Castelfranco V. e Cittadella

Come il vicino paese di Cittadella, il centro storico di Castelfranco Veneto è interamente cinto da mura. La differenza è nella forma. Perfettamente quadrate nel caso di Castelfranco, circolari in quello di Cittadella.

Castelfranco fu fondata sul finire del 1100 dai trevigiani, quale loro avamposto militare e deve il suo nome alla turrita struttura muraria e al fatto che coloro che accettavano di trasferirsi in questa nuova cittadina godevano dell’esenzione dai tributi.

La cinta muraria, lunga quasi un chilometro, contava ben otto torrioni, quattro angolari e quattro (quelle di accesso), intermedie sui lati del quadrilatero.La struttura, tutta in laterizio, si può ancora ammirare tutt’oggi, giacchè, con i suoi diciassette metri di altezza e il fossato ancora oggi presente all’esterno delle mura, costituisce uno dei principali elementi di richiamo della piccola ma affascinante cittadina.

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Uno dei principali, ma non certo l’unico.Infatti, tutto all’interno delle mura, una serie di ristrutturazioni cominciate nel XVIII secolo, quando le esigenze militari di difesa erano venute meno, ha portato alla realizzazione di alcuni edifici assai belli e una completa riorganizzazione urbana ad opera dell’architetto Francesco Maria Preti, nativo proprio di Castelfranco.

Fra questi sono da menzionare sicuramente il Taeatro Accademico e il Duomo, ambedue di chiara e indiscutibile matrice neo-classica. Il Duomo è a tre navate, completate da un ampio transetto; è in forme neoclassiche e con arredi barocchi. Nel Duomo è la famosa Pala del Giorgione, la Madonna con Bambino e i santi Francesco e Nicasio, una delle opere maggiori dell’artista, anche lui nato a Castelfranco Veneto.

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La genialità del Giorgione, risiede essenzialmente, per quella che è la mia conoscenza, in due elementi: la luce e il colore. In Giorgione è il colore che compone le forme e non già il disegno, mentre la luce si diffonde, quasi naturale sui diversi soggetti delle sue opere, che siano temi bucolici, paesaggi, temi a carattere religioso od altro.Il fatto che la sua arte (siamo nel primo cinquecento), sia stata riconosciuta ed apprezzata quando egli era ancora in vita e che egli fosse portatore di un gusto nuovo ed innovativo, è peraltro confermato dal fatto che egli riuscì ad affermarsi in assai poco tempo, prima che la peste lo portasse via a soli 34 anni.

Oltre che pittore, Giorgione era anche musicista, raffinato uomo di cultura e di scienza, un uomo libero e non sempre ligio alle convenzioni del mondo dominante. Così si spiegano le strisce monocrome di scienza, filosofia, astronomia ed esoterismo che coprono alcune sale dell’edificio gotico che fiancheggia la costruzione del Duomo. Il loro titolo è “Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche” e trattano di geometria, matematica ma soprattutto di astrologia, “non quella degli indovini, privi di sapere scientifico, ma quello che si basa sullo studio approfondito”.

Assai interessante è che tra i fregi che adornano le varie stanze, sarebbe rappresentata la congiunzione astrale di Saturno, Marte e Giove del 1503-1504 e la perturbazione di carattere cosmico che ne sarebbe derivata, aggravata da una eclissi totale della Luna.

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La casa Marta-Pellizzari, (quella nella quale sono i fregi dei quali sto parlando), per queste testimonianze pittoriche che la tradizione attribuisce a Giorgione, è infatti più comunemente conosciuta e chiamata Casa di Giorgione. Un ricco e quasi sontuoso allestimento accompagna il visitatore nelle sale di questa costruzione trasformata in museo (il Museo Casa Giorgione), prima illustrando e fornendo spiegazioni sulle sale decorate dalle strisce di Giorgione e poi esponendo una serie di reperti, di oggetti (libri, strumenti musicali e utensili) e di ceramiche d’epoca.

Le vetrine che contengono i reperti, oltre ad essere ben illuminate, sono in legno massello, scuro, elegante e raffinato.

Uno sguardo alla Porta orientale, quella rivolta verso Treviso, con un grande orologio e il Leone di san Marco, completa la nostra visita a Castelfranco Veneto.

Dopo la visita a Castelfranco Veneto, raggiungiamo il vicino comune di Cittadella.

Ho già accennato alla sua cinta muraria, una costruzione di quasi un chilometro e mezzo, quasi una circonferenza che conchiude l’intero centro abitato, con le sue due strade principali che si incontrano a croce nel centro e che, all’uscita delle mura, in corrispondenza degli ingressi segnano i quattro punti cardinali, in direzione delle città più importanti: Padova, Treviso, Vicenza e Bassano.

Se Castelfranco fu insediamento dei trevigiani, Cittadella, già conosciuta in epoca romana, fu fortificata dai padovani con i medesimi obbiettivi: costruire un baluardo difensivo ai loro confini.

Un lungo fossato, ancora oggi pieno di acqua, circonda l’intero perimetro delle mura.
Con l’arrivo dei veneziani, questi luoghi si trasformarono, perdendo progressivamente la loro funzione militare e diventando luoghi di commercio per i prodotti artigianali e per quelli agricoli, prodotti nel territorio circostante dove, ancora oggi, è possibile vedere la centuriazione, la tipica ed antica suddivisione del territorio agricolo di epoca romana. I terreni sono suddivisi in tratti omogenei e perfettamente separati da linee orizzontali e verticali, lungo le quali scorrono canali, strade, opere divisorie.

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Passeggiare per le strade di Cittadella è cosa piacevole, ma quello che è assolutamente fantastico è percorre l’intera cerchia muraria, lungo i bastioni merlati (guelfi) che corrono lungo la sua sommità. Il percorso (in mattoni o acciottolato, così come sono costruite le mura) è abbastanza agevole; tranne brevi tratti sostituiti da comode e sicure passerelle, esso si snoda lungo gli antichi camminamenti, da una torre all’altra.

La vista, così dall’alto, è veramente unica e l’esperienza molto affascinante.

Sulla destra, verso l’esterno della cittadina, lo sguardo, superato il fossato, e le nuove abitazioni sorte all’esterno delle mura, può spaziare lontano, sulla campagna circostante. Ma è sul lato interno che lo scenario è davvero magnifico. Le costruzioni della cittadina, tutte di altezza minore delle mura, compresa la Cattedrale, si guardano dall’alto; la visione dei tetti delle case della piccola cittadina, fino alle mura del lato opposto, è semplicemente spettacolare.

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Dai camminamenti si vedono perfettamente le strade e le persone che le percorrono, si possono seguire i movimenti di ciascuno, i loro percorsi; la pratica assenza di auto (autorizzazioni solo per casi eccezionali), rende il tutto ancora più affascinante.

DSCN1541.JPGUn’esperienza davvero unica che vi raccomando.

Pochi i monumenti: la Cattedrale, il leone marciano. Un piccolo museo è allestito in una delle torri di accesso, l’ho visitato velocemente, coinvolto e assorbito soprattutto dalla bellissima esperienza di quel giro sulle mura di Cittadella.

Si conclude così questo bel viaggio nel nord-est della nostra penisola che ci ha permesso di approfondire alcune conoscenze e di farne delle nuove, assai interessanti (come, per esempio, quelle legate al ruolo e alla presenza dei Longobardi in Italia).

Siamo partiti dalla romagnola Ravenna, con i suoi splendidi mosaici e i suoi magnifici edifici, siamo passati dall’Abbazia di Pomposa e poi da Chiggia, abbiamo visitato Treviso e quella meraviglia della città di Aquileia per arrivare poi a Grado, da qui a Trieste, ricca di molteplici attrattive, poi a Cividale del Friuli e alla ricca Udine e a Palmanova, da qui a Pordenone per rientrare poi nel Veneto da Vittorio Veneto a Bassano del Grappa e da castelfranco veneto a Cittadella.

Un giro lungo ed interessante, attraverso tre regioni, differenti storie e diverse culture, vivendo un esperienza assai vivace e stimolante, conoscendo epoche e periodi diverse della storia d’Italia, del grande patrimonio di arte e cultura che essa conserva.

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