Grecia (7) – verso Mystras

Trascorriamo la notte in una località vicino Kalamata e al mattino ci dirigiamo verso sud, costeggiando i monti del Taigeto.

Il Taigeto è una catena montuosa di grandi dimensioni, si erge al centro del Peloponneso, e la cima più alta raggiunge i 2.400 metri di altezza. Tuttavia le sue propaggini si orientano in varie direzioni. Noi costeggiamo quella che si protende verso la penisola del Mani.

La strada supera declivi impervi e rocciosi, dove la vegetazione è è costituita da arbusti ed altre piante resistenti al clima e alle temperature della zona. Superate le asperità, raggiungiamo nuovamente il litorale a Kardamili, un piccolo e grazioso paesino che, pur essendo sul mare, ed essendo fornito di un piccolo porticciolo, è con tutta evidenza, un paesino di montagna.

Qui incontriamo le prime “case-torri”, delle abitazioni costruite in pietra che fungevano da abitazioni fortificate al fine di poter meglio opporre resistenza ai tanti attacchi e alle continue aggressioni provenienti sia dal mare che dall’entroterra, in un periodo nel quale era venuta meno una forma organizzata di governo e di controllo del territorio. Le case-torri saranno una costante del nostro viaggio nel Mani, ma anche più in là, nella Laconia.

Anche la cucina è tipicamente “di montagna”: abbondano piatti di agnello, maiale, oca; il pesce c’è, ma in assortimento assai limitato.

Negli immediati dintorni del paese, visitiamo il vecchio insediamento abitativo, restaurato e ben conservato. Un piccolo castello con una robusta torre di difesa, una piccola chiesa, case e costruzioni dai muri robusti di pietra, mura di difesa che contornano il piccolo abitato. E’, o meglio era, il castello di Beaufort, un signorotto franco che si era insediato in questa zona.

Una visita breve, ma assai interessante.

Nei dintorni (come del resto verificheremo in molti altri posti, nella penisola), molte di queste case-torri sono interessate a progetti di ristrutturazione, ma non già per essere riconsegnati alla popolazione locale e garantire il mantenimento di una struttura sociale preesistente, bensì per essere trasformati in alberghi, resort, ed altri luoghi simili. E per di più da parte di soggetti, aziende ed imprese esterne al territorio. Una scelta, a mio modesto parere, piuttosto discutibile.

Da Kardamili ci dirigiamo su Mystras, ma, per una mia incauta decisione, rinunciano ad attraversare il Taigeto, le sue valli, le sue asperità. la sua natura sicuramente suggestiva.

Giungiamo a Mystras: alloggiamo in un albergo con una vista fantastica sul sito archeologico. Praticamente vediamo l’intero fianco della montagna interessato all’antico insediamento; più in basso le mura, i ruderi delle case e delle abitazioni; man mano che si sale con lo sguardo le chiese bizantine e le strutture monastiche e, sulla sommità, la linea chiara e marcata di un poderoso castello. L’altro fianco della montagna, impervio, scende quasi in verticale con un altissimo e profondo dirupo. Una condizione essenziale per garantire la difesa e la sicurezza della città.

E’ la zona archeologica di Mystras che visitiamo all’indomani, partendo dal livello più basso (l’ingresso, 12 euro, consente la visita dell’intero complesso cui si può accedere sia dalla parte della città Bassa che da quello della città Alta).

Mystras divenne sede, dal 1249, del Principato di Acaia, creato dai crociati nel 1205. Già nel 1259 fu ceduto ai bizantini, che ne fecero la sede del Despotato di Morea, che la arricchirono di costruzioni, chiese e monumenti; in breve divenne la città più importante dopo Costantinopoli.

Per duecento anni conobbe un intenso sviluppo economico, sociale e culturale, tanto da assumere dimensioni assai consistenti (in pratica si estendeva lungo tutto il fianco della montagna.
Nel 1460 fu conquistata dai Turchi; nel 1687 fu presa dai veneziani che la tennero fino al 1715. Nuovamente conquistata dai turchi, fu progressivamente abbandonata a partire dal 1832, quando fu rifondata la nuova e vicina (5 chilometri) città di Sparta.

Il fatto di essere stata abitata fino quasi all’età moderna, la persistenza di luoghi di culto e la presenza (ancora oggi) di un monastero (femminile) operante all’interno dell’area, ha permesso una discreta conservazione di un patrimonio artistico di grande valore e rilevanza, oltre che di incredibile bellezza.

La visita è impegnativa: si tratta di salire l’intero fianco della montagna, attraverso sentieri impervi e scalinate piuttosto alte, spesso sotto un sole cocente. (Per questo consiglio un abbigliamento adatto allo scopo: scarpe da trekking e abbigliamento leggero; numerose fontane sono presenti lungo il percorso, indicate dalla mappa che vi verrà consegnata alla biglietteria).

Lo spettacolo è straordinario: costruzioni recuperate e restaurate (alcune, come il Palazzo dei Despoti attualmente in ristrutturazione); un piccolo museo, chiese e conventi di straordinaria bellezza possono essere visitati lungo l’aspro percorso che, dalla cinta muraria della Città Bassa, porta alle successive mura della Città Alta, ed infine al Castello.

Io non sono arrivato fino alla cima ed al Castello, ma ho avuto modo di ammirare tutte le altre strutture e soprattutto le chiese esistenti e credo di poter affermare di non aver mai visto una simile concentrazione di strutture bizantine e di opere di tale periodo che, nel loro insieme, creano uno spettacolo davvero unico.

Subito dopo l’ingresso ed aver attraversato le prime mura, si incontra il complesso di Metropoli (chiesa di san Demetrio), in squadrati blocchi di tufo, incorniciati da mattoni sottili; all’interno, con capitelli bizantini e tracce dell’antica pavimentazione, bellissimi affreschi (ovviamente bizantini) con il Giudizio Universale, vite della Vergine e di san Demetrio.

Nell’adiacente Palazzo Episcopale, il piccolo museo conserva alcuni reperti recuperati dagli scavi e dai restauri della zona.

Troviamo chiusa la piccola e suggestiva chiesa di Evangelistrìa, come pure una delle due chiese del vicino Monastero di Vrontohion, Agii Theodori. Aperta e visitabile è invece la splendida Panaria Odigitria (la Madonna conduttrice), eretta nel 1310 e più volte restaurata. Del piccolo pronao laterale che accompagnava la costruzione, restano solo due colonnine, ma l’interno è bellissimo e conserva brani di affreschi. Cinque cupole completano sul tetto la costruzione.

Attraverso un accidentato sentiero e salendo alcune ripide scalinate, raggiungo il Monastero della Pandanassa. Il monastero (dedicato alla Vergine regina dell’Universo) si trova a metà dell’area archeologica e alla metà del fianco della montagna. E’ tuttora in uso da parte delle suore che producono e vendono tele ricamate.

Su un terrapieno sorge il Monastero, con le finestre che danno all’esterno e, verso l’interno, creano un piccolo cortile rettilineo, dal quale, attraverso una scala di pietra, si sale alla chiesa che ha un elegante portico di accesso (dal quale si gode un magnifico panorama).

DSCN2107.JPG

Questo complesso è di epoca più tarda di quelli che ho finora visitato e quindi piccoli particolari, come la forma di alcune finestre, o un sigillo nobiliare accennano verso il gotico. L’impostazione bizantina è rimarcata sia nella forma della chiesa, che nelle cinque cupole cilindriche che svettano sul tetto dell’edificio sacro.

Negli affreschi bizantini che, come da manuale, ricoprono quasi per intero le pareti interne della chiesa, tornano quegli accenni “occidentali” e poco bizantineggianti (la posizione del corpo, i panneggi), che rendono l’insieme assai particolare, originale ed interessante.

Ma la visita prosegue ancora….

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