Ravenna – 5

Poi c’è sant’Apollinare Nuovo, un altro splendore.

Fu detto “Nuovo” non perché la chiesa fosse nuova, ma per distinguerla da quella di Classe, della quale ho parlato nel primo scritto dedicato a Ravenna (https://michelecasa.wordpress.com/2018/06/18/ravenna-1/).

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La chiesa, infatti, era stata costruita nel 505 per volere di Teodorico per i fedeli di culto ariano; sul finire del secolo, con la presenza bizantina, passò al culto ortodosso (cattolico) e fu dedicata a san Martino di Tours. Fu solo nel IX secolo che, per timore delle continue incursioni piratesche sul litorale, le spoglie di sant’Apollinare furono trasferite qui da Classe, e la chiesa assunse il suo nuovo nome.

La facciata è assai semplice, anticipata da un protiro e, sulla parte superiore, abbellita da una bifora. Il solito alto campanile cilindrico affianca la costruzione. Come al solito, in questi campanili, sia per alleggerire la struttura, sia per renderla più gradevole, ai livelli più bassi sono delle monofore e, man mano che si procede verso l’alto ci sono bifore e poi trifore.

L’interno è a tre navate, il soffitto della navata centrale è a cassettoni, di epoca barocca, come pure l’abside, fortemente rimaneggiato, e anch’esso riproposto oggi in pesanti forme barocche che stridono fortemente con il resto della costruzione. Assai interessanti sono invece le balaustre poste davanti al transetto: sono vari pezzi di marmo intagliato e traforato in forme leggiadre. A dividere le navate, alte colonne con capitelli che sorreggono archi a tutto tondo.

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In san’Apollinare Nuovo, invece che essere concentrati nell’abside, i mosaici sono disposti lungo le due pareti della navata centrale.

I mosaici meritano una dettagliata, anche se sintetica, illustrazione. Sulle alte pareti della navata centrale se ne distinguono perfettamente tre serie distinte. Le due più alte sono le più antiche e risalgono al tempo di Teodorico e della costruzione della chiesa, quella inferiore è stata ampiamente rimaneggiata in epoca successiva, asportando i riferimenti che, secondo gli studiosi, si riferivano alla religione ariana.

La serie posta nel registro superiore (sia a destra che a sinistra), ovviamente la meno leggibile da terra, riporta varie scene del vecchio Testamento e della vita di Gesù. Il registro intermedio, posto tra i finestrini che illuminano la chiesa, contiene invece le immagini di una serie di santi. Ma è la serie inferiore, quella più larga ed interessante e, ovviamente, straordinariamente bella.

Nella serie di sinistra, una teoria di santi muove dal palazzo imperiale di Ravenna e procede per incoronare Gesù in trono, circondato da angeli. Questa volta Gesù, oltre che con ricche vesti, viene raffigurato con baffi e barba (ricordate la differenza con san Vitale); nella serie di destra il corteo muove dal porto di Classe ed è composto dalle vergini e dalle martiri che, precedute dai tre re magi, si dirigono verso la Vergine Maria con il Bambino in braccio.

Tutti i personaggi sono vestiti con abiti ricchi e nobiliari e hanno le insegne del loro ruolo o del loro status.

Formidabile è il disegno del palazzo imperiale, con le pareti laterali schiacciate sullo stesso piano della parete frontale del palazzo. Colonne candide e slanciate corrono intorno al palazzo, e tra l’una e l’altra, sono appesi dei drappi bianchi ricamati in oro. Le colonne sostengono archi a tutto tondo; al di sopra, una lunga fila di archetti bassi protetti da una balaustra (forse un lungo terrazzo coperto) e un tetto di tegole. Al di sopra del disegno del Palazzo, si intravedono altre costruzioni che simboleggiano gli edifici della di Ravenna.

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Sul lato opposto, la processione delle sante parte invece dal porto di Classe, rappresentato da mura scintillanti, mentre due grosse torri simboleggiano le difese del porto, nel quale, placidamente, stazionano tre navi. Oltre le mura della città sono delineati alcuni importanti edifici pubblici tra i quali un anfiteatro, una basilica, un portico ed altre ancora.

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A differenza ancora della basilica di san Vitale, in questi mosaici preponderante è lo scintillio dell’oro (le vesti, le mura, gli sfondi), mentre il colore verde ha una funzione limitata e marginale, contenuta esclusivamente negli spazi naturali.

Dalla posizione dei corpi, dalla ricchezza delle vesti, dalla fissità degli sguardi, è facile notare come questa serie di mosaici appartenga pienamente al periodo bizantino e ne segua pedissequamente la tipologia artistica.

Ciò nondimeno, o forse proprio per questa ragione, esprimono un livello artistico semplicemente splendido.

Il nostro giro di Ravenna non è ancora finito.

Infatti, in pieno centro, in fondo ad un’ampia piazza, è la severa chiesa di san Francesco. Si tratta di una costruzione del V secolo, completamente ricostruita nel X, e più volte ristrutturata. Qui c’è una novità: il campanile non è cilindrico (come quasi tutti i campanili di Ravenna), bensì a base quadrata. In questo caso, a partire da una certa altezza, c’è prima una bifora e, proseguendo verso l’alto, una trifora e poi una quadrifora.

La facciata ha un corpo centrale più alto, ingentilito, al di sopra del portale d’ingresso da una bifora, mentre le due altezze laterali sono più basse.

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L’interno è a tre navate, divise da colonne con capitelli che sorreggono archi a tutto tondo. Bello l’altare scolpito, che è il riutilizzo del sarcofago di Liberio III, vescovo degli inizi del V secolo.

Al di sotto dell’abside, rialzato rispetto alla pavimentazione della chiesa, è una curiosità, più unica che rara: la cripta, con volte a crociera, sostenuta da quattro colonnine è pavimentata a mosaico. Ma la curiosità, che rende il luogo anche assai suggestivo, è il fatto che la cripta è totalmente invasa dalle acque, nelle quali sguazzano anche alcuni pesci.

Questa chiesa fu, all’epoca, anche la prima sede di inumazione delle spoglie di Dante, morto qui a Ravenna dopo l’esilio da Firenze.

Uscendo dalla chiesa di san Francesco, sul lato sinistro della piazza, è il porticato Palazzo della Provincia. Anche qui c’è una piccola chicca.

Infatti, con accesso dal portico, si può accedere alla Cripta Rasponi.

Si tratta di una piccola cappella gentilizia, composta da tre locali, ed è il nucleo più antico del complesso architettonico di Palazzo Rasponi, risalente, con molta probabilità, alla fine del XVIII secolo.

L’interesse è dovuto ai mosaici utilizzati nel pavimento della cappella, molto probabilmente provenienti dalla basilica di san Severo, in Classe; chiesa risalente al VI secolo ed andata completamente perduta.

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Intorno a questo piccolo edificio (una piccola torre, in buona sostanza), vi sono una serie di giardini posti su diversi livelli, uno dei quali pensili, e collegati tra loro e con la torre da scale e viottoli.

Il tutto è completato anche da una bella fontana e l’insieme costituisce una simpatica oasi di verde, dentro la struttura urbana di Ravenna (non che a Ravenna il verde manchi, anzi).

Dai giardini si gode una bella vista della chiesa di san Francesco e della piazza sottostante.

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