La Magna Grecia

Il presente apre una serie di scritti dedicati al mio recente viaggio nella Magna Grecia, per la precisione originariamente previsto da Taranto a Catanzaro. Un improvvido infortunio occorsomi a Crotone mi ha purtroppo costretto interrompere lì il viaggio, cosa che influirà anche sui tempi della stesura e pubblicazione dei miei scritti.

Quindi i miei scritti seguiranno un itinerario lungo la linea di costa del Mar Ionio fino a Crotone e in successive occasioni mi auguro poi di completare la mia visita sia sul resto della costa ionica calabrese che su quella tirrenica.

La Magna Grecia “(…) è l’area geografica della penisola italiana meridionale che fu anticamente colonizzata dai Greci a partire dall’VIII secolo a.C. La vicenda storica della Magna Grecia, sebbene strettamente legata, va tenuta distinta da quella della Sicilia greca.” (https://it.wikipedia.org/wiki/Magna_Grecia). Questo perché gli insediamenti di popolazioni provenienti dalla Grecia in questi due territori, quello dell’Italia Meridionale e quello della Sicilia, benché abbiano avuto origine dagli stessi luoghi e nel medesimo periodo, hanno presto seguito dinamiche e processi difformi gli uni dagli altri in campo militare, amministrativo e culturale.

Il mio viaggio seguirà quindi anzitutto la visita delle aree archeologiche delle diverse colonie greche insediatesi lungo la fascia costiera ionica: Taranto, Metaponto, Policoro, Sibari, Crotone.

Si tratta di insediamenti realizzati tra l’VIII e il VII secolo a.C. da popolazioni di origine greca nella parte meridionale della penisola (gli insediamenti interessarono all’epoca varie zone costiere di Puglia, Basilicata, Calabria e Campania), nel quadro di un ampio flusso migratorio originato da singole città della Grecia antica, determinato sia dalla opportunità di sviluppare attività commerciali, sia dalle tensioni sociali che si venivano a determinare a seguito dell’incremento della popolazione, conseguente alle positive dinamiche economiche e sociali di quelle città.

Ben presto, sia per la loro posizione strategica nel Mediterraneo, sia per una accorta politica di relazioni con le popolazioni autoctone, sia per una democratica e inclusiva dinamica nella gestione del potere, queste città divennero ricche e floride, determinando esse stesse la nascita di nuove colonie nella stessa area peninsulare.

Le popolazioni di queste città raggiunsero presto una elevata ricchezza economica, a cui s’aggiunse un eccellente livello in campo culturale ed artistico, avendo seguito l’evoluzione della Civiltà Greca, in letteratura, filosofia e arte, con punte di sviluppo spesso superiori alla stessa madrepatria.” (ibidem).

“Come conseguenza di questa realtà di grande splendore, le zone colonizzate nella penisola italiana ci sono state tramandate col nome di Magna Grecia (Megàle Hellàs): un nome che volle testimoniare l’orgoglio per aver dato vita, lontano dalla Grecia, ad una comunità di Greci che aveva raggiunto così alti livelli in campo sociale, culturale ed economico, da poter essere considerata, in confronto, più grande della stessa madrepatria. (…) verso il III secolo a.C., si cominciò a definire le colonie greche dell’Italia meridionale come facenti parte della Magna Grecia (Megàle Hellàs). Riferimento che si presume sia stato coniato nelle colonie stesse, per mostrare la loro grandezza in relazione alla vecchia Grecia. Il termine Magna Grecia si riferisce quindi alle popolazioni e civiltà, piuttosto che ad un’entità territoriale e politica.” (ibidem).

Ed infatti, spinte proprio da uno spirito identitario e da una acuta e quasi esasperata autonomia politica, ben presto queste città entrarono in competizione tra loro, dando vita a guerre continue e con alleanze variabili; tale situazione perdurò ancora mente sul mediterraneo si affacciavano le due principali potenze di quel periodo: prima Cartagine e poi Roma. Sotto il dominio di quest’ultima, alla fine, dopo un periodo di alterne alleanze al fianco di Pirro prima e di Annibale poi, tutte soggiacquero fino al termine del lungo periodo del governo imperiale.

Durante questo lungo periodo le città si rinnovarono e si trasformarono, divenendo luoghi di pace e tranquillità, luoghi di ozio e di godimento per cittadini più o meno illustri.

Persero però il loro ruolo strategico all’interno di un Mediterraneo che aveva trovato nella sua unitaria gestione imperiale, rotte più comode e sicure per gli scambi commerciali e per il controllo politico e sociale dei vasti territori dell’Impero.

Tuttavia rotte commerciali e relazioni con i territori d’origine non solo non vennero mai meno, ma conobbero addirittura un periodo di ripresa nel periodo successivo alla caduta dell’impero romano di occidente.

Da allora fino all’arrivo dei Normanni, e cioè intorno all’anno mille e, quindi, per altri cinque secoli, questi territori furono governati da quello che noi, a scuola, definiamo Impero Bizantino e che, più correttamente, non è altro che l’Impero Romano d’Oriente.

Durante questo periodo furono soldati ed armate a giungere e scontrarsi in queste terre, oltre ad uno stuolo assai numeroso di monaci che hanno lasciato testimonianze significative della loro presenza e della loro fede.

Non è quindi un caso che nel corso di questo viaggio abbia incontrato numerose testimonianze di quel periodo: chiese e monasteri che riprendono le medesime caratteristiche che si possono trovare nel corso di un viaggio sulle aspre coste della Grecia.

Peraltro non fu un periodo tranquillo. Verso l’interno il conflitto continuo con i popoli che scendevano nella penisola: i Goti, i Longobardi; verso il mare per contrastare le incursioni dei pirati e delle popolazioni arabe che si affacciavano sempre più agguerrite nel mediterraneo, cercando sempre nuovi territori.

Per questa ragione le popolazioni che prima vivevano essenzialmente sulla costa si trasferirono progressivamente verso l’interno, in borghi sopraelevati e fortificati per meglio difendersi dalle numerose e diverse aggressioni.

Nel corso del viaggio ho incontrato molte di queste testimonianze: nuovi insediamenti urbani, arroccati sulle montagne e su posizioni strategiche per il controllo del territorio.

Una serie di insediamenti che si sviluppano e si fortificano ulteriormente nel corso dei secoli successivi. Prima con i Normanni, poi con gli Svevi di Federico II, successivamente con gli Angioni e poi ancora con gli Aragonesi.

Castelli dalle funzioni sempre più complesse e dalle strutture sempre più massicce per adeguarsi alla continua e drammatica evoluzione e ammodernamento degli armamenti.

Anche di questo cercherò di dar conto nei prossimi scritti.

Il feudalesimo, avviatosi nei secoli posteriori al mille e che si è articolato e stratificato in baronie e marchesati e comunque inverato sulla grande proprietà latifondista, non ha portato niente di buono alle popolazioni locali. Non riuscirò certo a fare, nel corso dei miei scritti, una storia sociale della zona, ma tenterò di descriverne gli effetti sul paesaggio attraversato, come pure sugli effetti della parziale e distorta industrializzazione che ha coinvolto questa come altre aree del mezzogiorno a partire dal secondo dopoguerra.

Insomma tenterò, anche in questo caso, di fornirvi un quadro complessivo, ancorché parziale e limitato, della mia esperienza di viaggio lungo le coste dello Ionio.

Spero vi divertirete, come mi auguro sempre, con i miei racconti, sempre a disposizione per ulteriori indicazioni di viaggio.

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