Italia Minore – Anzio

Ci sono molte ragioni per ricordare Anzio.

L’antica Anzio, abitata dai Volsci, occupava uno spazio tra l’attuale abitato di Anzio e quello, assai vicino, di Nettuno. Numerosi furono i conflitti con la nascente Roma (qui trovò rifugio Coriolano e qui fu ucciso), finché venne definitivamente conquistata e annessa da quest’ultima. Qui, si dice, per un tardo riscatto della “damnatio memoriae” che colpì l’imperatore, nacque Nerone (l’amministrazione comunale ne ha inaugurato qualche tempo fa una statua sul lungomare).

Quel che è certo è che Nerone vi fece costruire una grandiosa villa, della quale sono oggi visibili solo alcuni resti di opere murarie in una ristretta zona alle spalle dell’arenile. Altre parti, edifici ed opere sono comprese nelle ampie zone demaniali, chiuse e recintate sotto il controllo dell’Esercito Italiano, che si trovano nella zona circostante.

Successivamente Anzio si ridusse ad una piccola comunità di pescatori, fino a quando, sul finire dell’ 800 e dei primi del 900, si trasformò progressivamente in un elegante centro balneare, “meta di soggiorno di alcune note famiglie dell’aristocrazia e dell’alta borghesia romana.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Anzio).

E’ qui che giunge la guerra, con il suo carico di bombardamenti e di sangue, quando, a partire dal 22 gennaio del ’44, gli alleati cominciarono a sbarcare per creare una testa di ponte a sud di Roma. Anzio fu la realtà più colpita: oltre alle perdite civili, gran parte della cittadina venne completamente distrutta.

Una nuova Fanciulla di Anzio, Angelita, divenne il simbolo di Anzio, come una nota canzone dei Los Marcelos Ferial ricordava nel lontano 1964; una nuova “fanciulla” da associare (idealmente?), a quella della statua rinvenuta tra i resti della villa di Nerone.

Nel caso di Angelita, si tratterebbe di una bambina trovata sola, sulla spiaggia, durante lo sbarco; adottata dai militari, sarebbe morta giorni dopo durante un bombardamento. Anche a lei è dedicata una statua sul lungomare di Anzio.

L’altra, la “Fanciulla di Anzio”, è invece una statua ellenistica di incredibile bellezza, fatta con due diversi marmi, uno per l’incarnato ed uno per le vesti, di grande dolcezza e sensibilità, conservata attualmente al Museo nazionale romano di Palazzo Massimo.

Con il tempo Anzio si è trasformata in meta turistica per flussi sempre più massicci di turisti, riempiendosi di case, abitazioni e ville. Progressivamente l’insediamento urbano ha accolto stabilmente persone che lavorano a Roma o negli immediati dintorni, trasformandola in un luogo residenziale a tutti gli effetti.

Questi tre elementi, l’attività ittica, il turismo, l’insediamento residenziale, oggi convivono con risultati non sempre ottimali.

Bisogna tuttavia riconoscere che, nonostante i soliti problemi di traffico e l’affollamento che si registra nel periodo estivo, una passeggiata sul lungomare è sempre assai gradevole e molto piacevole.

Inoltre la vivace e determinata direttrice del locale Museo, contribuisce con iniziative continue che si susseguono durante l’intero arco annuo, a vivacizzare e a solle citare l’attenzione dei cittadini e dei turisti che frequentano la zona, trasformando il piccolo Museo in un vivace centro di aggregazione sociale e culturale.

Il Museo è, per la verità, intestato allo sbarco di Anzio (la denominazione è, infatti, Museo dello Sbarco di Anzio); tuttavia sono assai interessanti le sezioni dedicate all’archeologia, alle scoperte e ai reperti archeologici dell’area, ed alcune belle opere di epoca romana (staue, oggetti vari, frammenti marmorei, mosaici pavimentali e parietali) non sono certo di valore minore di quelle conservate in altri importanti musei.

Di particolare interesse il mosaico trasferito qui dal ninfeo di una villa della zona; fra anfore e frammenti di sculture, un affresco rinvenuto presso la Villa di Nerone (nei locali della cosiddetta Biblioteca); frammenti votivi di templi andati ormai perduti; un suggestivo biberon di ceramica smaltata.

Inoltre l’intensa attività didattica, informativa e culturale, promossa, come prima accennato, dalla direttrice del Museo e dal comune di Anzio, permette periodiche visite guidate ai monumenti, alle opere archeologiche, alle ville cittadine. In programma sono previste anche escursioni in barca con guida, per illustrare i siti archeologici (in particolare i resti della Villa di Nerone), visti da una inusuale prospettiva (quella appunto dal mare); ma anche attività sportive (lezioni di yoga all’interno di siti archeologici), come anche attività florovivastiche e passeggiate nei boschi.

Durante il mio soggiorno ad Anzio ho avuto modo di visitare, in questo modo, le ville settecentesche di Anzio e alcuni siti archeologici, con due distinte visite guidate (con accompagnatore) e con un modulo di trasporto assai singolare: un trenino su gomma che durante il resto della giornata funge anche dammelo di trasporto pubblico nel centro cittadino.

Le ville settecentesche, (originariamente di proprietà di vescovi e cardinali della curia apostolica), oggi ristrutturate, sono in parte restituite al patrimonio urbano della comunità (una adibita a centro ospedaliero, un’altra a sede del comune, una ancora a sede dello stesso museo), anche se, purtroppo, lo spaventoso scempio edilizio e l’abusivismo scatenato le soffocano da ogni parte, privandole così dell’originario fascino.

Anche le aree archeologiche di epoca romana hanno subito medesima sorte. In questo caso, tuttavia, occorre rilevare che il degrado e il saccheggio dei ruderi, delle statue, dei marmi e delle diverse opere che impreziosivano in epoca romana l’intera zona, era cominciato già precedentemente all’epoca moderna, a partire, cioè dal momento in cui vescovi e cardinali appartenenti alle grandi famiglie patrizie romane, avevano individuato questa area come assai interessante ed utile, ponendovi qui la sede delle proprie grandi ville e delle relative ampie proprietà terriere, e facendo commercio delle opere d’arte e dei ritrovamenti che avvenivano nella zona.

Particolarmente interessante, per me, la visita guidata ad alcuni resti archeologici, sopravvissuti al degrado e al saccheggio.

Con il tradizionale orientamento da est ad ovest, i resti del teatro romano, che guardano verso il mare dal Pianoro delle Vignacce. Non grandissimo (82 metri di diametro), si vedono i basamenti di diciotto colonne, una parte della cavea e le tracce del proscenio. Anche qui, come in altri luoghi, la zona era stata trasformata in periodo medievale, in cava e poi come fonderia per ceramiche. Vi sono anche tracce di utilizzo come luogo di sepoltura in periodo più tardo.

Ancora più interessante, una ampia zona, recuperata al degrado, ed attualmente trasformata in parco: è il Vallo Vosco. Un ampio sistema difensivo, la cui realizzazione è attribuita ai Volsci, ma probabilmente risale ad un periodo ancora anteriore. Si tratta di un ampio vallone, che si chiude con uno scosceso dirupo, e che costituiva una parte importante del sistema difensivo della città in epoca preromana.

Un rapido passaggio ai resti di una antica cisterna romana, probabilmente già esistente in epoca repubblicana, ampliata successivamente e trasformata successivamente e nel corso dei secoli. Ne rimane ben poco, all’incrocio di alcune strade di grande frequentazione.

Il giro non poteva che concludersi alle rovine della grandiosa villa di Nerone, della quale ho accennato all’inizio.

Insomma, una occasione da non perdere!

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