Crotone

E siamo all’ultima tappa di questo primo viaggio nella zona della Magna Grecia.

Crotone ci accoglie con una bella e calda giornata; noi ci dirigiamo subito verso il Parco Archeologico di Capo Colonna. Qui sorgeva il Tempio di Giunone Lacinia, a sei miglia dalla città greca; un luogo “(…) più celebre della città stessa, santo per tutti i popoli intorno”. (Livio, 74,3,3-8).

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Era un tempio importante sia per la sua sacralità che per le ricchezze che possedeva. Si estendeva in una ampia piana prospiciente il mare, alla fine delle ultime pendici collinari orientali del massiccio silano.

Il tempio era circondato da un bosco sacro, intorno al quale sorgevano numerosi fabbricati e costruzioni di servizio; l’intero complesso era circondato da una lunga muraglia (un plastico nel vicino museo ricostruisce le invidiabili dimensioni del sito).

Un sentiero pavimentato, in parte affiancato da cespugli di mirto, conduce all’area degli scavi. Qui alcune passerelle di legno permettono il comodo attraversamento della intera area, costeggiano i resti di vecchi edifici dei quali oggi rimangono solamente limitate parti della struttura edile.

Di questi edifici è stata individuata la costruzione che fungeva da alloggio per i pellegrini, risalente al IV secolo a.C., quella dedicata ai banchetti rituali in onore della dea, quelli di alcune costruzioni di epoca successiva. E’ stato individuato anche il luogo nel quale veniva conservato il tesoro della dea, in gran parte saccheggiato; quel poco che ne è rimasto è oggi collocato nel Museo Archeologico Nazionale di Crotone del quale parlerò più avanti.

Il grande tempio richiamava fedeli e visitatori da ogni parte, non solo della Magna Grecia, ma anche dalla madrepatria, dalle isole dell’Egeo, dall’ Anatolia e dall’Africa settentrionale, segno del grande rispetto e del radicato culto nei confronti della dea.

Di questo tempio rimane oggi, sola ed isolata, una colonna dorica, affascinante persino, nella sua solitudine e per l’innegabile bellezza.

A poca distanza il Museo, non molto ampio, ma assai interessante, mette in mostra una seie di reperti. Del VI secolo a.C. alcune statuettefemminili “tipo Sele”, con le mani a sorreggere i seni; piccoli contenitori per profumi; monete risalenti all’impero Romano d’Oriente (da Teodosio II, 441-450, fino ad Anastasio, 491-519), segno della vivace presenza di una comunità che si è prolungata anche oltre la caduta di Roma. Esposti sono ancora: un’ara in marmo del Santuario della dea (98-117 d.C.); un elmo corinzio del VI secolo a.C.; varie ceramiche di uso domestico; un busto di divinità femminile del II secolo a.C.; vari materiali edilizi; pezzi di anfore e di altro vasellame; lucerne.

Assai interessante è un cippo con iscrizione in lingua greaca che contiene le indicazioni relative alla estensione dell’area del Santuario (VI secolo a.C.).

Numerose sono le parti architettoniche esposte, alcune delle quali riportano ancora i vivaci colori originali. Abbondano piatti e vasi propiziatori. Vari sono i frammenti di statue marmoree.

Ma il pezzo forte del Museo è costituito dai materiali di carico recuperati da un relitto trovato in località Le Castella e un’altro da Scifo (e da altri rinvenimenti subacquei).

Oltre a frammenti di casseruole, tegami e piatti, a parti costituenti la nave, come ancore e fasciame, sono stati rinvenuti una serie di marmi pregiati, alcuni già lavorati, in forma di vasche, colonne e persino un sarcofago. Da Scifo è anche un piccolo gruppo bronzeo raffigurante Eracle e la cerva di Crine. Molto bella è la parte di un grifo in lamine di bronzo.

Dall’Area Archeologica di Capo Colonna, rientriamo in città.

Crotone conserva assai pochi segni dell’antica colonia greca, fondata, secondo la tradizione, da Achei giunti qui seguendo il responso dell’oracolo di Delfi intorno al 708 a.C. Kròton divenne presto ricca e potente, conosciuta per la valentia dei suoi atleti (primo fra tutti il noto Milone), per la scuola di medicina e per la scuola filosofica di Pitagora, giunto in questa città nel 532 a.C.. Entrata in conflitto con altre città della Magna Grecia, impose il suo dominio su gran parte dell’entroterra e il controllo sulle rotte commerciali di tutta l’area calabrese dello Jonio.

Nel Museo Archeologico Nazionale sono conservati numerosi reperti a testimonianza parziale del ruolo e dell’importanza raggiunta da questa città nel corso di secoli.

Si comincia conpreistoria e protostoria: un’ascia in pietra levigata del neolitico, un grosso nucleo di ossidiana per passare poi a varie asce in bronzo (anche decorate) del XIX-XV secolo a.C. Ma soprattutto i reperti offrono il quadro della situazione presente negli ultimi decenni dell’VIII secolo, quando questo territorio divenne così appetibile per i coloni greci: un buon approdo e ampie ricchezze agricole (pascoli per l’allevamento, boschi per il legname, pianure coltivabili).

Indicatore della ricchezza della colonia è la raccolta di monete di conio locale iniziata nel 530 a.C. e proseguita fino al III secolo, una attività tra le più vaste e importanti di tutta la Magna Grecia.

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Di particolare interesse un rilievo figurato a carattere votivo (stele) in marmo egeo del V secolo, ma lavorato in una bottega di Crotone; varie statuette in ceramica e bronzo; un piatto con testa femminile e civetta; pezzi di vasi decorati a figure nere e rosse. Bello il manico di uno specchio in bronzo a figura femminile, tanti i vasi con figure di sileni.

AL primo piano sono una serie di stele funerarie marmoree, oggetti in vetro e ceramiche, un carro in miniatura di bronzo, vari contenitori per unguenti.

Ma soprattutto quel che rimane del grande tesoro di Hera tra cui un fantastico diadema costituito da una fascia in lamina d’oro con lavorazione a treccia a metallo battuto e definita a cesello.

Molto interessanti alcune statuette votive in bronzo tra cui una bellissima gorgonie alata, una sirena alata e una sfinge seduta. Curiosa la presenza di una barchetta nuragica in bronzo, segno della presenza di rapporti anche con quella civiltà. Assai originale la Sirena di Murgie, un contenitore per unguenti in bronzo, dalle sembianze umane nella parte superiore e in quelle di uccello nella parte inferiore.

Infine anelli, bracciali, orecchini tutti finemente lavorati, con teste a forma di leone o di altri animali; un bellissimo “ryton” in ceramica a forma di testa di ariete.

Pochi passi dal Museo è la massiccia e assai grande struttura del Castello voluto da Carlo V, con un fossato e due torri cilindriche. Veramente grande, il terreno che degrada velocemente verso il mare, ne accentua maggiormente la sua struttura che si chiude con una muraglia ad angolo acuto; il castello si prolunga sull’altro lato aggrappandosi ad uno strato di roccia e chiudendo il perimetro su un’altra torre circolare.

Peccato che non sia visitabile, così come il museo al suo interno.

Concludiamo il nostro soggiorno a Crotone con una visita al Duomo, una costruzione a tre navate su poderosi pilastri. Della costruzione originaria fatta da grossi blocchi di pietra se ne vede solo una piccola porzione all’inizio della navata destra, insieme ad un arco ogivale. Abside e altera maggiore sono sopraelevati di quattro gradini; coro ligneo nell’abside. Da segnalare il fonte battesimale e, lungo le navate laterali, altarini barocchi.

Ma non si può chiudere un viaggio a Crotone senza aver prima percorso i suoi due lungomari, in particolare quello a sud, per quanto abbiamo potuto vedere, pulito e ben attrezzato.

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