Trieste – 2

Lasciato il centro storico di Trieste, affrontiamo la zona prospiciente il mare che è altrettanto storica, anche se di epoca assai più recente con i grandi palazzi sette-ottocenteschi, le grandi piazze, le larghe strade che arrivano fino al mare.

Per comodità del mio racconto il percorso parte dalla zona della stazione, dove è situato il nostro albergo e procede verso sud-ovest, parallelamente al lungomare, le famose “Rive”.

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Ho parlato genericamente di lungomare, ma in realtà bisognerebbe specificare la lunga serie di porti e bacini nei quali si suddivide l’ampia zona costiera che, nel tempo, ha moltiplicato la capacità attrattiva del grande bacino che bagna e circonda Trieste, attirando attività molteplici, da quelle commerciali, a quelle da diporto fino alle iniziative di carattere ludico-sportive, come la tradizionale “Barcolana”, che ogni anno attira migliaia di velisti nella più spettacolare ed affollata regata del mondo (nel 2017).

Lungo questo ampio specchio di mare si susseguono, cominciando dal Porto Vecchio, il Bacino di san Giorgio, il Bacino di san Giusto, il Bacino di san Marco, il Porto Turistico (Sacchetta), e, infine, quasi girando intorno all’estremo lembo della città, il grande ed attrezzatissimo Porto Nuovo.

Dunque si parte da piazza Vittorio Veneto, di perfetta forma rettangolare (attualmente vi è anche un parcheggio sotterraneo), sulla quale prospetta il voluminoso Palazzo delle Poste, costruito sul finire del 1800.

Poi, attraverso una serie di strade che corrono dritte sia parallelamente che perpendicolarmente, si arriva a Piazza di Ponterosso, con al centro ciò che resta del Canal Grande che permetteva l’accesso delle barche e lo scarico diretto presso i magazzini che lo fiancheggiavano attorno alla metà del XVIII secolo (il Borgo Teresiano). Il suo nome deriva dal ponte fatto qui costruire per permettere il passaggio tra le due rive.

Oggi il canale è assai ridotto, pur se percorribile da piccoli natanti. La sua prospettiva a mare è delimitata da un lato dal Palazzo Carciotti, una costruzione settecentesca voluta da un ricco commerciante greco (Demetrio Carciotti); e dall’altro dal Palazzo Aedes, comunemente chiamato il grattacielo rosso per il colore rosso dei suoi mattoni (ispirato alle architetture americane di inizio secolo, costruito tra il 1926 e il 1928).

Verso terra la prospettiva del canale è chiusa da sant’Antonio Nuovo, una poderosa chiesa in forme neoclassiche (prima metà dell’800). Sul lato destro del canale, costruita dalla comunità serbo-ortodossa, è invece la splendente chiesa della santissima Trinità e san Spiridione Taumaturgo; al suo interno una ricca iconostasi ottocentesca e vari arredi in argento.

Pochi passi e si apre la triangolare Piazza della Borsa con l’omonima costruzione neoclassica (l’edificio della Borsa), su un lato ed altri palazzi che la contornano.

Da Piazza della Borsa a Piazza Unità d’Italia, ancora una volta il passo è breve.

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Piazza Unità d’Italia è “la piazza” della città, largamente aperta verso il mare, realizzata con il totale interramento del porto romano del quale non è rimasto nulla di visibile. Oggi la piazza ha, come fondale, il massiccio edifico del palazzo Comunale, di stile eclettico. Altri imponenti edifici si collocano intorno alla piazza, tra i quali il palazzo del Lloyd triestino, il palazzo del Governo ed altri ancora.

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Proseguendo ancora, all’altezza dell’Acquario, ma più verso l’interno dell’abitato, è il Museo Revoltella.

Il nucleo principale della raccolta di opere di questo museo, fu avviato da Pasquale Revoltella, audace imprenditore e finanziere ai tempi del governo austriaco. Parte del museo è la sua ricca casa, ancora arredata con magnifici mobili in legno massiccio (splendida la biblioteca), con sontuosi mobili ed arredi, con statue e gruppi marmorei e persino con una fontana; una parte del museo è invece frutto di una intelligente e funzionale ristrutturazione ad opera di Paolo Scarpa, che è riuscito ad integrare la vecchia struttura, lasciandola complessivamente intatta, ed una nuova ala moderna e razionale.

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Cominciando dall’ultimo piano (il quinto), si trovano vari autori contemporanei: una tela di Guttuso, una sfera di Giò Pomodoro, e poi Capogrossi, Vedova, Burri, Fontana con una bianca tela e quattro “tagli” dal titolo “Concetto Spaziale, Attese, 1967”; un bronzo di Marino Marini “Ritratto di Carrà”, 1946. Ancora vari autori triestini del primo ‘900: Arturo Nathan, Carlo Sbisà, Leonor Fini (triestina non di nascita ma di adozione), Giorgio Carmelich. Alcuni quadri di Nathan (morto nel ’44 in un campo di concentramento nazista) ricordano De Chirico.

I quadri di questi autori triestini sono esposti insieme ad opere di artisti viennesi, di Monaco, di Roma e documentano l’arte del primo ‘900 di autori che hanno operato in queste città.

Infine, in una sala trovo esposto un De Chirico, insieme ad un Carrà e ad un bronzo di Francesco Messina.

Al quarto piano è l’800, con una serie di grandi quadri d’ambiente, alcune sculture e gessi. Tra queste opere un busto in marmo di Pietro Canonica “La Baronessa Angela De Reinelt” e il bellissimo “Sogno di Primavera” del 1898. Un quadro di Umberto Veruda (anche lui triestino) dal titolo “Nudo di schiena” e Gaetano Previati “Il giorno che risveglia la notte”, un caleidoscopio di colori che sembrano mutare al procedere della medesima pennellata.

Al terzo piano prevalgono tele, sculture ed altre opere provenienti dal lascito di un altro artista triestino del ‘900: Ruggero Rovan. Qui comincia anche l’intersezione con gli ambienti di casa Revoltella, tra gli altri ambienti, una magnifica camera da pranzo completamente arredata con un incantevole prevalenza di giallo sulle stoffe, sugli arredi, sulla imbottitura della sedie.

Al secondo piano, dove continuano le stanze dell’abitazione lasciate intatte, un grande gruppo allegorico in marmo: “Il taglio dell’istmo di Suez” di Pietro Magni (scultore ottocentesco). I pavimenti sono tutti in legno intarsiato con vari e diversi disegni geometrici; le volte sono a stucco, raramente affrescate, i mobili massicci e ricercati.

Al piano nobile, infine, in un grande atrio con colonne, una grande fontana con un altro gruppo marmoreo.

Opere assai interessanti in una cornice mussale originale e funzionale.

Ci fermiamo a godere delle luci del tramonto ad un chiosco vicino all’Acquario all’imbocco di uno dei tanti moli di ormeggio. Un piccolo locale, assai familiare, ma che sforna ottimi gelati e dove potersi rinfrescare in tranquillità, lasciando più lontano l’intenso traffico automobilistico.

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Il ritorno in albergo, seguendo grosso modo lo stesso itinerario a ritroso, è rinfrescato dalla brezza marina ed accompagnato dalla rivisitazione degli stessi luoghi, delle piazze, degli edifici e delle strade già percorse, cui si aggiunge una sobria, ma assai piacevole illuminazione, che esalta gli spazi vuoti e adegua i magniloquenti edifici a quinte di una scena assai bella ed in alcuni casi anche molto raffinata.

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Una piacevole e gradevole passeggiata.

Con questo si conclude il nostro soggiorno triestino; abbandoniamo la zona costiera, il nostro viaggio continuerà ora verso l’interno con altre e assai gradevoli sorprese.

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