Udine – 1

Avevo preparato dettagliatamente la visita ad Udine. Ma mi accorgo subito che non ce ne sarebbe stato bisogno: ci ritroviamo infatti in una tranquilla cittadina, dove quasi tutto il centro storico è pedonalizzato e dove, quindi, non solo è agevole passeggiare, ma è anche straordinariamente piacevole.

Tuttavia presto ci accorgiamo che in centro lo stile complessivo dei cittadini, gli abiti, l’ abbigliamento, il tono generale, la tipologia dei locali, forse complice il fine settimana incombente, denota un livello piuttosto “alto” nel comportamento della popolazione locale ed abitudini certamente poco spartane.
Noi non ci lasciamo coinvolgere e, passata Porta Manin e percorso un breve tratto di strada, siamo già nella centralissima piazza della Libertà, la piazza principale sulla quale affacciano importanti costruzioni di stile assai diverso. Subito si distingue la Loggia del Lionello, il Palazzo Comunale dalle pietre bianche e rosa, in un conclamato stile gotico-veneziano.

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La costruzione è assai elegante, con un ampio loggiato al piano terreno, di poco rialzato rispetto al piano stradale. Una delicata balaustra lo contorna e l’accesso è garantito da alcune scalinate.

Il suo nome deriva da colui che ne ultimò la costruzione: Nicolò Lionello, il quale fu orafo, ma anche architetto. La bellezza e il prestigio dell’edificio, lo hanno portato ad essere, progressivamente, il simbolo della città.

La sua costruzione fu decisa nel gennaio del 1441 da Consiglio Cittadino di Udine perché mentre tutte le “rinomate” città vantavano edifici spettacolari, Udine ne era priva. Per finanziare la costruzione, fu deciso di investire nell’opera tutto il ricavato dei dazi sul pane; nonostante ciò i lavori cominciarono solo nel luglio dell’anno successivo e proseguirono per anni, non senza contrasti tra i diversi architetti chiamati a progettare l’opera, finché il Lionello, con l’appoggio di ventitré consiglieri comunali, non presento un progetto che venne definitivamente approvato.

Anche dopo la realizzazione l’edificio non ebbe vita facile. Anzitutto venne gravemente danneggiato dal grave terremoto del 1511 e il ritardo nell’avvio delle opere di ricostruzione, determinarono un ulteriore peggioramento delle condizioni strutturali, con infiltrazioni di acqua e altri dissesti strutturali. I lavori si prolungarono fin dopo la metà del 1500.

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Fu poi la volta di un incendio, nel 1685, causato dai fuochi voluti per festeggiare la vittoria della Serenissima sui Turchi nel Peloponneso, ed altri anni trascorsero, fino al recupero complessivo e finale della costruzione, per gran parte come oggi la possiamo ammirare.

Proprio di fronte alla Loggia del Lionello, sul lato opposto della piazza, ad una altezza di poco superiore, è invece una struttura tipicamente rinascimentale, il Porticato di san Giovanni.

Si tratta di un lungo portico, sostenuto da snelle colonne. Sovrasta la costruzione una torre, la Torre dell’Orologio, con il Leone Marciano e due mori che suonano la campana, un gruppo in tutto simile a quello di Venezia.

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Il porticato venne realizzato dopo il terremoto del 1511 che distrusse la preesistente chiesa di san Giovanni (da qui il nome del porticato). La riorganizzazione della zona fu assai complessa; il lombardo Bernardino di Morcote, all’epoca noto architetto, ricostruì la chiesa (poi trasformata in archivio) e riorganizzò lo spazio con il lungo ed elegante porticato, appoggiandosi alla preesistente Torre e riuscendo al contempo a mantenere ed ampliare, lateralmente, un sufficiente e comodo accesso per la salita al castello.

Sul piano rialzato, davanti al porticato, sono le due statue gemelle di Ercole e Caco (dai cittadini ribattezzati Florean e Venturin), ed una colonna con un altro Leone Marciano.

Le due grandi statue seicentesche di Ercole e Caco, realizzate in pietra d’Aurisina, adornavano in origine il Palazzo Della Torre, abbattuto per volontà del Consiglio dei Dieci nel 1717 per l’iniquità dei suoi proprietari; le statue furono recuperate e portate poi nell’attuale Piazza della Libertà e recentemente restaurate.

Le due statue mancano sicuramente dell’effetto plastico dell’omonimo e ancor più famoso gruppo marmoreo di Baccio Bandinelli (forse ideato da Michelangelo) collocato in Piazza della Signoria a Firenze, tuttavia le due statue di Udine “occupano” bene la piazza con la loro dimensione e il loro rispettabile volume.

Del mitico racconto di Ercole Caco, la mitologia greco-romana ha enunciato varie versioni; la più conosciuta e diffusa è quella secondo cui Caco rubò ad Ercole una mandria di buoi (che peraltro Ercole aveva a sua volta rubato al mostro Gerione), portandoli in una grotta e tirandoli per la coda, in modo che le loro orme indicassero una direzione opposta a quella che avevano percorso. Ercole, adirato, compreso l’inganno, recuperò la mandria ed uccise Caco.

Non ho invece trovato indicazioni esaustive sul perché gli abitanti di Udine abbiano loro attribuito i nomi di Florean e Venturi. A parte un indubbio significato affettivo, conseguente all’attribuzione di due nomi popolari alle due statue, alcune segnalazioni danno a Florean (Ercole) il carattere di uomo nobile, colto, e a Venturi (Caco), quello di personaggio popolare, ma astuto e sagace.

In piazza della Libertà, è ancora da prendere in dovuta considerazione, una bella fontana che sorge quasi in fondo della piazza, quasi all’angolo di via Manin.

La fonte risale al 1542, ed è attribuita all’ingegnere bergamasco Giovanni Carrara. Si alza su uno zoccolo a tre gradini sui quali è una vasca circolare. L’elemento verticale è costituito da un candelabro che regge due bacili sovrapposti (più grande quello inferiore). L’acqua sgorga all’apice del candelabro nella coppa superiore, di qui defluisce per tracimazione nella vasca maggiore da cui fuoriesce attraverso tre gocciolatoi in bronzo di forma leonina.

Sul lato opposto, a chiudere il piazzale è il Monumento alla Pace di Campoformio, una statua in pietra d’Istria, realizzata per ricordare il Trattato di Pace firmato tra Napoleone Buonaparte e il Regno Austro-Ungarico.

“Il monumento misura in altezza metri 6,55. La Pace è raffigurata seduta col braccio destro poggiato su una corazza, alla sua sinistra, a terra, un elmo e la cornucopia dell’abbondanza. Dietro, fra due fasci consolari, simbolo della pace affidata alle leggi, due scudi riuniti: uno con l’aquila imperiale della Francia, l’altro con l’aquila bicipite dell’Austria, a rappresentare l’alleanza tra le due potenze.” (http://www.comune.campoformido.ud.it/index.php?id=33589).

Il gruppo marmoreo venne portato ad Udine nel 1819 e collocato nell’attuale ubicazione a completare la sistemazione architettonica della piazza; infatti il basamento poggia su uno zoccolo ottagonale incluso nelle scale semicircolari che conducono dal piano della piazza alla strada che conduce alla salita del castello (del quale parlerò più avanti).

 

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Dagli spazi della piazza, così adornata, e tra questi e la Loggia del Lionello, parte via Mercatovecchio, una elegante strada, piena di negozi, quasi tutta porticata, che segue sostanzialmente il percorso del fossato delle vecchie mura (delle quali, peraltro, non resta altro ricordo).

Seguendo il suo tracciato ed addendrandoci poi nelle strade vicine, ma in direzione opposta, si arriva a piazza Matteotti, una bella e ampia piazza quadrata, lungo il perimetro della quale si sviluppano lunghi porticati appartenenti ad abitazioni di varie epoche. L’insieme è assai suggestivo anche se, in parte, i portici sono occupati dalle tende dei vari locali, bar e ristoranti, allineati lungo di essi.

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Sulla piazza è anche la chiesa di san Giacomo con un curioso ed originale balcone posizionato sull’ingresso principale. Una rapida lettura della guida della città svela l’arcano: sul balcone veniva celebrata la messa, al fine di non interrompere le diverse attività commerciali che si tenevano nella piazza sottostante. Miracoli della fede!

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