Tre castelli

Lasciata l’ampia piana che si stende da MetapontoPolicoro, si cominciano a intravvedere i primi contrafforti della Sila e, come avevo preannunciato (https://michelecasa.wordpress.com/2019/06/07/la-magna-grecia/), lasciamo per un po’ l’archeologia greca, per incontrare alcuni insediamenti di epoca medievale.

Cominciamo da Rocca Imperiale, solo qualche chilometro verso l’interno, in posizione dominante sulla pianura e a controllo di essa e delle sue lunghe coste, fino a Taranto.

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Qui sono i ruderi imponenti di un grande castello di epoca federiciana (risale al 1225), con un doppio ponte levatoio e con un secondo fossato interno secco; la sua costruzione rientrava nel grande progetto previsto dagli Editti di Capua del 1220, con i quali l’imperatore ordinava la costruzione o la ristrutturazione di ben 200 castelli in tutta l’Italia meridionale.

Il castello aveva grande importanza militare e strategica a controllo dell’antica via Appia, ma anche funzioni di svago e di diletto per l’imperatore e la sua corte che qui, come nei pressi di altri castelli e palazzi da lui fatti realizzare, svolgeva una intensa attività venatoria.

Ampliato e ristrutturato dagli aragonesi anche per le esigenze conseguenti all’adozione delle armi da fuoco, conservò una elevata capacità difensiva tanto da resistere, nel 1664, all’attacco di ben 4.000 pirati saraceni che distrussero gli abitati vicini, ma non riuscirono ad aver ragione del fortilizio.

Il castello, passato nel corso del tempo tra le mani di vari feudatari, ha conosciuto una ulteriore fase di riorganizzazione in epoca più recente, quando nel 1725 i Duchi Crivelli, subentrati quali nuovi proprietari, riorganizzarono ill complesso per le esigenze di una dimora gentilizia.

Le dimensioni della costruzione sono veramente significative: a 200 metri di altezza sul livello del mare, copre un’estensione di 10.000 metri quadrati e si compone di ben 350 ambienti.

Superato il primo ponte levatoio e la cinta muraria più esterna, seguiamo il camminamento fino al secondo ponte levatoio (i due ponti sono oggi sostituiti da ponti in muratura) e alla gradinata d’ingresso. Quest’ultima è rimasta, come in origine, formata da mattoni a spina di pesce, per facilitare il passaggio dei cavalli.

Da qui attraversiamo una serie di ambienti: le cucine con i segni dei fuochi e i lavabo, i forni per il pane, un pozzo con le cavallette per l’acqua. Notevoli le soprelevazioni realizzate dagli aragonesi, con un secondo ordine di merlature.

Anche gli ambienti settecenteschi sono caratterizzati da spessi muri e completamente privi di corridoi. Esistevano vari affreschi oggi completamente perduti.

La nostra guida (il castello è attualmente di proprietà del comune che ne gestisce la visita), ci conduce ancora attraverso le stalle con il pavimento in acciottolato, ed alla piccola cappella del castello.

Se da un lato la vista sulla piana e verso il mare è veramente incantevole, non meno interessante è lo sguardo verso l’interno, dove le alture circostanti sono segnate da calanchi di argilla impervie e prive di vegetazione.

Di tutt’altro tenore, e collocato in posizione assai diversa è il Castello di Roseto Capo Spulico.

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A picco sulle rocce del mare, conserva tutto il fascino dell’antica struttura e colpisce ed affascina non tanto per le sue dimensioni (che sono piuttosto ridotte), quanto per il contesto del luogo in cui sorge, quasi sospeso tra terra e mare.

Il “Castrum Petrae Roseti” è un castello fortificato, posto a difesa della costa. Di origine normanna, segnava il confine tra il dominio di Roberto ill Guiscardo e quello di suo fratello Ruggero.

Fu riorganizzato e ricostruito da Federico II nel duecento, e subì ulteriori, ma più modesti rifacimenti nel corso dei secoli successivi.

Il terzo ed ultimo castello del quale voglio raccontarvi in questo scritto ha ancora particolarità diverse rispetto a quelle dei primi due.

Si trova ad Oriolo, comune dell’entroterra a 22 chilometri dalla costa dello Jonio.

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Il “kastron” di Oriolo era noto sin dall’antichità ed era snodo di passaggio importante tra la costa e l’interno. Di conseguenza fu luogo di scontro tra i protagonisti del periodo alto-medievale: bizantini, saraceni e infine normanni.

L’abitato era ben protetto, sia per la favorevole posizione orografica, sia per le opere di difesa delle quali era ben dotato. Il castello, costruito presumibilmente in epoca normanna, si trova in posizione dominante rispetto al centro storico di Oriolo e rientra a pieno titolo nel sistema di torri e fortificazioni difensive costruite dai normanni a difesa del territorio. Il castello fu inizialmente edificato in epoca bizantina su di una struttura già esistente, ma fu per volontà di Roberto il Guiscardo che la fortificazione fu ulteriormente ampliata.

Tuttavia, la sua attuale configurazione e struttura è prevalentemente attribuita ai Sanseverino, principi di Salerno e Grandi di Spagna, cui il feudo passò già nel 1403. Presenta una base quadrilatera con tre torri angolari cilindriche di diversa epoca, torre quadrata e corte interna. Si articola su due livelli: il primo militare a cui si accedeva da un ponte levatoio e l’altro residenziale. Rimase feudo dei Sanseverino sino al 1497 quando lo prese Ferdinando d’Aragona.

Nel 1629 divennero proprietari i marchesi Pignone del Carretto che eseguirono notevoli lavori di trasformazione come si evince da una epigrafe nel castello. Il castello, oggetto di recente restauro e consolidamento, consta di struttura in pietrame informe con “inzeppature” di cotto e presenta volte in mattoni al primo livello e soffitti in legno al secondo.

La costruzione svetta in cima all’abitato, con le sue torri di forma e dimensione diversa e offre una vista assai singolare, giacché alterna ai torrioni angolari (due caduti per eventi naturali), alcune snelle torrette cilindriche.

La nostra guida, una dinamica giovane del posto, ci guida attraverso i tanti locali del castello, indicandoci l’originaria torre quadrata dei normanni e le vere sale, comprese quelle abitate nell’ultimo periodo dai Pignone (uno dei Pignone è stato l’ultimo sindaco di Napoli sotto il Regno dei Borbone).

In alcune sale sono manichini vestiti con abiti d’epoca.

Terminata la visita di questo castello ci dirigiamo nuovamente verso la costa, per raggiungere un’altra località della Magna Grecia: Sibari.

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