Grecia (6) – Pylos e Methoni

L’albergo a Pylos è letteralmente sul mare. Dal piccolo balconcino possiamo ammirare agevolmente l’ampia ansa del golfo, in parte rocciosa, in gran parte una ampia striscia sabbiosa. Le acque sono languide e placide sotto il sole, scintillano di un colore cangiante che passa dal verde, all’azzurro, al blu dove esse sono più profonde.

Secondo diversi articoli e recensioni che ho letto, si tratta di spiagge tra le più belle del Mediterraneo, appena all’inizio della prima delle tre lunghe penisole del Peloponneso che si lanciano verso il mare aperto, nella Messenia. Un posto veramente incantevole.

A chiudere la baia la grande, lunga, ma inabitata Isola di Sfacteria; dal lato opposto al nostro, un promontorio con le rovine di un antico castello, dove sorgeva la vecchia Navarino.

Pylos, prima di diventare meta turistica, era un piccolo porto di pescatori. Tuttavia questi luoghi sono stati teatro di alcuni avvenimenti di grande rilievo: la battaglia combattuta nel 425 a.c., durante le guerre del Peloponneso; la occupazione degli Avari nel 585 d.c. (da qui, probabilmente il nome di Navarino) e il più recente scontro navale di Navarino combattuto tra i Turchi e le potenze occidentali. In quest’ultima occasione, le navi francesi, inglese e russe distrussero quasi completamente la flotta egiziana, che era giunta a dar manforte all’impero ottomano durante la guerra di indipendenza greca.

Spendiamo la serata tra la cena e una breve passeggiata nella piazza della cittadina, contornata da edifici neoclassici, rinfrescati dalla brezza marina.

Il nostro piacevole soggiorno deve essere interrotto dalla necessità di riprendere il viaggio.

Spinti più dalla curiosità che dalla conoscenza, la prima sosta è proprio a ridosso delle case del paese, al Castello, meglio al Neo Kastro. Realizzato alla estremità opposta di quello nei pressi dell’ abitato della vecchia Navarino (denominato Paliokastro), era un posto di osservazione e di controllo di rilevante importanza.

Fu realizzato dai Turchi nel 1573, per il controllo della costa occidentale del Peloponneso, ed è, oggi, uno dei castelli meglio conservati della Grecia. (http://www.peloponnese.eu/peloponnese-attractions/neokastro-pylos-castle). Per un breve periodo fu occupato dai veneziani (1868-1715), e poi perduta a favore nuovamente dei turchi, che lo tennero fino all’indipendenza greca.

Il castello è costituito da una larga cinta di mura, vagamente pentagonale, attualmente ancora in gran parte percorribili, e da una ampia rocca, anch’essa fortificata. Dalle mura e dalla rocca il paesaggio è veramente stupendo, potendo spaziare su tutto il golfo, sull’isola di Sfacteria, fino al mare aperto.

L’ora non è ancora calda, tuttavia la nostra visita tra le diverse parti della struttura è impegnativa, alleggerita solo dal venticello fresco che continua a spirare.

In vari locali del castello, sono allestite varie esposizioni di reperti (greci, romani, bizantini); una sezione dedicata alle ricerche archeologiche subacquee; una sala dedicata alla guerra di indipendenza. Interessante, nel piccolo ma ben tenuto museo archeologico, due bei bronzi di epoca romana: forse i dioscuri o due atleti.

All’interno è anche un piccolo edificio religioso, ora ortodosso, ma in origine una moschea. La tipica pianta quadrata, arricchita da una cuprolega circolare, presenta sia all’interno che sulla facciata anteriore le tipiche nicchie arabe, decorate con muquarnas. (https://it.wikipedia.org/wiki/Muqarnas).

Lasciato Pylos, percorriamo la strada che costeggiando il mare sulla nostra destra, ci fa attraversare un territorio intensamente coltivato con angurie, meloni, alberi da frutto e gli immancabili olivi.

Giungiamo alla punta estrema della penisola di Messenia, a Methoni.

E’ un piccolo paesino: un tranquillo borgo di pescatori, poche case, qualche albergo, alcune “taverne”. Ciò che la rende significativa è la grande fortezza costruita alla sua punta estrema.

Su un triangolo di terra, per due lati direttamente sul mare, per il terzo separato da un grande fossato, le mura della fortezza si alzano ancora oggi imponenti. Un lungo ponte di pietra consente il passaggio del fossato e l’ingresso nella fortezza, costruita dai veneziani nel 1206 su un precedente piccolo avamposto bizantino. (http://grecia.ilreporter.com/fortezza-di-methoni-la-sentinella-greca-dello-ionio/).

I veneziani la realizzarono e la tennero per circa tre secoli, trasformandola in una città; realizzando strutture di difesa, caserme, case, chiese. Era un avamposto naturale di grande importanza strategica, militare e commerciale, nonché luogo di sosta per i pellegrini che viaggiavano verso la Terra Santa.

Il 9 agosto 1500 i veneziani furono costretti alla resa e la fortezza cadde in mano turca; la rioccuparono per un breve periodo tra il 1699 e il 1718, quando la dovettero nuovamente cedere ai Turchi. Divenne, per un breve periodo, anche piazzaforte delle truppe francesi. (ibidem).

Le strutture principali si ergono, quasi intatte, o restaurate, ancora in piedi. Si può passeggiare (ingresso 12 euro) lungo le strade che costeggiano, al loro interno, le alte e possenti mura, oppure, almeno in alcuni tratti, lungo gli ampi passaggi di ronda, sopra le mura stesse.

Al suo interno ruderi di varia epoca, origine ed utilità. Qui e là pezzi della pavimentazione; una colonna (erroneamente chiamata Morosini, che in realtà non c’entra nulla) segna, come di abitudine, la presenza della Serenissima. Due lastre con i leoni alati, segno della Repubblica di Venezia, si trovano invece murati poco distanti.

Chi riesce a sopportare la calura, opprimente, nonostante il costante venticello, può arrivare alla punta estrema della roccaforte, dopo aver attraversato una distesa di erbacce e di resti antichi: all’esterno, su un piccolo isolotto, collegato alla terraferma da un breve ponte, una torre fortificata. Fu edificata dai turchi nel XVI secolo per rimpiazzare una analoga precedente struttura realizzata dai veneziani.

Oggi si riflette placidamente nell’acqua cristallina che circonda lo scoglio,

All’interno delle mura anche una piccola chiesa dove elementi cristiani orientali e occidentali si confondono nella struttura e negli arredi.

Davvero una visita interessante.

Noi ci dirigiamo alla spiaggia, per trovare ristoro prima bagnandoci nelle acque limpide e chiare del mare che circonda Methoni, e dopo in una bella “taverna” che si trova proprio sulla spiaggia e dalla quale si gode sia il mare che le mura incombenti della fortezza. Ovviamente mangiamo anche bene e godiamo dell’insieme che ci regala questa stupenda regione.

Ripartiamo poi per Kalamata, che si trova in fondo al Golfo Messenico, quasi all’inizio della Penisola di Mani. Ma non scenderemo subito a visitare questa bella penisola: prima abbiamo come meta la zona archeologica di Mystras, un altro gioiello di arte bizantina collocata verso l’interno, nell’area dell’antica Sparta. Lì ci attendono nuove conoscenze ed altre piacevoli scoperte di questo viaggio in Grecia.

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