Metaponto

Subito dopo Taranto, seconda tappa del nostro viaggio è Metaponto.

Già prima di arrivare, una breve deviazione ci porta alle “Tavole Palatine”, un sito archeologico costituito dai resti di un tempio extraurbano (era a circa tre chilometri dall’antico abitato di Metaponto) dedicato ad Hera.

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Il tempio risale alla seconda metà del VI secolo a.C., si trovava sul lato destro della foce del Bradano ed aveva 12 colonne sul lato lungo e sei su quello corto.

Oggi restano due file di colonne (10 sul lato settentrionale, 5 su quello meridionale) con scanalature e capitelli di ordine dorico.

Il luogo ha avuto, nel corso del tempo, vari toponimi (“Mensole Palatine”, “Colonne Palatine” o anche “Mensae Imperatoris”), ma tutti di dubbia derivazione.

Il luogo, in piena campagna, è facilmente raggiungibile dalla strada statale e poi con un comodo sentiero lastricato, parzialmente fiancheggiato da cespugli di mirto.

Probabilmente il tempio fu realizzato sul luogo di un tempio ancora più antico.

E’ Infatti accertato che l’insediamento della colonia greca di Metaponto sia avvenuto in un luogo già abitato in precedenza. Al Museo Archeologico di Metaponto, infatti, vasi, crateri ed una lunga serie di oggetti, documentano la lunga vita del sito originato già in Età del Bronzo, grazie alla sua posizione sul Bradano, cosa che assicurava collegamenti tra lo Jonio e (attraverso la Valle dell’Ofanto) l’Adriatico.

Gli oggetti esposti, recuperati dalle tombe, testimoniano come, a partire dal XV secolo a.C., la popolazione abbia conosciuto un notevole sviluppo demografico e processi di stabilizzazione progressiva da nomadi ad agricoltori, insediatisi in luoghi sicuri, ma comunque vicini alla costa e al corso dei fiumi.

Di questa popolazione, che viene accomunata sotto il nome di Enotri, il museo offre una abbondante documentazione, parte proveniente da inumazioni, parte da siti archeologici. Dalle prime una ampia raccolta di fibule (tombe femminili) e di armi (tombe maschili).

Dalla località Incoronata di Pisticci un vaso Enotrio con doppia bombatura e manici (VII secolo a.C.); una olla con decorazioni geometriche; una tazza cromata. Bellissimo un bacino lustrale in ceramica, decorato con figure mitologiche, gorgoni e scena nuziale. Una serie di vasetti con coperchio, decorati con figure geometriche. Curiosi sono gli elementi in ferro del piano orizzontale di una “klinè” (antenato del triclinio). Bellissimi una serie di piccoli bacili per offerte votive e numerose statuette votive. Da Bernalda provengono alcune terrecotte dipinte facenti parte di strutture architettoniche. Spicca una statuetta di Artemide seduta e una di Zeus “splendente “.

L’arrivo e l’insediamento della colonia greca a Metaponto (risalente alla metà del VII secolo a.C.) ad opera degli Achei), accelera i processi di sviluppo economico e demografico dell’area, pur conservando alcune precedenti peculiarità culturali (rituale funerario con defunto rannicchiato) ed artigianali (ceramica subgeometrica bicroma).

Sono qui conservati numerosi corredi funerari. Numerose le fibule a quattro spirali e quelle ad occhiali (2 spirali). Tra le tante ceramiche esposte, stupendo è un “deinos” (vaso di forma globulare) su sostegno con Bellerofonte sul cavallo alato (Pegaso) che affronta la chimera. Assai originale un “phiale “ (piatto) ombelicato in argento con decorazione a sbalzo e una placca a rilievo con coppia nuziale.

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Innumerevoli sono collane e braccialetti in bronzo, ambra e pasta vitrea. Bellissimo un cofanetto in terracotta con decorazioni a motivi geometrici ed elementi plastici. Sono esposti anche molti specchi on bronzo con supporti e decorazioni assai elaborate.

Ovviamente numerosi sono i vasi a figure nere e a figure rosse. Molto interessante è una serie di rilievi fittili in ceramica utilizzati per decorare templi ed abitazioni. C’è anche un bellissimo portaunguenti in alabastro finemente lavorato e disegnato; curiosa una corona con foglie di fico e di vite, raspi di uva e frutta ed insetti (grilli); un bicchiere di vetro soffiato a stampo.

Attira l’attenzione un “kalatos” a figure nere che, nel disegno, sembra richiamare l’immagine de “La Danza” di Matisse.

Completata la visita a questo interessante museo, visitiamo la vicina Area Archeologica anche questa non sempre aperta causa carenza di personale. Qui, almeno, l’erba è stata tagliata e quindi il sito è facilmente percorribile.

Il sito, nel corso del tempo, è stato ampiamente saccheggiato e quindi, per gran parte, nella vasta area pianeggiante, restano pochi segni dell’antica città, spesso ridotti alla sola linea delle originali fondamenta.

Rimane ancora in piedi una sezione del muro esterno dell’Ekklesasterion, il complesso monumentale destinato ad ospitare le maggiori assemblee popolari di carattere religioso e politico della città. In una prima fase (VII secolo a.C.), esso era costituito solo da semplici tribune in legno. A questa sistemazione seguì un edificio di forma circolare con un muro esterno a blocchi che misurava 62 metri di diametro e conteneva 8.000 persone. Nella seconda metà del IV secolo, venne trasformato in teatro, con una decorazione esterna (un fregio dorico).

Sul lato opposto dell’insediamento è l’area dei templi.

Procedendo dal limite destro verso sinistra, vi è un tempio ionico molto allungato del quale si conserva la pianta e alcuni capitelli scolpiti e incisi. La forma del tempio (molto allungata) e i capitelli sono un indizio di come localmente venne assunta ed adottata in forme originali, la cultura greca classica.

Assai particolare è anche il secondo tempio, dedicato ad Apollo, con una fila di colonne centrali all’ interno del tempio; esso venne costruito in due fasi successive, temporalmente distanti tra loro.

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Il grande Tempio di Hera testimonia invece la particolare venerazione che questa dea ebbe nelle aree della Magna Grecia. Anche questo tempio ha una forma allungata, un gran numero di colonne (17 sul lato lungo, 8 su quello breve), le forme architettoniche massicce. Tutti indici della arcaicità di questa struttura.

Anche questo monumento è stato assai depredato, restano i segni delle fondamenta, alcuni rocchi di colonne e alcuni grossi capitelli. Questi due ultimi elementi (i rocchi di colonna e i capitelli) offrono tuttavia, per le loro notevoli dimensioni, il senso esatto della grandiosità dell’edificio di culto religioso.

L’ultimo tempio è il più piccolo ed è anche, sicuramente, il più antico.

E’ l’ Athenaion, dedicato ad Atena. Se ne conservano le fondamenta in pietra e poco altro; era un tempio tipo “megaron“ e senza colonnato esterno.

In conclusione posso affermare che la visita a Metaponto ha costituito una occasione assai importante per meglio comprendere ed approfondire la conoscenza di un territorio e di una storia conosciuta spesso solo per sommi capi e in maniera generica.

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