Ninfa e Norma

Ninfa, da non confondere con il comune di Santa Ninfa, in Sicilia, è luogo assai bello.
Ninfa si trova alla fine della ampia pianura pontina, poco prima che, quasi improvvisamente, si alzino le pendici dei Monti Lepini che la sovrastano quasi a picco (tanto che il luogo è diventato meta assidua degli amanti di parapendio).

In origine, parliamo di un insediamento sorto verso la fine dell’VIII secolo d.C. ad opera di papa Zaccaria, il quale aveva ricevuto questo territorio dall’imperatore Costantino V.

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Presto, da tenuta di campagna si trasformò in borgo medievale di una certa importanza, trovandosi lungo la direttrice che, seguendo nella pianura il percorso dei Monti Lepini, porta da Roma verso sud (è sempre utile ricordare che all’epoca la pianura pontina non era altro che una zona fetida e pericolosa, ricoperta di acquitrini e praticamente spopolata).

Alla fine del 1200 aveva una doppia cinta muraria, case, abitazioni, magazzini, un municipio, chiese e botteghe. Insomma, per quell’epoca, una cittadina di tutto rispetto. Passata sotto il feudo dei Caetani, rimase, come i loro proprietari, coinvolta nelle dure ed aspre lotte che sconvolsero, per un lungo periodo, gli assetti tra le varie famiglie che si contendevano la supremazia sullo Stato Pontificio e sul potere temporale della Chiesa di Roma.

Per un certo periodo i Caetani furono schiacciati dalle lotte per il potere, e subirono una profonda sconfitta. Ninfa venne prima assalita, poi depredata e praticamente distrutta (nel 1382). Di essa rimase solo il ricordo e i miseri resti di abitazioni, chiese e caseggiati.
Per la precisione fu saccheggiata e distrutta da un rappresentante della stessa famiglia Caetani, un certo Onorato, il quale era sostenitore dell’antipapa Clemente VII, avverso ad un’altra fazione dei Caetani, sostenitori di Urbano VI. (http://www.fondazionecaetani.org/giardini.php).

Di Ninfa non si parlò più per molto tempo. Solo alla fine dell’800, sempre a cura dei discendenti della famiglia Caetani, venne iniziata una bonifica della zona, la messa in sicurezza di alcuni edifici rimasti, la messa a dimora di piante ed essenze provenienti da ogni parte del mondo, la regimentazione di alcuni canali, la realizzazione di sentieri, la creazione di una oasi di quiete, di pace e di bellezza.
Oggi Ninfa è un’oasi naturalistica, gestita dalla Fondazione Roffredo Caetani, aperta al pubblico, ma solo in giornate particolari o su prenotazioni, ed esclusivamente con visite guidate (consultare il sito per conoscere giornate ed orari di apertura).

Ed è veramente bella.

Con la guida preposta abbiamo attraversato vialetti contornate da fiori dai colori vivaci, sentieri ombreggiati da grandi alberi d’alto fusto, costeggiato canali che si rincorrono tra loro ricreando persino note di diverso spessore con le loro cascatelle artificiali, osservato rovine recuperate all’incuria del tempo, percorso viottoli fiancheggiati da piante ed essenze profumate, visitato un laghetto al termine del quale è un antico ponte romano, guardato piante di ogni tipo e di ogni provenienza, compresa una fitta foresta di bambù.
All’interno di questo giardino di otto ettari, si possono ammirare 1300 specie di piante, tra le quali magnolie, betulle, iris acquatici e aceri giapponesi. Questo luogo è stato eletto dal New York Times, come il giardino più bello e romantico del mondo. (https://siviaggia.it/posti-incredibili/il-giardino-di-ninfa-piu-bello-mondo-new-york-times/4483/).


Qui, ci racconta la guida, esiste un microclima assai particolare: la difesa naturale determinata dai Monti Lepini e le dolci brezze provenienti dal mare, determinano un accrescimento delle piante in tempi assai maggiori del normale, a volte addirittura, nella proporzione di uno a tre.

La passeggiata, assai agevole, dura circa un’ora e si completa con la visita ad un edificio completamente ristrutturato (sul quale campeggiano ancora le armi dei Caetani), e di ciò che rimane delle antiche opere di difesa. Una aggiunta è costituita dalla visita di un giardino interno con altre piante, alberi da frutto e due vasche nelle quali sono, in una due cigni e nell’altra alcune anatre.

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Insomma una esperienza assai piacevole e divertente, che solo lontanamente e con un impegnativo sforzo di fantasia riecheggia le vicende sanguinose che si sono svolte in questo luogo.

Al termine della visita , in uno spiazzo antistante l’ingresso ai giardini, è possibile anche consumare un pasto o una colazione al sacco. Poi ci dirigiamo a Norma.

Per salire da Ninfa a Norma, occorre percorrere una sinuosa strada che si inerpica dalla piana fino alle sovrastanti cime dei Lepini, da dove si vedono lanciarsi in volo gli amanti di parapendio.

Da alcuni punti del piccolo paese si ha una vista magnifica della piana sottostante, fino alle coste del Tirreno; tuttavia i posti da cui guardare sono assai pochi, giacchè le costruzioni si susseguono fino alle più estreme balze rocciose e noi riusciamo ad affacciarci da questa terrazza naturale solo per la cortesia di alcuni abitanti del luogo che ci lasciano accedere alla terrazza di una di queste abitazioni, dalla quale riusciamo ad ammirare un ampio paesaggio colorato dalle diverse coltivazioni dei campi e inframmezzato da laghetti (naturali e artificiali), da rade strade e da alcuni canali.

Ma il luogo in assoluto più interessante è la zona archeologica, da qualche tempo oggetto di scavi che hanno portato alla luce le tracce, molto ampie ed anche assai interessanti di una parte consistente dell’antico abitato romano.

Per la verità l’origine dell’abitato è più antica, risalendo a uno di quei tanti popoli latini che abitavano il Lazio già prima della nascita di Roma.

Si parcheggia in un ampio pianoro, dove insistono un Centro visite, un comodo parcheggio, un grande prato sul quale si svolgono incontri, feste e raduni di vario genere.

Percorsa una lunga salita, giungiamo ad una delle antiche porte. Il muro di difesa è composto da grandi massi, ben lavorati ed inseriti ad incastro tra loro, al fine di aumentare la stabilità e quindi la capacità di difesa; la struttura occupa tutto il fianco sinistro dell’altura. Sulla destra, dove il terreno scende quasi a precipizio, il muro appare assai più breve e posto in posizione avanzata rispetto alla porta di accesso, ad aumentare le difficoltà di accesso del nemico. Una sistema, se avete presente, assai simile all’ingresso dell’antica Micene: manca solo l’arco con i leoni. Forse a qualcuno il paragone apparrà eccessivo, ma a me ha fatto questa precisa impressione.

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Tuttavia questa struttura di difesa non impedì durante la guerra civile tra Mario e Silla che la città venisse assalita e conquistata.
Attraversato lo spazio dell’antica porta si sale ancora per raggiungere il pianoro dove una volta si sviluppava la città. La vista dei lavori di scavo fin qui compiuti è davvero affascinante.

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Sul vasto pianoro sono stati riportati alla luce interi quartieri, ben delimitati, con i muri perimetrali di case e botteghe. Nella zona più alta i resti dei templi e delle costruzioni dell’Acropoli. I lastroni delle strade, gli incroci, i marciapiedi lungo le vie più importanti, sono in bella evidenza e parlano chiaramente di un luogo sviluppato, di una città assai importante, di una vita sociale ed economica assai intensa.

La visita è facilitata da passerelle di legno che permettono una vista completa di queste mirabili rovine, segno di un passato assai importante. Parapetti in legno delimitano le zone di pericolo, senza influenzare negativamente il fascino del luogo.

Veramente fantastico!

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