Provincia di Foggia – 7

Se avete voglia di trascorrere uno o più giorni nella quiete assoluta di un eremo, magari seguendo le diverse celebrazioni monastiche, o anche soltanto nella vostra solitaria intimità, l’Eremo di Pulsano, vicino Monte sant’Angelo, è l’occasione che fa per voi.

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Il depliant illustrativo scandisce diligentemente gli orari giornalieri della Liturgia monastica: ore 5.30, il Mattutino; ore 7, il Canto delle Lodi; ore 8.30, l’Ora terza; ore 12.30, l’Ora sesta; ore 15.30, l’Ora nona; ore 18.30, il Canto del Vespro; ore 21.30, Compieta. Sono anche indicati i giorni in cui si celebra con la Liturgia Bizantina (mercoledì, venerdì e domenica pomeriggio), e quelli in cui si celebra con la Liturgia Latina (martedì, giovedì, sabato e domenica mattina).

Fino a qualche tempo fa, l’accesso era possibile solo attraverso mulattiere e viottoli sterrati; da qualche tempo è possibile arrivare seguendo una lunga e tortuosa strada che si inerpica con difficoltà lungo i fianchi dei monti che cingono il paese di Monte sant’Angelo.

Inoltre solo da pochi anni la struttura, che ha conosciuto un lungo periodo di abbandono e di incuria, di furti da parte di “ignoti” e di pesanti atti vandalici, è tornata a nuova vita, grazie all’opera del volontariato prima e, successivamente, a partire dal 1997, di alcuni monaci, utilizzando alcuni finanziamenti pubblici, ma, al contempo mostrando grande impegno e determinazione nel raggiungere gli obbiettivi prefissati.

Oggi il complesso è visitabile sia da quanti sono interessati a monumenti della storia e dell’arte, sia da gruppi religiosi e di preghiera per soggiorni di uno o più giorni. La foresteria è in grado di accogliere, nel corso di tutto l’anno, singoli o gruppi desiderosi di vivere qualche giorno nello spirito di una comunità monastica.

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La storia di questa Abbazia si coniuga strettamente con l’insediamento, in questa stessa zona, tra grotte, boschi e dirupi, di una serie di eremi (se ne contano ben 24), con celle e luoghi di culto collegati tra loro da stretti e disagevoli sentieri.

Taluni di questi eremi sono ubicati in luoghi davvero inaccessibili; alcuni sono realizzati in semplici grotte, lungo pareti scoscese, sui fianchi dei valloni, altre sono piccole costruzioni solitarie su impervi dirupi (http://www.abbaziadipulsano.org/abbazia-notizie-storiche/eremi/).

Questi eremi erano tuttavia, come ho già accennato, in collegamento tra loro sia attraverso sentieri e scalinate, sia con una primitiva rete di canali che permetteva di convogliare le acque in cisterne e terrazzamenti. Infatti, benché dedicati soprattutto alla pratica ascetica e all’eremitaggio, questi luoghi erano anche utilizzati per la “(…) vita comunitaria (di culto e di abitazione) e al lavoro collettivo (un eremo è stato persino adibito a mulino!)”, dunque “(…)possiamo immaginare una sorta di villaggio decentrato che rispecchiava la comunità eremitica nata in Egitto intorno a S. Antonio, il padre dei monaci” (ibidem).

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La fondazione del primo nucleo dell’Abbazia, attribuita, secondo il sito ufficiale, a san Gregorio Magno, risale al VI secolo, con un primo insediamento di monaci di sant’Equizio. Allo stesso periodo (forse anche prima), e fino oltre l’XI secolo, si possono riferire le presenze di monaci e “sant’uomini” nei diversi eremi e grotte della zona. (http://www.abbaziadipulsano.org/abbazia-notizie-storiche/monastero-e-chiesa-abbaziale/).

Per chi fosse curioso di simili argomenti, sant’Equizio fu un monaco e diffusore del monachesimo, vissuto a cavallo tra il V e il VI secolo; non ricevette mai gli ordini sacri, ma a lui si attribuiscono miracoli e fatti straordinari.

Da questo primo insediamento di monaci “(…) scaturì una famiglia monastica autonoma, l’Ordine degli Eremiti Pulsanesi, detti anche gli “Scalzi”, i quali rifacendosi rigidamente alla regola di San Benedetto e alla tradizione monastica orientale già presente in tutto il meridione, ebbero in questo monastero garganico e nei suoi eremi la loro Casa Madre, da cui dipesero circa 40 monasteri, sparsi non solo in Puglia ma anche in Italia centrale e settentrionale e persino oltre l’Adriatico. Fra il XIV e il XV secolo l’Ordine pulsanense si estinse e l’abbazia fu custodita da monaci cistercensi, da frati domenicani e francescani, e infine da monaci celestini, che furono presenti stabilmente su questo colle fino alla soppressione murattiana del 1809. Il complesso monasteriale fu affidato in seguito dal Demanio borbonico ad alcuni sacerdoti diocesani che lo gestirono fino al 1969, anno in cui fu definitivamente abbandonato.” (Ibidem).

Dunque una storia assai intensa ed interessante che si è sviluppata in questa zona, nelle terre aspre e assai difficili che circondano i luoghi del culto micaelico (https://michelecasa.wordpress.com/2018/05/03/provincia-di-foggia-5/).

Sempre dal sito ufficiale dell’Abbazia, si apprende che questa, nelle sue forme attuali, fu edificata ad opera del beato Gioele, nativo di Monte Sant’Angelo e abate generale dei monaci pulsanesi tra il 1145 e il 1177, sulla vetta del colle di Pulsano.

Oggi, quando si arriva nell’ampio parcheggio, dopo otto chilometri di strada asfaltata, si devono percorrere solo poche decine di metri per entrare nell’area recintata dell’eremo pulsanese. Una parte delle costruzioni, diroccate, sono state messe in sicurezza, ma volutamente lasciate incomplete; all’interno di alcune grotte, una volta abitate dai monaci, anche queste messe in sicurezza, sono state organizzate alcune sale, attrezzandole per incontri e riunioni.

In altri due locali (in parte grotte naturali, in parte chiusi a muratura), è attrezzata un simpatico presepe, con fontane e cascate e una serie di abitazioni ad imitazione delle caratteristiche casette medievali di Monte sant’Angelo.

Ma la parte migliore e comunque a mio parere più interessante, viene dopo.

Si supera un modesto e semplice portale in pietra, si attraversa un breve corridoio e si arriva ad un secondo portale, questa volta più lungo, chiuso lateralmente e coperto superiormente (probabilmente una volta chiuso da due portoni) e si raggiunge un piccolo spazio aperto, con una magnifica visione sui fianchi della montagna e giù fino al mare.

Da questo breve spiazzo, salendo alcuni gradini, si accede alla chiesa, per metà costruita e per metà (quella finale, sopra l’altare maggiore), in una ampia grotta.

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La facciata è molto semplice: la sua caratteristica principale è il portone d’accesso, molto grande ed ampio, contornato da una decorazione a fogliame, leggera e discreta. Al di sopra di un sottile cornicione, due monofore e, poco più in alto, un oculo rotondo. Anche l’oculo e le finestre sono contornate da una leggera decorazione.

L’interno è fresco e luminoso. Nella parte finale, sono confinate le immagini sacre, alcune su una iconostasi arretrata di molto rispetto alla normale funzione e collocazione di questo elemento architettonico (e liturgico); qui si trova collocata, infatti, quasi in fondo alla sala, dietro l’altare maggiore.

Vi assicuro che il luogo procura sensazioni davvero uniche.

Attualmente dall’ Eremo si dipartono alcuni sentieri che, volendoli percorrere, conducono ad alcune delle grotte e delle strutture abitate in passato dai monaci. Anche questa sarebbe una bella esperienza per chi, con buone gambe e altrettanto buoni polmoni, volesse provare a percorrerli.

Noi ci siamo limitati alla visita dell’ Eremo; seduti ad ammirare lo stupendo paesaggio che si può osservare da questo luogo veramente bello, aspro e selvaggio, quasi privo dei segni dell’umana presenza (e dai conseguenti gravi danni da questa procurati).

Poi abbiamo dato il nostro contributo all’inquinamento atmosferico, rimettendoci in auto per rientrare dalla nostra breve escursione.

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