Grecia (8) – Mystras

Nel precedente scritto ho cominciato a raccontarvi della visita a quell’insieme del tutto particolare che è il complesso monumentale di Mystras (https://michelecasa.wordpress.com/2017/07/03/grecia-7-verso-mystras/).

Avevo completato, nella descrizione, la visita alla Pantanassa. Questa bellissima e stupenda chiesa, con il suo piccolo e grazioso monastero di suore tuttora in funzione, a mezza costa della montagna.

Proseguendo ancora il cammino (questa volta in discesa, completando il giro della Città Bassa, raggiungiamo il piccolo Monastero di Perivleptos. Addossato ad una parete rocciosa e adiacente ad uno dei tanti torrioni di difesa che si susseguono lungo l’ampio perimetro delle mura, questo piccolo, ma assai delizioso monastero conserva alcuni affreschi trecenteschi assai belli e decorativi, che ricoprono, al solito, quasi tutte le pareti interne della chiesa.

Anche in questo caso, accenni evidenti alla pittura occidentale e simboli di vario genere (lo stemma murato sull’arco di ingresso al monastero, ad esempio), indicano una costante contaminazione tra arte francese e bizantina.

Completiamo il giro della Città Bassa, tornando all’ingresso; lungo il sentiero altre costruzioni e piccoli luoghi di culto, a segnalare la vivacità e l’ampia dimensione di questa cittadina nel corso della sua esistenza.

Dopo una meritata pausa(un panino, una rinfrescante bevuta e un breve riposo su una panchina sotto un albero frondoso), riprendiamo la nostra visita, spostandoci all’ingresso della Città Alta.

Qui si accede, dopo aver percorso un breve sentiero, dalla Porta di Monemvassìa, un ingresso fortificato del XIII secolo. Nella Città Alta sono concentrati maggiormente i luoghi del potere politico e civile della città, ma anche alcuni altri interessanti luoghi di culto.

Il primo che incontriamo è Agia Sofia, con un breve porticato laterale a due colonne e un campanile mozzo ad un piano solo (oltre a quello di terra). L’interno è a tre navate con un pavimento che conserva alcuni dei tratti originali. Solo brani di affreschi sono visibili, completo e bellissimo il Cristo Pantocratore nella lunetta del transetto.

Anche in questa chiesa, come nelle altre visitate in zona, un ampio (relativamente alle dimensioni dell’edificio) nartece, sovrastato dalla tradizionale cupola rotonda, contraddistingue l’ingresso alla chiesa.

Dopo una breve discesa si giunge ad un complesso di edifici (attualmente in fase di avanzato restauro). Si tratta di un grande palazzo, costituito da da due diverse ali, costruite nel tempo e con stili diversi. Era abitato dai “despoti” della città e, nel periodo turco, riadattato a mercato. Sono anche qui visibili intrecci di stile gotico e bizantino.

Infine raggiungiamo i ruderi di Agios Nikolaus, una chiesetta del XVII secolo, in condizioni meno buone degli altri monasteri, ma tuttavia assai interessante e particolarmente affascinante (forse proprio perché più diruita delle altre).

Rinuncio a fare la salita fino alla cima del monte, dove sorge il castello, costruito dai franchi e rimaneggiato nelle epoche seguenti secondo il gusto e le differenti esigenze belliche dei vari occupanti, accontentandomi di ammirarlo da lontano.

Ritengo utile sottolineare, ancora una volta, la particolarità di questo sito che permette di osservare e conoscere un periodo assai poco conosciuto, quello cioè della fase conclusiva dell’impero bizantino. “Quelli che si conservano a Mistral sono oggetti (marmi dipinti, capitelli, iscrizioni, testi decorativi floreali e geometrici) iscritti in un periodo storico ben preciso: quello tra il tredicesimo e il quindicesimo secolo, che corrispondono all’ultimo periodo dell’impero bizantino”. (dr. Calliope P. Diamanti, Direttore delle Antichità bizantine di Sparta, in “Mystras, Memories impresse in marble”, Sparta, 2010).

In particolare il marmo impresso nella chiesa di san Demetrio, un’aquila a due teste in rilievo con le ali dispiegate, sarebbe stato posto in ricordo dell’incoronazione di Costantino XI Paleologo, ultimo imperatore di Bisanzio. La qual cosa la dice lunga sull’importanza di Mystras, all’interno dell’impero in decadenza.

L’altro aspetto che ho più volte richiamato, e cioè la contaminazione tra arte bizantina e arte occidentale, non è meno significativo ed importante.

Ho accennato al rilievo situato sull’arco di ingresso del Monastero di Perivleptos: due leoni araldici che sostengono il monogramma del monastero. Come pure l’iscrizione nella decorazione di un capitello nella chiesa di santa Sofia e che riporta il titolo del despota Manuel Cantacuzenus. E’ molto probabile che principalmente a lui si debbano queste evidenti influenze occidentali (tra l’altro aveva sposato Isabella di Lusignano).

Ma segni della “influenza” francese si ritrovano anche nella forma della torre adiacente al monastero di Perivleptos, come anche nelle forme degli affreschi cui ho più volte accennato: figure in posizione distesa, mani e piedi disegnati secondo forme poco frequentate dall’arte bizantina.

Tutto ciò contribuisce a rendere questo luogo assai particolare, speciale ed importante, oltre che assolutamente bello ed interessante da visitare.

Ovviamente, come la vista del monte dai dintorni è particolarmente affascinante, con i suoi innumerevoli ruderi, le lunghe mura che corrono lungo i fianchi del monte, la linea delle chiese e dei monasteri, le cupolone che svettano al di sopra di esse, altrettanto bello è il panorama che dai fianchi del monte, ad ogni sua altezza, è visibile. Lo sguardo si può allungare nella ampia piana di Sparta, fino ai monti che la contornano.

Il paesaggio è di un verde intenso, nel quale prevalgono, come al solito, gli ulivi

Terminata la visita, torniamo rapidamente in albergo a rinfrescarci e poi, un rapido salto a Sparta, la nuova città, composta prevalentemente da strade larghe, lunghe e diritte che si incrociano tra loro in un reticolo quasi perfetto.

C’è poco da visitare dell’antica città della quale si parla tanto nei libri di storia, la città di mitici guerrieri, di grandi eroi dell’epica antica. Purtroppo il locale museo, che conserva alcune di quelle antiche spoglie, è chiuso (apre solo al mattino), e una incombente minaccia di pioggia che si caratterizza con grossi nuvoloni neri, ci costringe ad un rapido rientro.

Il giorno seguente ci aspetta una ulteriore tappa di trasferimento, verso il paese di Githio e la sua penisola, dove soggiorneremo per il periodo finale del nostro lungo ed interessante viaggio.

Ci dirigeremo prima a Geraki, un piccolo comune dell’entroterra, e poi, da qui, verso la nostra meta.

Il paesaggio è bellissimo; seguiamo il percorso del fiume Eurota, un altro luogo mitico della storia greca, anzi quasi leggendario.

Infatti il suo nome viene fatto risalire ad Eurota, uno dei re dei Lelegi, la popolazione che abitava queste zone in una epoca assai remota. Secondo la leggenda, uno dei re di questo popolo, per evitare che le acque provenienti dal Taigeto ristagnassero, fece costruire un canale per farle defluire ed al fiume che si formò diede il suo nome.

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