Adria e Chioggia

Non dobbiamo percorrere molta strada per raggiungere, dall’Abbazia di Pomposa (https://michelecasa.wordpress.com/2018/07/02/labbazia-di-pomposa/), il comune di Adria, nostra prossima tappa.

Prime tracce della presenza umana ad Adria risalgono ad un periodo tra il X e il VI secolo a.C., quando i veneti costruirono capanne su palafitte su un terreno allora paludoso. Cominciò ad acquisire importanza già in epoca etrusca, quando era una cittadina posta alla foce del fiume Adrias, abitata dagli etruschi orientali.

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Il suo nome fu utilizzato dai greci per indicare la parte settentrionale di quel mare che poi, per estensione, divenne il mare Adriatico.

Nel 385 a.C. divenne colonia della potente Siracusa, e costituiva un importante snodo commerciale e di collegamento per le carovane provenienti dal Baltico e dal Mar Nero che, attraverso il Danubio e la Drava, superavano facilmente le Alpi orientali ed entravano nella penisola, facilitando così i contatti con la Grecia e l’Egitto.

Dal III secolo a.C., fu occupata dai Galli, e successivamente ricondotta sotto il dominio di Roma. In questa fase perse via via importanza a causa dell’interramento progressivo del porto, dell’allontanamento dal mare e del peggioramento delle condizioni ambientali.

Ma il momento peggiore fu intorno al 589 quando la “rotta della Cucca” (una disastrosa alluvione causata dallo straripamento dell’Adige), fu causa dello sconvolgimento idrografico che tra il VI e il VII secolo modificò sostanzialmente il panorama fluviale del basso Veneto.

A seguito di tali avvenimenti, tutta la viabilità venne sconvolta e, in parte distrutta, tanto che in alcuni casi si fatica, ancor oggi, a ritrovare gli antichi tracciati stradali, di alcuni dei quali si trovano solo menzioni nelle fonti storiche.

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Solo in parte il ruolo di Adria si riprese durante il dominio veneziano, allorquando cominciarono consistenti e razionali operazioni di bonifica nell’agro circostante.

La ragione per cui ci rechiamo ad Adria è la risistemazione, relativamente recente, di una ricca collezione archeologica all’interno di un Museo Archeologico nuovo e moderno, ben attrezzato ed organizzato (a cominciare dalla illuminazione con criteri di risparmio energetico).

I reperti sono accuratamente disposti entro vetrine ed accompagnate da opportune descrizioni che ne raccontano la provenienza ed il contesto. Lungo il percorso, alcuni filmati completano l’illustrazione fornendo opportune informazioni sui diversi periodi storici di riferimento.

Testimonianza del ruolo e della funzione di snodo commerciale e di rapporto tra popolazioni diverse del quale parlavo prima, è la natura e la fattura degli oggetti provenienti sia da inumazioni che da attività di scavo.

Esposta, tra i tanti reperti, è una statuetta di Eracle in bronzo di accurata fattura, ci sono poi oggetti sicuramente provenienti dall’isola di Egina (di fronte ad Atene), alcuni bronzetti etruschi. Numeroso è il vasellame dipinto, di varia provenienza (spiccano ovviamente per raffinatezza quelli di provenienza attica), ma ci sono anche prodotti di oreficeria, collane, perle ed altro ancora. Ancora a testimoniare come Adria fosse luogo di passaggio per più complesse vie carovaniere e commerciali, vi sono alcuni vasi di fattura appula.

Il pezzo forte della collezione (ed anche una delle ragioni della nostra deviazione), è la presenza nel museo di una particolare inumazione risalente (con molta probabilità) al III secolo a.C.: la Tomba della Biga.

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In questa tomba, oltre ad una serie di oggetti e di armi, giaceva il corpo di un guerriero, tumulato insieme al suo carro da battaglia e ai suoi cavalli. Le ruote del carro, nonostante la forte usura del tempo, sono perfettamente riconoscibili, insieme al corredo di briglie e finimenti dei cavalli stessi. Oltre i due cavalli che trainavano la biga, ne è stato ritrovato anche un terzo, particolarmente robusto e quindi anch’esso adatto alla battaglia. Le ricerche condotte sui resti degli animali, hanno stabilito che, per la loro dimensione e struttura, essi provenivano dall’ Altaj (una zona compresa tra la Russia e il Kazakistan).

Tutto molto interessante ed assai affascinante.

Nella sezione dedicata all’epoca romana, l’attenzione è posta su un territorio più ampio di quello precedente; ci sono strutture per l’attracco di navi e barche lungo i vicini canali del Po (Corte Cavanella, comune di Loreo); resti provenienti da importanti ville rustiche (comune di Ariano nel Polesine); stele e reperti riguardanti le strade che attraversavano la zona.

Di grande effetto scenico e di notevole bellezza è una intera parete che raccoglie recipienti di varia forma, uso e colore, tutti in vetro! Si tratta di piatti, brocche, bicchieri, bottiglie, vasi, ecc.

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Adria faceva parte della Regio X, attraversata dalla via Papilla che si congiungeva alla via Ania, la quale arrivava fino ad Aquileia.

Dopo una sosta per un pranzo a base di rane, ci avviamo in direzione di Chioggia.

Ora le strade spesso, e per lunghi tratti, corrono paralleli ai canali e si lasciano ai lati, una lunga teoria di case, di campi coltivati, di grossi impianti irrigui, di masserie, di poderi, di abitazioni. A volte queste sono al di sotto del livello delle acque dei canali che le attraversano.

Poi chilometri di canneti, isolotti, acquitrini attraversano l’ampia laguna al termine della quale è posta Chioggia.

Parcheggiamo sull’isola Unione, e poi, a piedi raggiungiamo l’isola principale, poco lontana, attraversando il lungo ponte di collegamento. Qui le abitazioni si affollano, separate da vicoli e strette stradine; al centro un largo viale che attraversa l’intero isolotto (percorso, purtroppo, tranne alcune ore del giorno, da un traffico sostenuto).

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La passeggiata, tra vecchie costruzioni, edifici civili e religiosi, brevi calli che, solo a volte, ricordano la più blasonata Venezia, è assai piacevole.

Visitiamo brevemente alcune chiese. La piccola chiesa di san Pietro e Paolo, detta san Pieretto: ha una facciata con copertura a botte, assai originale; all’interno, assai fresco ed a unica navata, con un impianto stereofonico, trasmettono musica sacra.

Di fronte è il Duomo, trasformata nel ‘600 in forme palladiane, poco significativo dal punto di vista artistico, all’interno è a tre navate sostenute da massicci pilasti.

Adiacente è un altro edificio religioso, il Tempio di san Martino, in stile tardo gotico.

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Arriviamo con una passeggiata neppure molto lunga, fino ai moli esterni e ci godiamo il tempo che ci separa dal tramonto nel corso di una placida serata seppure resa opaca di una diffusa foschia che impedisce la vista sulla intera laguna.

Abbiamo così attraversato tutta la parte meridionale del delta del Po, un “sistema idraulico” ricco di diramazioni fluviali attraverso cui il grande fiume italiano si riversa nell’Adriatico. In alcuni casi si tratta di diramazioni naturali, in altri casi la mano dell’uomo è intervenuta con piccole e grandi operazioni (uno per tutti il cosiddetto Taglio di Porto Viro realizzato nel 1604 daila Repubblica di Venezia) per modificarne l’assetto.

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