipti

Nella primissima parte del nostro viaggio, nel percorso da Igoumenitsa a questa bella penisola, il paesaggio aveva avuto un andamento altalenante, tra valli nelle quali abbiamo trovato anche della fitta nebbia (ci credereste, in grecia la nebbia?), e bassi rilievi nei quali la fitta vegetazione della macchia mediterranea lasciava volentieri e spesso spazio alle coltivazioni di olivi, di alcuni alberi da frutta e alla presenza di alberi di vario genere.

Ci avviciniamo ad Arta dove sosteremo per la notte. Non prima di una visita a questa simpatica e caotica cittadina.

Il primo incontro è con lo strano ponte di accesso alla città. Una parte a schiena d’asino, una parte con andamento quasi lineare. Si narra di difficoltà nella sua realizzazione, finché il costruttore non murò in uno dei pilastri, la propria moglie: il ponte fu positivamente completato.

Ma la scoperta più interessante, è quella relativa ai monasteri che sorgono in questa cittadina. A cominciare da Panagìa Parigoritìssa, la chiesa dedicata alla Vergine Consolatrice, eretta intorno al 1295. La sua notevole altezza è accentuata dal terreno in discesa sul quale è costruita, in cima svettano cinque cupole circolari. L’interno è incredibile, oltre agli affreschi e ai bellissimi mosaici, ciò che colpisce è la struttura della cupola: sorretta da tre ordini di colonnine (su due piani), sostenute da “peducci” infilati nelle pareti.

Molto più lineare, ma non meno bella, la chiesa di Agia Teodora, di fondazione duecentesca e accompagnata, sul lato sinistro, da un semplice ma assai decoroso porticato. Al complesso si accede passando sotto un piccolo arco, lungo la stradina laterale di una arteria cittadina.

Infine, la chiesa di Agios Vassilios, san Basilio, eretta poco più tardi tra il XIII e il XIV secolo; qui, ai mattoni esterni si accompagnano innesti di ceramica policroma e rilievi in cotto.

E altro ancora si potrebbe visitare in questa modesta ma interessante cittadina, come la mappa del luogo indica. Noi preferiamo riposarci dopo questa intensa prima giornata di visita, bere una birra fresca in un locale della zona e andare a riposare, in vista di un ulteriore spostamento previsto per il giorno successivo.

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