Ravenna – 3

Ravenna è una città silenziosa, tranquilla, quasi sorniona; sembra aver affidato tutta la sua rappresentazione alle grandi opere e ai superbi mosaici presenti in quasi tutti i suoi più importanti monumenti.

E noi continuiamo a girare, visitando, ad uno ad uno, tutti questi luoghi così interessanti.

Lo facciamo attraversando strade e piazze, ma anche cercando di attraversare l’odore dei tigli in fiore che, in alcuni momenti, è così intenso e palpabile, da sembrare quasi un ostacolo, una barriera al nostro procedere.

La tappa successiva della visita a Ravenna è il Museo Arcivescovile.

Qui ci si muove tra lapidi, iscrizioni funerarie, transenne di altari scolpite e traforate, sarcofagi di varie epoche; c’è anche una statua acefala in porfido, presumibilmente di un imperatore. Ma la sorpresa è la piccola e stupenda Cappella di sant’Andrea, quella che è stata per lungo tempo la cappella privata degli arcivescovi di Ravenna; probabilmente risale al vescovo Pietro II (494-519).

Un breve ambulacro rivestito di marmo fino a due metri d’altezza, poi una volta a botte ricoperta di mosaici; da qui si entra nella cappella, a croce greca, anche questa ricoperta di marmi e con la volta interamente rivestita di mosaici. Ci sono angeli nelle quattro vele angolari e i simboli dei quattro evangelisti; nella piccola abside, una croce splende in un azzurro cielo stellato. Un po’ più in basso alcuni tondi con apostoli e santi.

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Ma le sorprese non sono finite. In una sala vi è il fronte di un ambone molto bello, tutto scolpito con simboliche figure di animali, probabilmente opera del 596-597. E infine la preziosa cattedra in avorio dell’arcivescovo Massimiano, con preziosi e dettagliati intarsi di pregevole fattura sia frontalmente che posteriormente e lateralmente: 27 pannelli in tutto (originariamente erano 39).

Al piano superiore una serie di oggetti e paramenti sacri, tele e pale d’altare a sfondo religioso, mosaici vari e una grande croce ricoperta tutta in lamina d’argento decorata con figure di religiosi.

Veramente notevole.

Ma non è che l’anticipo di quanto visitiamo a pochi passi di distanza: il Battistero Neoniano.

Struttura e mosaico interno risalgono alla prima metà del V secolo, quando il vescovo Neone (da qui il nome dell’edificio), lo fece abbellire con gli splendidi mosaici interni. E’ anche detto degli ortodossi (cattolici), per distinguerlo da quello degli Ariani del quale parlerò più avanti.

Come la quasi totalità degli edifici ravennati, è in laterizio (una attività, quella della produzione di mattoni, che deve aver arrecato non pochi guadagni a svariate famiglie della città). E’ a pianta ottagonale, ma la parte più bella è sicuramente il mosaico che ricopre l’intera volta della costruzione. Al centro, in un tondo dorato, è il battesimo di Cristo, immerso nelle acque del Giordano fino alla cintola, e battezzato da san Giovanni. Anche il fiume è personificato, seppure in scala minore. Intorno a questa scena sono allineati, in candide vesti, le figure degli apostoli e, su un registro inferiore, altre decorazioni.

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Al centro della sala, un grande fonte battesimale in marmo.

Il vicino Duomo, di stile barocco, ha sostituito la precedente costruzione che risaliva al V secolo. Resta invece il campanile del X secolo e, all’interno della chiesa, un ambone risalente al VI secolo e alcuni sarcofagi. Nel transetto di sinistra è una cappella con un dipinto di Guido Reni, “Mosè con gli Ebrei che raccoglie la manna”.

Poche centinaia di metri e raggiungiamo un altro luogo di notevole interesse archeologico: la Domus dei Tappeti di Pietra. E’ questo un luogo assai singolare. Infatti sono stati scoperti, portati alla luce e resi fruibili al pubblico una parte delle fondazioni di una casa romana di epoca tardo-imperiale.

Il luogo si trova al di sotto dell’attuale piano stradale e si visita scendendo di circa due metri e percorrendo alcune passerelle sospese che permettono la visita senza danneggiare i reperti. Solo una parte degli scavi è visitabile, ma già indica la notevole dimensione ed anche il prestigio sociale dei suoi abitanti. E’, infatti, di notevoli dimensioni e alcuni dei mosaici sono di grande pregio artistico.

Si distinguono con chiarezza le parti destinate ad uso privato e quelle invece di frequentazione pubblica o destinate alle relazioni sociali. Sono evidenti alcuni triclini in sala da pranzo e, nella grande sala di ricevimento padronale un mosaico bellissimo con una scena di danza tra figure allegoriche rappresentanti le quattro stagioni. La sala da pranzo per la famiglia è invece più interna, vicina alla cucina che, all’epoca non aveva un camino, ma una apertura nel tetto per la fuoriuscita del fumo.

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Si distingue lo spazio di un giardino con una fontana marmorea, come anche i muri degli ambienti destinati agli uffici, ai magazzini e alla biblioteca. Alcuni mosaici che pavimentavano il piano superiore dell’abitazione sono riportate sui muri di questo inconsueto museo.

Semplicemente fantastico!

Ma le bellezze di Ravenna offrono ancora numerosi luoghi da visitare. Ed infatti, a poche centinaia di metri è il Mausoleo di Galla Placidia, un altro importante monumento realizzato per volere di questa donna, figlia di Teodosio (imperatore romano d’oriente) e madre di Valentiniano III (imperatore romano d’occidente).

Il monumento, relativamente piccolo è reso splendido dai suoi fantastici mosaici che, più volte restaurati, hanno conservato quasi intatto il fascino del passato.

La costruzione ha struttura a croce greca, con un lato (quello d’ingresso), leggermente più lungo.La cupola centrale raggiunge l’elevazione maggiore, affiancata sui lati da quattro lunette; mentre i bracci hanno volta a botte.

Nei quattro bracci, le volte sono interamente coperte da mosaici; su fondo azzurro vari motivi a fiori, foglie e figure geometriche coprono ogni tratto lasciato libero dalle raffigurazioni principali.

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Nella cupola centrale un cielo azzurro è punteggiato da stelle dorate, al centro una grande croce. La rappresentazione del cielo si prolunga fino ai quattro pennacchi ove è rappresentato il tetramorfo (i quattro simboli che nel VI secolo saranno poi identificati con i quattro evangelisti).

Nelle lunette della cupola, coppie di apostoli sono, in ricche vesti, con le braccia alzate, in adorazione della croce. Colombe e cervi sono d’intorno. In contraffacciata il mosaico del Buon Pastore, con un Cristo ancora raffigurato imberbe, ma con ricche vesti, è circondato da pecorelle che si muovono verso di lui. Di fronte un altro mosaico raffigura san Lorenzo che si avvia verso il martirio della graticola.

Le finestre sono in alabastro, marmo ricopre i muri da terra fino a circa due metri di altezza.

Ho consultato alcuni testi specialistici e la convinzione preponderante è che questa meravigliosa opera d’arte sia stata frutto di un connubio tra maestranze bizantine e locali (la volumetria di alcune figure sarebbe diversa dalla posizione ieratica e quindi bizantineggiante, di altre).

Comunque sia, ai miei occhi è apparsa un’opera di grande bellezza, caratterizzata da una forte e convincente armonia e vivacità, una incredibile ricchezza di figure e un caleidoscopio di colori.

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