Foggia: Cantica CXXXVI (2 parte)

Nella prima parte di questo scritto (https://michelecasa.wordpress.com/2018/06/13/foggia-cantica-cxxxvi-1-parte/) ho cercato di delineare il contesto storico e culturale nel quale è avvenuto l’episodio raccontato dalla cantica CXXXVI (quella riferita alla vicenda accaduta nella città di Foggia).

Ma quando è avvenuto questo episodio (miracoloso)?

Per quanto riguarda la datazione degli eventi narrati nella Cantica, anticipando qui alcuni passi della medesima, un lavoro di Nicola Cicerale (musicista e ricercatore), ci è di fondamentale aiuto. (Nicola Cicerale, “Musica lungo le vie della fede. Santuari di Capitanata nei canti devozionali del Medioevo.”, in Armando Gravina, a cura di, Atti del 33° Convegno Nazionale sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2012).

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“Alcuni versi consentono di collocare abbastanza precisamente la vicenda nel tempo. Si dice chiaramente che nella città soggiornava il “fillo do Emperador … Rey Corrade” (Corrado IV figlio di Federico II) e che la “moller aleimãa” faceva parte del suo seguito (“de ssa conpanna”). Sappiamo inoltre che il miracolo avvenne durante una “festa desta Virgen groriosa” ( cantiga 294). Mettmann, basandosi sulle presenze conosciute di Corrado IV a Foggia (dalla fine di gennaio ad aprile1252; intorno al 13 aprile 1253; gennaio 1254) e incrociando questi dati con il calendario delle festività mariane, ha cercato di individuare con la migliore approssimazione possibile il giorno o per lo meno il periodo nel quale l’episodio miracoloso (che potrebbe basarsi su un vero caso di blasfemia punita) potrebbe essere avvenuto. Le date ipotizzate dallo studioso sono il 2 febbraio (Candelora) o il 25 marzo (Annunciazione) del 1252. La seconda data in particolare si avvicina alla realtà della tradizione locale, dato che nella città di Foggia il 22 marzo si festeggia la Madonna dei Sette Veli. E’ questo uno dei nomi con cui ci si riferisce alla veneratissima icona di S. Maria Iconavetere, la prodigiosa immagine il cui ritrovamento (1062 o 1073) si intreccia con le origini stesse del capoluogo dauno, e che è custodita nella ex Collegiata di S. Maria sin dai tempi dell’edificazione di quest’ultima sotto il normanno Guglielmo II.” (cit. pagg. 6-7). (Il lavoro di Mettmann cui Cicerale si riferisce è : Walter Mettmann, A Collection of Miracles from Italy as a Possible Source of the Cantigas de Santa Maria, Bulletin of the Cantigueiros de Santa Maria Vol. I n. 2, 1980, pagg. 75-82).

Interessante è anche seguire la possibile “provenienza” di tale cantica. Ho già detto delle intense relazioni di Alfonso X con realtà, corti, regni e città italiche; ma mi sembra utile segnalare anche altre possibili vie attraverso le quali un aneddoto locale possa aver raggiunto la corte castigliana.

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E’ utile riportare che sia la madre che due fratelli di Alfonso X erano stati lungamente presenti presso la corte di Palermo; documentata è anche la presenza di numerosi italiani presso la corte spagnola. Recentemente inoltre, una accurata indagine di Maria Stella Calò Mariani, attenta studiosa delle vicende federiciane, ha avanzato una interessante ipotesi che fa riferimento alla presenza di Cavalieri dell’Ordine di Calatrava, ordine fondato dai sovrani di Castiglia, cui venne concesso un feudo in zona di Orsara. Il monastero venne tenuto dai cavalieri dell’Ordine fino a quando furono richiamati in patria, in Spagna. (I contenuti che ho qui sinteticamente riportato, sono rintracciabili nelle seguenti fonti: Maria Stella Calò Mariani, “Icone e statue lignee medievali nei santuari mariani della Puglia: la Capitanata”, in M. Tosti, a cura di, Santuari cristiani d’Italia: committenze e fruizione tra Medioevo ed età moderna, Atti del Convegno Roma, Ecole française de Rome, 2003, pagg. 3-43; Maria Stella Calò Mariani, “Immagini mariane in Capitanata. Contributo sulla scultura pugliese fra XII e XV secolo”, in A. Gravina, a cura di, Atti del 24° Convegno Nazionale sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 2004, pagg. 33-66).

Infine solo alcune annotazioni sugli aspetti musicali delle Cantigas.

L’argomento è a me del tutto sconosciuto. Mi limito pertanto a riportare qui parte delle analisi e degli scritti di Cicerale.

Il valore della Cantigas, risiede nel fatto che “(…) la tradizione orale era la forma predominante di trasmissione della musica dei pellegrini durante il Medioevo, così che oggi le testimonianze scritte di tale repertorio sono rare.” (cit.).

Sempre nel medesimo e assai interessante intervento, cui rimando per l’opportuno approfondimento, Nicola Cicerale, docente dell’Università di Bari, sottolinea che “L’intento delle danze e delle canzoni (…) era quindi quello di trasformare un’usanza popolare, quella di cantare e danzare nel tempio (pratica abbastanza diffusa), in una espressione pia e devota.” (cit.).

Il manoscritto denominato “Cantigas”, o “Cantigas Leggendarie”, o ancora “Cantigas de Santa Maria”, è una raccolta di canzoni monofoniche spagnole del XIII secolo, in onore della Vergine Maria e dei suoi miracoli, è quindi un prezioso documento artistico sia per quanto riguarda la poesia e il canto, sia per quanto riguarda l’opera miniata.

Relativamente agli aspetti strettamente musicali, così prosegue Cicerale. La cantica segue “(…) lo schema metrico-strofico più frequente in questo canzoniere mariano (circa 360 casi), quello dello zajal arabo (AA BBBA AA), in cui ogni strofa è preceduta e seguita da un ritornello (estribillo). La cantiga 136 si compone di 7 stanze.” (cit. pag. 7).Sempre Cicerale afferma che: “Le canzoni di Alfonso furono concepite come brani musicali e come tali sicuramente erano eseguite. Il loro stile è assimilabile perfettamente a quello della produzione cortese di argomento profano (soprattutto amoroso) diffusa in Europa a quei tempi, ovvero al genere frequentato dai trovatori, trovieri e minnesänger. La forma musicale riscontrabile in quasi tutti i pezzi della collezione è quella del virelai francese, e a questo modello si uniforma anche la cantiga 136 (con uno schema AABBAA AA) (…). Un altro elemento mutuato dalla tradizione francese è la presenza delle due cadenze sospensiva e conclusiva (overt e clos). (…) un senso di semplicità, un sapore popolare si percepisce dall’andamento melodico e ritmico di “Poi-las figuras”, (a cui ben si adatta la cullante pulsazione ternaria del modo ritmico della teoria mensurale medievale) (…).” (ibidem).“Le cantigas erano quasi certamente cantate in coro nel ritornello e da un solista nelle strofe. Alle voci si aggiungevano gli strumenti musicali che accompagnavano probabilmente all’unisono o all’ottava, mentre i bordoni, con il loro suono fisso, servivano da base armonica.”(ibidem).

Qui di seguito riporto un arrangiamento musicale alla chitarra che ho trovato su You Tube e che mi è particolarmente piaciuto.

Bene, credo di essermi soffermato fin troppo sulle analisi e sulle circostanze che hanno determinato la realizzazione di questa cantica che ha per oggetto la città di Foggia.

Nel prossimo scritto riproporrò il testo originale ed una sua traduzione in italiano.

Per concludere queste note, mi piace sottolineare come opere di questo genere siano state prodotte in quel periodo definito da molti “secoli bui”, associati ad una lettura del Medio Evo come epoca di barbarie e di oscurantismo, appesantiti da numerosi quanto sbagliati luoghi comuni.

Invece, sempre più scopriamo come (gli scritti e le opere di Alessando Barbero in questo sono utilissime e ricche di informazioni preziose) quel lungo periodo che va dalla dall’Impero Romano fino al Rinascimento,sia stato un lasso di tempo assai fecondo, durante il quale culture diverse si sono affrontate e confrontate, a volte scontrandosi, ma spesso collaborando, influenzandosi a vicenda e producendo, laddove le condizioni erano più favorevoli (un monarca illuminato, una pace duratura, condizioni economiche più stabili), eccelsi esempi di cultura, di arte, di conoscenza.

E, guarda caso, proprio laddove il concorso di culture diverse e composite hanno saputo interagire tra loro, si sono prodotti i risultati migliori, le opere più belle e durature, le conoscenze migliori e più avanzate.

(2 – continua)

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