Ravenna – 4

Solo alcune decine di passi separano il Mausoleo di Galla Placidia dalla Basilica di san Vitale.

E qui ritroviamo l’arcivescovo Massimiano che abbiamo conosciuto a Classe e del quale ho già raccontato nel precedente scritto (https://michelecasa.wordpress.com/2018/06/18/ravenna-1/); fu infatti lui che fece completare la costruzione di questo edificio ed ispirò il tema dei mosaici riportati nel magnifico abside.

La costruzione è un capolavoro dell’architettura ravennate e fonde elementi architettonici di derivazione classica (romana), ed elementi bizantini. (https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Vitale_(Ravenna)).

E’ facilmente osservabile la differenza con le altre chiese di Ravenna, infatti la Basilica di san Vitale ha una base ottagonale. Inoltre sono ben visibili i contrafforti che collega (o separa) una facciata con l’altra; ogni facciata è poi suddivisa in settori da semipilastri (in verticale) e da sottili cornici (in orizzontale); infine nessuno dei due accessi è frontale rispetto alla zona absidata.

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All’interno due ottagoni concentrici, su due livelli, quello centrale sostenuto da pilastri e completato da archi e colonnine; queste ultime si congiungono tra loro con piccoli archetti, la qual cosa rende l’insieme assai armonioso e dà, insieme alle esedre presenti sui vari lati, un sensazione di spazio assai maggiore di quello effettivamente esistente.

A tutto contribuisce la luce, che entra dai diversi lati dell’edificio e, insieme alla struttura che poc’anzi ho descritto, alla accurata lavorazione di capitelli e pulvini, sembra quasi spingere l’intera struttura verso l’alto, con al centro la vasta cupola che contribuisce non poco a questa sensazione.

Ma l’attenzione si rivolge, subito e soprattutto, alla zona dell’abside dove sono alcuni mosaici che hanno fatto storia e non solo in campo artistico.

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I mosaici iniziano sin dalla parte esterna dell’arco trionfale che introduce all’abside, che è leggermente più profondo delle altre esedre. Qui sono due angeli, in un trionfo di sfavillanti colori. Nel catino absidale è un Cristo Pantocratore assiso su un globo azzurro. Questo Cristo è però ancora privo di barba e baffi, anche se vestito di regali e sontuose vesti; sembra ancora più un Apollo che il Giove delle successive rappresentazioni che si registrano nella storia dell’arte.

Cristo è posto tra due arcangeli, ai quali si affiancano alla sua destra san Vitale con una candida e preziosa clamide, cui Cristo porge la corona trionfale, e, alla sua sinistra il vescovo Ecclesio che volle la costruzione dell’edificio e che porta in dono la miniatura della chiesa stessa.

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Intorno a questa raffigurazione principale angeli, figure di animali, fiori e prati, tanto verde, davvero tanto verde che contribuisce ad una notevole luminosità dell’insieme. Due raffigurazioni bibliche: Abramo che ospita i tre angeli (mi ricorda tanto la piccola tavola dipinta da Antonello da Messina alla Pinacoteca di Reggio Calabria), e il sacrificio di Abramo.

Ma soprattutto lo sguardo e l’attenzione sono richiamati dai due grandi riquadri collocati sotto le lunette. Sono i due mosaici posti specularmente e che rappresentano il corteo dell’imperatore e, di fronte, quello dell’imperatrice.

L’imperatore è ovviamente Giustiniano, vestito in vesti sfarzose, in capo un diadema tempestato di pietre preziose e un’aureola; è circondato da dignitari e seguito da alcuni soldati in armi. Nel gruppo è, ovviamente, anche Massimiano, che ha ricevuto dall’imperatore la nomina di primo arcivescovo di Ravenna e la cui figura è l’unica accompagnata da una iscrizione con il suo nome. Ovviamente anch’egli è vestito di sontuose vesti.

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Le figure dei personaggi sono ieratiche, tipiche della rappresentazione bizantina; tuttavia la rappresentazione dei volti appare estremamente realistica e questo ci riconduce ad una fattura ed una matrice di tradizione romana.

Analoga è la rappresentazione del corteo dell’imperatrice Teodora, anche lei sontuosamente vestita, con un mantello ricamato e adorna di gioielli; la precedono due dignitari e la segue un corteo di donne con abiti assai ricchi e ricercati.

La varietà cromatica delle due composizioni è elevatissima, ed anche in questo caso il colore verde, con le sue diverse sfumature, e l’oro, profuso a piene mani, contribuiscono ad una eccezionale luminosità delle opere.

Ci sarebbe molto da dire sul valore simbolico di ciascuna delle rappresentazioni, o addirittura sulle posizioni di ciascuna figura, ma questo sarebbe un discorso troppo lungo, che ciascuno potrà approfondire attraverso i numerosi testi e gli scritti esistenti sull’argomento. Io qui millimetrò a ripetere inevitabilmente alcune espressioni che ho già usato nel corso di questi scritti: un’opera assolutamente stupenda, magnifica, meravigliosa.

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Allontanarsi da un luogo di questo genere è veramente difficile, ma è necessario continuare la nostra visita, avendo esperienza di ancora altri luoghi.

Il primo e più vicino (anche in questo caso poche decine di metri), è il Museo Nazionale, le cui sale si articolano intorno ai tre chiostri adiacenti alla basilica di san Vitale.

Il Museo è una raccolta di vari reperti e di diverse collezione, anche assai varie e diversificate tra loro; ne darò solo un sommario elenco soffermandomi su alcune di queste testimonianze che mi hanno maggiormente colpito o incuriosito.

Nei portici dei tre chiostri sono allineati tantissimi reperti archeologici, tra cui stele sepolcrali, epigrafi, capitelli, fregi. Nelle sale adiacenti una collezione di busti e di erme (II e III secolo d.C.) tra i quali ho ritrovato anche quello di Carneade.

In un ampio ambiente sono stati riportati gli affreschi trecenteschi della distrutta chiesa di santa Chiara, ricollocati qui, ricreando l’antico ambiente.

Al primo piano, un’ampia sala ci riporta al tempo di Teodorico con fregi ed altri reperti artistici dell’epoca, ma anche con oggetti di ingegneria civile, come, ad esempio dei pezzi di tubature in piombo per acquedotti.

Una lunga sala mette in mostra balaustre intagliate e traforate facenti parte di antichi edifici religiosi; una sala espone bronzetti di varie epoche tra i quali uno splendido acquamanile in bronzo del XIII secolo, alcuni statuette bronzee di età imperiale, un piccolo cinghiale del XVIII secolo, un tondo in bronzo di scuola francese con Giove e Callisto risalente al XVI secolo.

Ci sono anche dei mobili, tra questi uno stipo da lavoro in ciliegio, graziosamente intagliato, della seconda metà del XVI secolo; uno stipo belga del XVIII secolo in legno, ebano ed osso. Ancora alcune sale ospitano una lunga serie di icone di varia provenienza che testimoniano i reciproci influssi nell’arte tra le due sponde dell’adriatico.

In altre sale sono esposte splendide ceramiche di varia provenienza e di diverse epoche.

Non secondaria la lunga serie di quadri ed affreschi esposti in altre sale, che presentano anche pere di notevole dimensione.

Infine una collezione di armature; in alcune vetrine sono allestite spade, elmi, pistole, archibugi, corazze, picche, fioretti, alabarde, scudi ed altri strumenti di offesa e di difesa.

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