Roma antica – 8

La mostra sulla vita e il governo dell’ imperatore Traiano, a 1900 anni dalla sua morte, è stata l’occasione per rivisitare il Museo dei Fori Imperiali presso i Mercati di Traiano.

Dico subito che la mostra ha un titolo assai improbabile: “Traiano. Costruire l’impero, creare l’Europa”. Dico improbabile, perché se la prima parte, quella della costruzione dell’impero, è sicuramente un obbiettivo che Traiano ebbe e perseguì durante il suo regno, quello della costruzione dell’europa, almeno a mio parere, rimane un obbiettivo che non mi pare sia mai stato presente nella vita e nell’azione di questo imperatore.

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Alla costruzione dell’impero, questo uomo “nuovo”, che proveniva dalle province dell’impero (era nato in Spagna, vicino Siviglia), arrivato alla suprema carica non per diritto di nascita, ma per cooptazione da parte del vecchio e saggio Nerva, si dedicò con impegno, determinazione e grande saggezza. Combattè lunghe battaglie per rinforzare ed estendere i confini dell’impero; cercando di sconfiggere tutti i popoli che premevano alle sue frontiere e potevano costituire per esso un pericolo; governò con saggezza, emanò leggi che furono in grado di consolidare le basi sociali ed economiche dell’impero; realizzò interventi, opere pubbliche (anche grazie alle ricchezze conquistate nelle campagne militari), di grande importanza per l’economia, gli scambi, il commercio dell’epoca, in un territorio unificato sotto un unico dominio, esteso quanto non si sarebbe più visto in seguito in occidente.

Non mi pare, invece, che il suo disegno, più o meno esplicito, fosse quello della creazione di un qualsivoglia concetto di Europa; da quanto ho letto e studiato, la sua ambizione era piuttosto quella di seguire le orme di Cesare o di Alessandro Magno, e sconfiggere e soggiogare l’impero persiano. Obbiettivo, peraltro, che non riuscì a realizzare.

Forse, a questo rispondono gli interventi e le analisi pubblicate nel voluminoso e ricco catalogo della mostra (molto belle le foto e le immagini), che non ho comperato a causa del prezzo sempre alto che queste pubblicazioni hanno raggiunto (in questo caso 54 euro). Nel corso della mostra, forse per mia disattenzione, non ho trovato, tuttavia, indicazioni in tal senso.

Devo dire, invece, che la mostra si è dimostrata assai completa, molto ricca ed interessante, piena di strumenti innovativi (proiezioni, ologrammi, ricostruzioni), oltre che di statue, opere d’arte, calchi e didascalie precise e ben documentate.

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La mostra si svolge all’interno dei Mercati di Traiano, e qui si sviluppa, intrecciandosi in maniera intelligente e positiva con le esposizioni del Museo dei Fori Imperiali, creando un connubio ed una articolazione di indubbio valore e pregio.

La struttura composita e complessa dei Mercati di Traiano, offre la possibilità di questa esposizione, potendo mettere in positiva evidenza una ammirabile presentazione di reperti d’epoca, e anche la possibilità di un notevole e significativo impianto multimediale, utilizzando i vari, diversi e multiformi ambienti dei Mercati.

Quello dei Mercati traianei è infatti uno dei complessi storici di Roma meglio conservati (nonostante i successivi e continui rimaneggiamenti, ristrutturazioni, riutilizzi, ecc.). Sorge sulle pendici del colle Quirinale e, nonostante sia stato ridimensionato rispetto alla struttura originale, è ancor oggi di notevoli dimensioni ed occupa con la sua massiccia struttura edificata, una buona parte del fianco del colle. Esso si sviluppava intorno ad una delle esedre del grande Foro di Traiano, assumendo una forma ad emiciclo e si allungava lungo il fianco del colle su ben sei livelli, alcuni dei quali attraversati da strade di collegamento urbano.

Era destinato prevalentemente ad attività amministrative, ma vi era anche la presenza di attività commerciali, e uffici privati; era insomma una sorta di centro polifunzionale.

Dai suoi diversi livelli si gode un’ampia vista sui Fori e, particolarmente su quel che resta del Foro Traiano (in parte sepolto da nuovi edifici, in parte interrato sotto via dei Fori Imperiali). Il Foro Traiano aveva inizio con un lungo colonnato che immetteva in una piazza, al centro era la Colonna Traiana, sui due lati due edifici adibiti a biblioteche; seguiva la grande Basilica Ulpia (dal nome della famiglia di Traiano), dopo la quale era una grande piazza interamente circondata da un ampio colonnato e completata, nella parte esterna da alcuni edifici ad esedra.

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Tornando alla Mostra su Traiano, si comimcia con un video che è una specie di autopresentazione dell’imperatore, della sua vita, delle sue conquiste. Nello spazio in cui viene presentato il video, due preziosi vasi di vetro.

Seguono i calchi di alcune parti della colonna traina, che illustrano la lunga e vittoriosa campagna contro i Daci, campagna che comportò la definitiva affermazione dell’imperatore, già noto per il successo delle sue campagne militari. La colonna e i suoi bassorilievi, costituiscono forse la più cogente dimostrazione della ragione per cui, nelle zone sottomesse della attuale Romania, il mito di Roma e il valore dell’imperatore, nonostante la sconfitta, non siano stati vissuti come usurpatori ed oppressivi. Infatti i bassorilievi, oltre a celebrare il valore della vittoria militare, è circonfusa da un evidente concetto di “pietas” sui vinti.

Testimonianza di questo complesso rapporto, non privo di contraddizioni, si ritrova nell’aver eletto a simbolo nazionale rumeno, quasi ad orgoglio nazionale, proprio il monumento della sconfitta, edificato ad Adamclisi in Romania, e presente nella mostra con un modellino e un video. Altra testimonianza è l’installazione (pop) di una artista nata in Romania (italiana di adozione), Luminista Taranu. L’opera, “Columna mutatio”, una rivisitazione della colonna traiana, è esposta in uno dei tanti spazi aperti dei mercati, all’interno della mostra.

Al livello inferiore, nei vari “cubicula”, numerosi video illustrano la scoperta, il recupero e il restauro di alcune tra le tante “opere civili” dell’imperatore: la costruzione delle Terme sul colle Oppio, la riorganizzazione e l’ampliamento del Circo Massimo, la realizzazione del porto di Civitavecchia con il canale di collegamento al Tevere, il rifacimento di quelli di Ostia (che si era insabbiato) e di Ancona, l’acquedotto ed altro ancora.

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E, infine, non potevano non essere menzionate le più importanti leggi e gli interventi di Traiano nella vita sociale e civile, a cominciare dalle Institutio Alimentaria che prevedevano sovvenzioni pubbliche a favore degli agricoltori che avevano figli da istruire.

Anche negli uffici pubblici si fece sentire l’intervento imperiale, favorendo l’inserimento di quadri dell’esercito nella amministrazione locale, contribuendo così alla unificazione della gestione e ad una maggiore e migliore efficienza.

Nelle altre parti della mostra sono esposte statue, fregi, stele funerarie dei soldati e degli ufficiali di Traiano. Taluni di questi reperti adornavano la Basilica Ulpia (come ad esempio le statue dei prigionieri dacii), altre provengono da istituzioni e musei esteri, come ad esempio una rara testa bronzea dell’imperatore conservata in un museo olandese.

Non manca una intera sezione dedicata alle donne che vissero con Traiano: la moglie, la sorella, la nipote e la pronipote. Donne intelligenti, di grande cultura, che accompagnarono l’imperatore nel corso della sua vita e che non mancarono di sostenerlo e consigliarlo, seppure con grande discrezione.

Infine le più recenti scoperte relative alle abitazioni di Traiano. Quella nella città di Roma, ancora sconosciuti al pubblico, e alcuni degli splendidi stucchi della villa di Arcinazzo.

La Mostra si conclude con un filmato dedicato alla “fortuna” di Traiano in epoca medievale, quale uomo pio e cortese, tanto da essere “salvato” dall’inferno dantesco nonostante non avesse certamente aderito alla nuova fede che si andava espandendo nel suo vasto impero.

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