Grecia (9) – Le “penisole” del Peloponneso

E siamo al nono giorno di viaggio.

Dopo aver attraversato l’ampia vallata del fiume Eurota, giungiamo a Geraki. La vallata sembra sia una delle più fertili del paese, ed in effetti, incontriamo molte coltivazioni di frutta ed ortaggi lungo la strada, oltre agli immancabili oliveti.

Geraki è una bella cittadina, ben piantata sulla cima di una collina che sovrasta la pianura. Se siete interessati a visitare il suo antico centro storico, tuttavia, sconsiglio vivamente l’uso dell’auto: le strade sono strettissime e le curve ancora di più. Quindi parcheggiate e procedete a piedi, ma evitate di incastrarvi in una qualche curva, tra due case, magari anche in salita!

Noi siamo riusciti a districarci, non senza fatica, solo con l’aiuto di un solerte cittadino che ci ha evitato spiacevoli inconvenienti.

Geraki, oltre all’ acropoli, ha anche un castello e due belle chiese (ovviamente bizantine). Peccato che sia il castello, opportunamente recintato e con un grande cancello, sia le due chiedete fossero chiuse, prive, oltretutto, di una qualsiasi comunicazione circa orari e giorni di apertura.

Guardato il castello da lontano e le due chiese dall’esterno, abbiamo quindi ripreso la strada che ci avrebbe portato a Githio.

Questa volta, lungo la strada, per chilometri e chilometri, abbiamo attraversato aranceti che si stendevano a vista d’occhio, senza soluzione di continuità. Anche quando abbiamo attraversato qualche piccolo rilievo, una distesa uniforme si presentava ai nostri occhi. E ciò fino a che siamo arrivati in vista della costa, nell’ampio golfo tra la penisola del Mani e quella di Laconia.

Qui soggiorneremo per alcuni giorni, in una casetta poco fuori dal paese, a mezza costa sulla collina, con una splendida vista sul mare sottostante.

Il giorno seguente scendiamo lungo la penisola del Mani, in direzione di Aeropoli. Superiamo la piccola cittadina e arriviamo a Diros Mani, una splendida baia che, oltre ad offrire la possibilità di una piacevole balneazione, ci dà anche la possibilità di visitare le Grotte di Vlichada.

Le grotte sono una interessante sorpresa, in una visita caratterizzata da monumenti storici e località di mare. Lungo è il percorso, per la gran parte a bordo di barche, che viene effettuato all’interno di queste lunghe, strette e sinuose grotte. Affascinante lo spettacolo di stalattiti e stalagmiti che si tuffano o si rifrangono nelle acque cristalline. Uno spettacolo veramente emozionante, simile, per certi versi, a quello delle Grotte di Pertosa, in Campania. A differenza di queste ultime, che hanno ambienti molto più ampi, il percorso si snoda per una lunghezza assai maggiore e sfociano nel mare.

Nella penisola di Mani troviamo il paesaggio tipico della macchia mediterranea, mentre baie, cale e insenature (di sabbia o di scogli) si susseguono una dopo l’altra.

Continuamente, lungo la costa, troviamo lavori di ripristino e di recupero delle case-torri di pietra, o, addirittura, di interi piccoli borghi dove tutto viene ricostruito, persino le strade, secondo criteri di positivo recupero. Peccato che tutto ciò sia dovuto, quasi esclusivamente, ad attività alberghiere e turistiche (in gran parte straniere), che certamente non hanno come obbiettivo quello di salvaguardare, oltre alle costruzioni, anche il tessuto sociale preesistente.

Ad Aeropoli giriamo per il piccolo paesino, sfruttando il gradevole venticello che alleggerisce la calura. Quasi tutto il paese è fatto di costruzioni in pietra, squadrate ed abilmente messe in opera. Qualche piccola, ma dignitosa chiesetta punteggia l’abitato. Una di queste, tipica, a croce greca, con la classica cupola rotonda sul tetto, sfoggia un massiccio ed alto campanile a base quadrata, con bifore e monofore in tutti i sei piani fuori terra.

Ancora qualche chilometro e siamo a Limeni, un borgo che una volta era di pescatori, ed oggi è interessato, come gran parte del territorio circostante, a quei lavori di recupero e ristrutturazione di vecchie abitazioni in pietra cui accennavo prima.

La mattina seguente ci dirigiamo verso la penisola di Laconia, con l’obbiettivo di visitare la storica cittadina di Monemvassia, sulla costa orientale della penisola.

Un grande masso roccioso si erge ed occupa per intero un’isola a pochi metri dalla spiaggia. Su questo grande, immenso masso c’è l’antico borgo di Monemvassia. Un borgo antico, bello ed estremamente suggestivo.

La particolare situazione orografica e l’ingresso (una porta nelle mura che consente il passaggio delle persone, ma di null’altro “più grande di una cavalcatura”), sono state la fortuna di questo borgo. Infatti ne ha permesso la conservazione e, attraverso una attenta opera di ricostruzione e di restauro realizzata negli ultimi anni, esso è ora fruibile nella sua antica ed autentica bellezza.

Ovviamente il tessuto sociale ed economico originario è del tutto scomparso; negozi di souvenir, bar, taverne, alberghi e piccoli resort occupano quasi tutti i locali disponibili. Ma l’effetto complessivo rimane assai bello ed entusiasmante.

Lunghe mura circondano l’abitato, per un lungo tratto direttamente a strapiombo sul mare, per un altro si inerpicano quasi verticalmente lungo i fianchi del monte, fino a raggiungere una cinta muraria ancora più in alto (e più ristretta) che circonda altri edifici, una bellissima chiesa ed il castello.

Alla cittadella si giunge attraverso una scalinata che sale lungo i fianchi scoscesi del monte.Noi ci fermiamo nella parte bassa, attraversando le stradine dell’antico abitato e percorrendo, in parte, i camminamenti lungo le mura.

Nonostante l’invidiabile posizione difensiva, il luogo fu preso e perduto più volte nel corso della storia. Prima tenuto dai bizantini (che lo costruirono), passato poi ai francesi, ai veneziani e, infine, ai turchi.

Nella piccola piazza centrale, una chiesetta, con un timido campanile, è attualmente a croce latina, ma è il frutto di una serie continua di aggiunte e di trasformazioni che si sono succedute nel tempo, a partire dal nucleo originario (VI-VII secolo d.c.): il nartece, il transetto, una cappella laterale, ecc.

Più avanti la chiesa di Agia Nicolau, del 1700, mai utilizzata come luogo di culto (con i turchi fu armeria, poi adattata a scuola); ma ciò che maggiormente mi colpisce sono i ruderi della chiesa di sant’Anna, i cui resti raccontano di una basilica bizantina assai originale: a due navate, con un abside per ciascuna navata.

Continuiamo la nostra passeggiata lungo le stradine del borgo e lungo le mura a strapiombo sul mare; è piacevole semplicemente percorrere le stradine, salire e scendere le tante scalinate che si incontrano lungo il percorso, cercare angoli e scorci particolari.

Trascorriamo il pranzo in una delle tante taverne sulla spiaggia della costa opposta all’isola e al borgo. La vista è davvero fantastica ed appagante.

Attraversiamo trasversalmente i rilievi della penisola di Laconia, monti aspri e battuti dal vento, coperti, anche in questo caso, dalla vegetazione tipica della macchia mediterranea.

Siamo diretti sul lato orientale della penisola, per toccare almeno, una delle spiagge più belle del mediterraneo.

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