Provincia di Foggia – 9

Manfredonia è città rivierasca fondata nel XIII secolo da Manfredi, figlio dell’imperatore Federico II di Svevia, che frequentò questi territori per un lungo periodo della sua vita (e del suo regno), facendone la sede di numerosi castelli, palazzi e insediamenti.

La città ha una posizione geografica invidiabile, al centro dell’omonimo ampio golfo, protetta alle spalle dall’aspro promontorio del gargano, ed aperta a sud verso l’ampia pianura della capitanata.

Per quelli della mia generazione, ha costituito il luogo delle prime vacanze al mare, durante il periodo del “boom” economico, quando redditi migliori e nuovi stili di vita cominciavano, nel periodo estivo, a sospingere gli abitanti di Foggia verso il soggiorno di intere giornate sulle spiagge sabbiose della zona che dal lungo litorale sipontino portavano fino alle prime abitazioni manfredoniane.

Manfredi era figlio illegittimo di Federico II (e di Bianca Lancia, che divenne moglie dell’imperatore, ma solo successivamente alla nascita del figlio, e che egli sposò in “articulo mortis”). Manfredi nutriva auliche ambizioni per questa città, ma gli eventi catastrofici e la feroce guerra portata dagli angioini nell’Italia meridionale, distrussero ben presto questo sogno e, insieme, anche il regno che gli svevi avevano realizzato. Manfredi morì nella battaglia di Benevento nel 1266, sedici anni dopo il padre Federico II e due anni prima della morte di Corradino, ultimo erede della casa di Hoenstaufen, che morì dopo aver inutilmente tentato di riconquistare il regno.

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Nel 1256, quando Manfredi decise di fondare la nuova città, della antica Sipontum, una delle più antiche città italiane e una attiva colonia romana, non esisteva quasi più nulla. Il progressivo impaludamento del territorio aveva decretato la decadenza dell’abitato e l’abbandono da parte degli abitanti, parte dei quali erano rimasti, ma dispersi e sparpagliati, nel vasto territorio limitrofo.

I lavori, a carico dell’ erario del regno e della cassa privata di Manfredi, inizialmente procedettero rapidamente, tanto che, solo due anni dopo, erano realizzate le difese verso il mare, quelle verso l’interno, uno dei torrioni e varie abitazioni sia civili che militari.

Manfredi diede alla città numerosi benefici fiscali ed anche una zecca per battere moneta. Le attività rallentarono e successivamente furono sospese in conseguenza del conflitto con gli angioini.

Furono questi ultimi che ripresero e completarono i lavori, dotando così la città di un castello ulteriormente rinforzato rispetto al primigenio progetto. Fu infatti realizzato un secondo muro, con un camminamento lungo tutto il perimetro e un ulteriore torrione. Infine gli aragonesi rinforzarono il complesso con altre due torri.

Il camminamento è quello che oggi si percorre nella visita del castello.

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Chiuso per alcuni anni a seguito di importanti lavori di ristrutturazione, è stato ora riaperto ed è possibile la visita (attualmente ingresso gratuito). Purtroppo non sono ancora visibili le sale del Museo, anch’esso interessato a lavori di ristrutturazione (che durano ormai da troppo tempo) e che conservano preziosi documenti storici ed artistici, tra i quali le Stele Daune, importante documento delle popolazioni che abitavano questo territorio (ne parlerò quando verrà riaperto il museo).

All’interno del castello, oltre ai camminamenti, si possono osservare da vicino i diversi corpi di fabbrica che lo compongono. Strutture che sono state riportate ad uno stato di conservazione complessivamente apprezzabile.

Poco altro di antico nella città è rintracciabile.

A parte un breve tratto di mura ed un basso torrione che si possono rintracciare in mezzo al reticolo delle strade urbane e la facciata della chiesa di san Domenico (ricostruita), provvista di un bel portale, la gran parte della città venne distrutta nel 1620 dai turchi, (esplicitamente incoraggiati dagli spagnoli che intendevano impossessarsi del mezzogiorno), che giunsero qui con 56 galere.

La città venne depredata ed anche il castello venne preso, costringendo i difensori ad arrendersi dopo un breve assedio, cedendo, dicono le cronache, per fame e senza la speranza di ricevere soccorsi.

Molto interessante è, sulla strada che porta da Foggia a Manfredonia, il sito dell’ Abbazia di san Leonardo in Lama Volara (conosciuta anche come Abbazia di san Leonardo di Siponto).

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In effetti nasce nell’area di Siponto, dove è un’altra bellissima chiesa, quella di santa Maria Maggiore della quale ho scritto già in precedenza. (https://michelecasa.wordpress.com/2016/10/29/provincia-di-foggia-2/).

L’Abbazia di san Leonardo nasce tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo. L’incertezza della data deriva dal fatto che il primo documento noto, relativo a questo luogo di culto risale al 1127, e, dunque, a quella data era non solo costruita, ma anche pienamente funzionante come casa dell’Ordine di sant’Agostino, con annessi un ospizio e un monastero.

Ebbe florido sviluppo per oltre un secolo; passò poi all’ordine Teutonico, e, dopo varie vicende, cadde progressivamente in declino.

Oggi, completamente restaurata, anche con i locali delle annesse strutture, è totalmente visitabile, ed è anche sede per incontri e soggiorni di breve durata.

Vale la pena fermarsi a visitare questo sito, anche se solo di passaggio verso altre mete del Gargano. La delicatezza delle sue forme e la particolarità dei dettagli ne fanno un vero gioiello artistico ed architettonico.

Una prima importante particolarità è che il fronte stradale (quello attuale, ma anche quello antico), non è costituito dalla facciata della chiesa, bensì dal suo lato sinistro. Lo stile della costruzione, comune a molte altre della zona risalenti a quell’epoca, è arricchito da due cupolette ottagonali che spuntano dalla copertura della costruzione.

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Sulla facciata laterale (quella verso la strada), numerosi archetti sono divisi in gruppi di tre da lesene verticali; quattro monofore ingentiliscono ulteriormente la facciata; al centro un bellissimo portale, incorniciato da un baldacchino che poggia su colonne sostenute da due leoni silofoni.

Le cornici della lunetta e i capitelli sono ornati di delicate e belle sculture, al centro della lunetta un Cristo in mandorla tra due angeli.

Il tutto è davvero di grande semplicità, armoniosità e, insieme, di grande bellezza.

L’ingresso anteriore della chiesa è assai semplice e lineare: il portale è segnato da un arco con un leggero intarsio a foglie. All’interno un’altra curiosità: la navata destra è parzialmente murata; in realtà la terza navata venne aggiunta solo successivamente alla realizzazione dell’edifico, creando così questo anomalo aspetto.

Le volte sono a cupola, solide colonne (e il muro della terza navata) sostengono le volte; sulle pareti alcuni stemmi e brani di affreschi teutonici.

Un’ultima curiosità: al solstizio d’estate la luce solare passa attraverso un “foro gnomonico” e penetra con precisione al centro della chiesa.

Non perdete l’occasione di una visita!

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