Treviso

Lasciata Chioggia, la strada si infila direttamente nella laguna e la segue tutta fin quasi a Venezia, intrecciandosi alternativamente con campi e canali. Poi, presa la deviazione per Treviso, il paesaggio cambia totalmente e siamo immersi in una natura di verde compatto e lussureggiante di alberi e di piante.

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La giornata dedicata alla visita di Treviso è abbastanza intensa. Infatti, benché la cittadina sia relativamente piccola, essa è piena di angoli caratteristici, di luoghi interessanti, di scorci piacevoli. A cominciare da quelli creati dai canali, alcuni dei quali attraversano il centro cittadino, intersecando strade e vicoli.

La città è immersa nel verde intenso che la circonda e la penetra.

Seguiamo le indicazioni stradali, girando intorno al perimetro esterno del centro storico segnato dall’antica cinta muraria realizzata dai veneziani nel 1500, dopo la sconfitta di Agnadello (1509) che, all’epoca, trasformarono Treviso in una munita piazzaforte.

La prima tappa è la chiesa di san Nicolò, una maestosa costruzione in laterizio incominciata dai domenicani nel 1231 e completata oltre un secolo dopo grazie ad una generosa sovvenzione di un papa dalle origini trevigiane, Benedetto XI. L’ispirazione gotica già si vede dall’esterno, guardando il posteriore dell’abside, con lunghe ed alte finestre, che alleggeriscono la struttura e la slanciano verso l’alto.

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L’interno è altrettanto maestoso, a tre navate, sorrette da potenti pilastri a forma di colonne. La luce, intensa, proviene da alcune finestre della navata centrale poste in alto, ma soprattutto dalle snelle aperture dell’abside, e procura una sensazione davvero affascinante.

Alle pareti e sulle colonne brani di affreschi risalenti al ‘300 e al ‘400, fra i quali spicca una gigantesca figura di san Cristoforo (è alta quasi il doppio di una figura umana). Sono incerti gli autori di tali affreschi, ma sembra sicuro che in alcuni di essi ci sia la mano di Tommaso da Modena (1326 – 1379), un pittore che soggiornò a lungo a Treviso e le cui opere, come vedremo anche in seguito, sono presenti in diversi siti della città.

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Una città, Treviso, che con l’arte ha avuto sicuramente, nel passato, una relazione assai intensa e vivace (le cronache raccontano di una città che aveva i palazzi affrescati anche sui muri esterni). Mi è sembrato, tuttavia, che il tempo non abbia giocato a favore di questa lussureggiante (per il verde) cittadina veneta, avendo osservato alcuni angoli di degrado urbano anche in zone del centro ed avendo assistito a scene che vengono (spesso ed arbitrariamente) attribuite alle cattive abitudini dei meridionali, piuttosto che a quelle degli abitanti del settentrione d’Italia.

Di certo c’è che come non mai ho notato la presenza di telecamere in ogni luogo e ad ogni angolo; in alcuni casi anche raddoppiate. Spero sia stata solo una mia impressione, ma questo controllo diffuso pavento che crei più ansia che non sicurezza.

Usciti dalla chiesa, che si trova verso il margine sud occidentale del centro di Treviso, siamo entrati nell’edifico del Seminario, una volta convento dei domenicani, per visitare la Sala del Capitolo; parzialmente interessata a lavori di ristrutturazione e restauro, abbiamo potuto ammirare solo una parte dei deliziosi affreschi di Tommaso da Modena.

L’artista qui ritrae, in una fascia della sala, i vari monaci intenti al lavoro di amanuensi, chini sui loro banchi. Ciò che colpisce è il realismo delle scene, l’accuratezza con cui il pittore descrive non solo gli abituali strumenti di lavoro dei monaci (penne, calamai), ma anche particolari strumenti da essi usati: occhiali, forbici ed altro ancora. Il tutto con un tocco delicato e luminoso, con colori vividi ed appropriati.

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Fatta dunque la conoscenza di questo angolo della città, ci siamo avviati verso le zone più centrali, raggiungendo la Loggia dei Cavalieri; una loggia, appunto, sotto la quale si riunivano i maggiorenti della città. Sembra tuttavia che questo non fosse un luogo deputato alla assunzione di decisioni, quanto, semplicemente, un luogo di incontro.

Nella parte esterna, al di sopra degli archi del loggiato, ritroviamo dipinti ed affreschi che abbelliscono il luogo.

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Poco più avanti è la piazza dei Signori, circondata dai palazzi del potere: il Palazzo dei Trecento e il Palazzo del Podestà. Si tratta in gran parte di ricostruzioni, ma l’effetto complessivo è assai curato e bello.

Da qui comincia Calmaggiore, il tratto più importante del cardo massimo di età romana. Oggi la strada è fiancheggiata da vecchi palazzi, quasi tutti porticati, e qui si allineano i migliori negozi della città.

In fondo a Calmaggiore si apre lo slargo che dà alla piazza antistante il Duomo.

Il Duomo è frutto di vari interventi che si sono succeduti nel tempo, modificando pesantemente la struttura, fino al pronao neoclassico che oggi fa da facciata al termine di uno scalone. Ai lati della costruzione, prima di salire le scale, due leoni marmorei, assai belli, con una fulva criniera (il marmo è quello rosso di Verona). Il Battistero e il massiccio campanile quadrato sono separati dall’edificio principale.

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L’interno è a tre navate, con cappelle laterali. In alcune di esse, come quella di Malchiostro (dal nome del committente) tele ed affreschi. Ma il quadro sicuramente più interessante è una tela di Tiziano nella quale il tema dell’Annunciazione viene affrontato con una diversa (rispetto alla tradizione) visione prospettica. Infatti, quasi sempre, le due figure dell’angelo e della Madonna sono poste specularmente sui due lati di una composizione pittorica; cito, solo per fare alcuni esempi, Leonardo, Giotto, Beato Angelico (vedi https://www.google.com/search?client=firefox-b-ab&tbm=isch&q=annunciazione&chips=q:annunciazione,g_3:beato+angelico&sa=X&ved=0ahUKEwjny6md3t3bAhUC36QKHeoRCSIQ4lYILygA&biw=1280&bih=860&dpr=1).

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In questo caso, invece, la figura della Madonna, sulla sinistra, trova l’angelo posto obliquamente e prospetticamente in dimensione minore, sulla destra della tela. Altro particolare, la figura del committente, posta tra le due figure principali della scena (ma fu dipinto solo successivamente).

Assai bella è la cripta, assai ampia, abbellita da numerose colonnine e capitelli di spoglio, nonché da numerosi affreschi dei quali restano solo alcuni brani.

Direttamente dalla cripta, oppure dalla adiacente via della Canonica, si accede al piccolo ma vivace Museo Diocesano (ingresso 3 euro). Qui sono esposti vari oggetti di arte sacra e alcuni affreschi staccati da altri luoghi e qui riportati. Mi ha molto colpito una lunetta con il martirio di Tommaso Becket del XIII secolo. Nell’atrio alcuni sarcofagi medievali.

All’esterno, sulla strada di accesso, in via della Canonica, alcune tracce del tempio paleocristiano sono state riportate alla luce e sono ben visibili: si tratta di alcune parti del pavimento a mosaico con vari motivi: animali, pesci, fiori, composizioni geometriche.

A sera, approfittando delle temperature più lievi, passeggiamo per le strade di Treviso, godendo di alcuni piacevoli scorci come quello della Casa di Noal, una elegante abitazione quattrocentesca, ornata di archetti e bifore.

Il nostro breve soggiorno a Treviso è terminato. La prossima tappa è Aquileia.

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