Grecia (4) – Olimpia

Da Missolungi, al terzo giorno di viaggio, ci avviamo verso il Peloponneso.

Dopo aver aggirato la grande montagna che incombe su Krioneri, attraversiamo il ponte sul Golfo di Corinto.

Alcune parole di commento questo ponte le merita.

Il suo nome è Ponte Rion Antirrino, dal nome dei due paesi che collega (il primo situato nel Peloponneso, il secondo nella grecia continentale). Soprannominato Ponte di Poseidone, arriva a 164 metri di altezza (sui piloni portanti), attraversa il golfo ad una altezza di 60 metri sul livello del mare e misura 2883 metri di lunghezza, cosa che lo rende il ponte “strallato” più lungo del mondo. (https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_Rion_Antirion).

“Strallato” significa che i cavi di sostegno si agganciano direttamente ai piloni e non (come nel caso del Golden Bridge di San Francisco) a cavi di sostegno agganciati a loro volta a dei piloni. (https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_strallato).

Noi lo attraversiamo (il pedaggio per un’auto è di 13,30 euro), ed entriamo nel Peloponneso.

Di qui ci dirigeremo verso Pirgos, dove ha casa un amico (e compagno) di vecchia data, con il quale è sempre piacevole rincontrasi e fare quattro chiacchiere, tanto più che si trova proprio lungo il percorso che abbiamo programmato.

Ma prima di Pirgos, sostiamo ad Helmoutsi, dove, sull’alto di un promontorio che si butta nel mare, si trova un antico castello.

Il castello di Helmoutsi (detto anche di Clermont), fu costruito da un feudatario franco, signore del Principato di Acaia, tra il 1220 e il 1223. Il castello sorge sulla cima di un colle, arretrato rispetto alla costa, ma in posizione strategica per il controllo del vicino porto commerciale e del territorio circostante.

Conflitti e successioni dinastiche complicate, lo videro passare di mano tra diversi nobili e varie casate. Particolare curioso, fra questi passaggi si segnala anche un Filippo di Savoia, tra il 1289 e il 1318, in conseguenza di un intreccio matrimoniale.

E’ un tipico insediamento feudale, nel quale dominava il Principe, cui rispondevano diversi vassalli (in questo caso è da notare che molti erano bizantini), ed alla cui base erano i servi, i quali, oltre a lavorare nei campi e nelle diverse attività cittadine, costituivano la massa delle milizie del signore.

Al 1427 risale l’insediamento di Costantino Paletnologo; nel 1460 fu conquistato dai turchi, ma nel 1687 passò ai veneziani. Di nuovo conquistato dagli ottomani nel 1715, che lo tennero fino alla indipendenza greca.

Il castello ha una forma esterna poligonale, al suo interno il palazzo fortificato. Numerose stanze del palazzo sono state restaurate e sono ampiamente agibili (cucine, camere da letto, salone per i banchetti), come pure il cammino di ronda, dal quale si può godere una ottima vista sull’intero promontorio. Di fronte, l’isola di Zante.

Le decorazioni, gli archi, i capitelli sono in gran parte in arenaria; lo stile è un accenno di gotico che si sviluppa su un romanico ormai in esaurimento.

Nel piccolo museo, resti di piatti e stoviglie di ceramica, arnesi di uso comune, ma anche monete, ferri di cavallo e speroni da cavaliere, utilizzati nei tornei che si svolgevano entro le mura del castello.
Ci fermiamo ancora sulla spiaggia di Kilini, per un buon pasto. Eccezionali le cozze saganaki, cotte cioè in tegame con pomodoro e formaggio.

Un’altra piccola sosta ai pochi resti di un vicino bagno termale romano, nei pressi dei quali è ancora possibile fare bagni di acque sulfuree.

Ed il giorno successivo ad Olimpia!

Il vento fa stormire le foglie dei grandi eucalipti e delle querce e aiuta a sopportare la calura intensa, il sole che batte implacabile sui resti di quella che fu Olimpia, il luogo che ospitava i giochi dell’antichità. Le costruzioni, tutte destinate, direttamente o indirettamente a finalità sportive o comunque connesse allo svolgimento dei giochi: la palestra, il grande stadio cui si accede da un arco, così come facevano gli atleti di quei tempi, gli alloggi per gli atleti, i giudici, gli spettatori, la costruzione dove i vincitori festeggiavano insieme alle autorità e ai giudici di gara.

E poi i templi, magnifici, dei quali si può solo intuire la grandiosità e la maestosità. A cominciare dal grande tempio di Zeus, con i resti delle colonne che evidenziano un diametro incredibile e che costituiscono il segno tangibile dell’importanza che veniva data a quei luoghi da parte di tutti i popoli della grecia.

In un locale poco distante, successivamente e per un breve periodo trasformato in chiesa cristiana, Fidia lavorò per realizzare la statua criselefantina di Zeus, che sarebbe poi stata collocata nel tempio (intorno al 436 a.c.). Della statua non restano copie o immagini, ma la descrizione di molti contemporanei che annoverarono la statua tra le sette meraviglie del mondo. Secondo i calcoli essa doveva essere alta più di dodici metri.

La grandiosa monumentalità del tempio si può facilmente intuire nel vicino museo, osservando la ricostruzione dei due frontoni. Una racconta le fasi preparatorie di una gara di carri, con al centro la figura di Zeus; l’altra il conflitto tra Lapiti (popolo leggendario della grecia antica) e Centauri con al centro la figura di Apollo. Vi assicuro che entrando nella sala dove sono esposti i due frontoni si rimane storditi, sbalorditi, attoniti di fronte a quelle opere.

E il museo offre anche altre sorprese, come l’Ermes attribuito a Prassitele: un giovane riccioluto, aggraziato, dalle forme perfette. Zeus ha mandato Ermes a riprendere Dioniso dalle Ninfe che lo avevano allevato. Per strada Ermes si ferma e si appoggia ad un tronco, con il bambino in braccio: serenità dei volti e armonia dei corpi, queste sono le caratteristiche dell’arte di Prassitele e, più in generale, della statuaria di fattura greca, l’esaltazione del bello assoluto.

Bellissima è anche la terracotta di Zeus e Ganimede. Eccelsa la statua della Nike che è colta nel momento in cui il suo piede tocca la terra, l’altro ancora sollevato, le vesti fluttuanti nell’aria: una istantanea fatta con il marmo.

E poi tanti altri tesori ed opere d’arte, dall’ elmo miceneo, al grande acroterio (la decorazione al termine del frontone) semicircolare dell’Heraion, il tempio dorico arcaico dedicato ad Hera, risalente al VI secolo a.c.

In ogni caso nessuna descrizione, o peggio la mera elencazione di opere e luoghi, può risultare esaustiva della incredibile bellezza di questo sito archeologico e delle emozioni che esso suscita nel visitatore attento ed informato. Al contrario risulta riduttiva degli intense emozioni che esso provoca e suscita.

Purtroppo, attualmente, la visita di luoghi come questo è affidato a tour operator che puntano solo a massimizzare il numero dei visitatori, senza arricchirne la conoscenza. Grandi navi si fermano per poche ore nel vicino porto di Katàkolo, scaricano tre-quattromila persone che vengono trasportate ad Olimpia con pullman e, nel giro di una o due ore completano l’intera escursione, per essere rapidamente riportate a bordo e continuare la loro crociera.
Ben misera cosa rispetto alla grandiosità del luogo!

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