Foggia: Cantica CXXXVI (1 parte)

Scarsamente conosciuto dai miei concittadini è un episodio (sicuramente leggendario) accaduto al tempo di Federico II e che forse potrebbe essere immortalato in una scultura presente sul fianco sinistro della cattedrale di Foggia.

La scarsa conoscenza dell’episodio, e del bassorilievo, è sicuramente dovuto anche al fatto che tale scultura è sul lato della chiesa chiusa da un cancello (tra la cattedrale e la chiesa dell’Assunta) e a cui non è sempre possibile poter liberamente accedere. Ma anche al fatto che sono assai incerte le prove documentali riferibili a questo evento.

Chi se ne è occupata, la professoressa Laura Molina Lopez, docente di Storia dell’Arte Medievale alla Università di Madrid, dedicando a questo episodio alcuni fondamentali studi, lascia aperta questa ipotesi (vedi http://revistas.ucm.es/index.php/ANRE/article/view/ANRE1111120053A/35281).

A sollecitare la mia curiosità, un incontro con Ciro Inicorbaf, attento cultore di cose locali, che rinfocola costantemente l’attenzione su simili avvenimenti e con certosina pazienza cerca di far conoscere, attraverso conferenze e dibattiti in giro per l’Italia, questo singolare episodio, altrimenti destinato, qui da noi, ad un definitivo oblio, o a rimanere circoscritto ad un gruppo ristretto di addetti ai lavori.

Ben altro trattamento ebbe, invece, quell’episodio, all’epoca dei fatti, tanto da essere oggetto di una delle famose Cantigas del re Alfonso X di Aragona, all’epoca regnante in Spagna.

L’episodio (ripeto leggendario), è il seguente: una donna, peccatrice e bestemmiatrice, trovandosi a passare davanti alla cattedrale, sul cui muro era l’immagine della Madonna, lanciò un sasso contro l’immagine sacra. Avvenne un fatto miracoloso: l’immagine della Madonna si mosse, a coprire la figura di Gesù che ella teneva in braccio, affinché il sasso non colpisse il suo figlioletto. Da allora l’immagine rimase fissa in quella posizione.

Per comprendere come mai un simile accadimento ebbe, all’epoca, una notevole risonanza, devo necessariamente inquadrare questo racconto nella storia e nella cultura di quel periodo.

La Cantica in questione (la numero CXXXVI), fa parte di una raccolta compresa all’interno di un eccezionale Codice miniato (a giudicare dalle foto che ho potuto vedere, le illustrazioni sono assolutamente splendide), risalente alla seconda metà del XIII secolo (una prima datazione potrebbe essere del 1257), e il cui autore potrebbe essere il re di Castiglia e Leon, Alfonso X detto il Saggio, vissuto dal 1221 al 1284 e che regnò dal 1252 fino alla morte.

Se non fu materialmente il re a scriverle (ma si attribuiscono a lui sicuramente almeno alcune delle cantiche pubblicate, nonché la sua partecipazione alle messa in musica), a lui e al suo ristretto gruppo di poeti e letterati di corte, del quale il re era animatore assiduo, si deve la realizzazione di questa opera assai ricca e composita di testi, canti e di musiche.

Le Cantigas sono infatti un’opera letteraria, poetica e artistica di pregevole fattura (ho accennato anche alle stupende miniature). Si tratta di una composizione di quattrocentoventisette cantiche e se ne conoscono quattro copie: il Codice Tollerano, conservato alla Biblioteca Nazionale di Madrid, di 160 pagine in pergamena a due colonne, in lettere francesi e che contiene 128 composizioni; il “Codice de los Musicos” (il più ricco) è conservato nella biblioteca de El Escorial, contiene 417 cantiche con 40 miniature e reca notazioni musicali, 361 fogli di pergamena a due colonne in lettere francesi; una terza copia, anch’essa presso la biblioteca de El Escorial, che contiene 198 cantiche, notazioni musicali e 1275 miniature raggruppate in lamine di sei riquadri, su 265 fogli di pergamena; e, infine, il quarto che è conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze, contiene 104 cantiche, su 131 fogli scritti in lettere gotiche.

L’opera contiene cantiche riferite a luoghi e località diverse del nostro paese (22 in tutto, delle quali 5 localizzate nel mezzogiorno: 3 in Sicilia e 2 in Puglia), e recupera, attraverso queste, informazioni, conoscenze, relazioni, rapporti e consuetudini locali; inoltre sono arricchite di dettagli significativi circa la dimensione e la struttura urbana, l’organizzazione sociale, politica ed economica del territorio.

L’interesse di Alfonso X per tali questioni era duplice: uno personale, l’altro politico.

Quello personale risiedeva essenzialmente nel fatto di essere uomo dotto, di intensa attività culturale, scientifica e politica. Anzitutto cercò di riunire e diffondere il sapere nella lingua corrente parlata dai suoi sudditi: il castigliano. Promosse, ad opera di musulmani ed ebrei, la traduzione di scritti scientifici (in particolare di astronomia) e letterari dagli originali arabi ed ebraici in castigliano; riorganizzò e redasse il complesso corpo giuridico esistente in un unico compendio di diritto (la “Siete Partidas”).

Si trattava di far convivere le popolazioni cristiane in continua espansione (territoriale e demografica) con nuclei consistenti di popolazioni ebraiche e con le popolazioni musulmane oggetto della “reconquista” che Alfonso X portò avanti sotto il regno del padre e continuò sotto il suo regno espugnando le piazzaforti arabe di Murcia, Alicante e Malaga.

Ed era consapevole che ciò sarebbe stato possibile soprattutto utilizzando la leva culturale; di se stesso scrisse: “Guarda ciò che fu l’atto glorioso del mio periodo di regno: creare a Murcia, col filosofo Mohammed Al-Riquti, la prima scuola del mondo dove erano istruiti, contemporaneamente, Cristiani, Ebrei e Mussulmani. (…). E lo spirito di ciò lo potete vedere passeggiando per le strade e i monumenti di Cordoba, lungo lo scorrere del Guadalquivir.”

La seconda ragione era di carattere più strettamente politica.

Come il da noi più famoso zio (Alfonso X era il nipote di Federico II), era fortemente interessato alle vicende e agli sviluppi della situazione italiana.

Infatti tentò a più riprese di impossessarsi della corona imperiale. Nel 1254, alla morte di Corrado IV di Svevia; nel 1256, alla morte di Guglielmo II d’Olanda, in quanto discendente della casata degli Hohenstaufen; nel 1257 riuscì a farsi eleggere Re dei Romani (Imperatore del Sacro Romano Impero), ma in contrapposizione a lui venne incoronato (17 maggio 1257) anche Riccardo di Cornovaglia; non riuscendo quindi a coronare il suo obbiettivo si alleò con i ghibellini, alienandosi l’appoggio papale, fino a che, nel 1275, dopo un ennesimo tentativo dovette definitivamente rinunciare al titolo.

Ma più che alla corona di imperatore, Alfonso X era allettato dal regno italico di Federico II, tanto da intrattenere costantemente durante il proprio regno, rapporti di ogni genere (politico, artistico e culturale) con le diverse città e realtà italiane.Queste intense relazioni sono ampiamente e assai puntualmente descritte in un importante volume di Luca Demontis (Alfonso X e l’Italia, Rapporti politici e linguaggi del potere, Ed dell’Orso, 2012); in questo lavoro vengono descritte ed analizzate, infatti, i continui scambi diplomatici, culturali e letterari tenuti dal monarca castigliano con il papato, i monarchi, i principi, e soprattutto con i signori e i comuni italiani.

Qui si ritrovano da un lato aspirazioni, ambizioni, aspettative di signori, feudatari, podestà italiani nei confronti di Alfonso X, ma anche le aspettative e le speranze del monarca stesso.E’ indubbio che Alfonso X utilizzasse in questa impresa un enorme capitale in risorse finanziarie, militari, ma anche umane e di comunicazione politica. Demontis attesta numerose attività del monarca: solenni cerimonie feudali, opere pubbliche e artistiche, iniziative di musica e poesia.

Da questo articolato complesso di motivazioni ed interessi, nasce la stupenda raccolta delle Cantigas, che raccontano, al pari di documenti e di altre fonti storiche, aspetti e particolari assai interessanti relativi al mondo, alla realtà, agli usi e ai costumi e, come vedremo nelle parti successive di questo scritto, anche episodi che descrivono abitudini e comportamenti sociali, nonché metodi e gestione della cosa pubblica.

(1 – continua)

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