Claudio Imperatore

Bella ed interessante la Mostra in corso nel Museo dell’Ara Pacis a Roma e dedicata a “Claudio Imperatore”, con il curioso sottotitolo “Messalina, Agrippina e le ombre di una dinastia”. (Fino al 27 ottobre 2019, ingresso 11 euro, ridotto 9 euro).

Claudio non era destinato ad essere imperatore, e invece il caso, il fato, una serie concatenata di avvenimenti, hanno portato questo uomo ad assumere tale ruolo, peraltro in tarda età (a cinquant’anni, all’epoca, non si era certo giovani).

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Augusto aveva creato, sviluppato e consolidato l’Impero che perpetuerà il dominio di Roma per altri 400 anni. Augusto era anche molto attento alla politica dinastica, per cui, quando una serie di decessi pose fine alla sua discendenza diretta, indicò, quale suo successore, Tiberio, tramite lo strumento dell’ “adozione”, una pratica che in buona sostanza, associava al trono e predisponeva alla nomina del nuovo imperatore anche se non discendente in linea diretta dall’imperatore in carica. L’intento era quello di eliminare ogni possibile opposizione e contestazione del successore alla massima carica del governo.

Associando Tiberio, Augusto vincolò quest’ultimo ad “adottare”, a sua volta, Germanico, uomo colto, giovane e ardimentoso, apprezzato sia dai militari che dai civili.

Era dunque Germanico l’uomo destinato a governare l’impero nelle intenzioni di Augusto.

La improvvisa e inattesa morte di Germanico, complicò, ancora una volta gli eventi.

Così, a Tiberio succedette Caligola dando inizio ad un periodo di forti frizioni con gli altri organi dello stato, fino a che una rivolta di pretoriani mise fine alla sua vita e al suo governo.

L’instabilità che rischiava di venirsi a determinare fu risolta dagli stessi pretoriani che nelle sale del palazzo trovarono Claudio (secondo alcune fonti tremante ed impaurito), e lo acclamarono imperatore seduta stante.

Fino ad allora Claudio era stata una figura scialba ed incolore, versato nelle letture, uomo di notevole cultura, ma totalmente estraneo alle vicende del “palazzo”.

Svetonio, nella sua “Vite dei Cesari”, scritta ad alcuni anni di distanza dalla morte di Claudio, ne parla come colpito da alcune afflizioni fisiche: “ginocchia malferme, tremori alla testa, balbuzie (tranne quando declamava poesie)”. (https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio).

Questa della balbuzie fu sicuramente un suo tratto distintivo, superbamente interpretato dall’attore Charles Laughton in un film del 1937 dedicato proprio all’Imperatore Claudio (il film non è stato mai completato; uno spezzone di questo film, un discorso di Claudio al senato, viene proiettato in una delle sale della mostra).

Da questo stesso filmato, tuttavia, si comprende bene come Claudio non fosse affatto uno sciocco. Al contrario, raggiunto il potere, governò con oculatezza e saggezza e il giudizio complessivo sul suo operato, affermato dagli storici successivi, non è assolutamente da disprezzare.

La Mostra dell’Ara Pacis mette bene in evidenza i caratteri e gli aspetti principali del suo governo, improntato a riaffermare e consolidare il ruolo dell’imperatore e, contemporaneamente a smussare le asprezze del confronto con il sempre potente Senato romano e con le famiglie patrizie romane.

Da questo specifico punto di vista, la mostra mette in risalto l’azione di avvio e di promozione dei liberti nella organizzazione statuale, un gruppo di persone che costituiranno progressivamente il nucleo e il nerbo della burocrazia imperiale, rendendola sempre più autonoma e svincolata dalle pressioni delle diverse fazioni politiche presenti a Roma.

Documentati con due preziose tavole bronzee, al contempo, sono gli interventi che Claudio tenne in Senato, proprio al fine di stabilire un rapporto continuo, dialettico e positivo con questa fondamentale istituzione pubblica.

Tabula Claudiana, bronzo, inv. AD 12 - Lugdunum musèe & theatres romains, Lione_600.jpg

Esposti lungo tutto il percorso della mostra sono alcuni bellissimi e preziosi cammei con la figura di Claudio e numerose monete da lui coniate durante il suo regno. Le monete, con l’immagine dell’imperatore, insieme alla statuaria, costituivano, un altro importante strumento di propaganda e di diffusione dell’immagine e del carisma dell’imperatore in carica. E Claudio non mancò di utilizzare al meglio questo efficace strumento di propaganda.

Claudio intervenne nella realizzazione di molte opere pubbliche, a cominciare dal potenziamento e dall’ampliamento degli acquedotti che portavano acqua a Roma, aspetto cruciale per la vita della capitale; così pure per migliorare la situazione degli approvvigionamenti alimentari con la costruzione del primo nucleo del porto di Ostia, un’opera veramente magnifica e di grande portata ingegneristica (oltre che di massima utilità).

Infine l’imperatore, e la mostra lo sottolinea con grande precisione, non mancò di contribuire all’espansione dell’impero; durante il suo regno, infatti, vennero conquistate due importanti provincie: la Licia e la Tracia. E, soprattutto, il nome di Claudio è legato alla prima parte della conquista della Britannia, con una grande armata che, attraversata la Manica, occupò una vasta parte di territorio.

C’è ancora spazio per il complesso rapporto di Claudio con le donne: prima con Messalina, la chiacchierata sua terza moglie che generò suo figlio Britannico. Sospettata per la sua dissolutezza, ma soprattutto a causa degli intrighi e dei complotti che la coinvolsero, fu condannata a morte da Claudio (Britannico venne invece ucciso da Nerone al momento della sua nomina ad imperatore).

La quarta moglie di Claudio fu Agrippina, anche lei turbolenta ed intrigante donna di potere (secondo molti storici dell’epoca Claudio era succube delle donne e delle sue mogli in particolare). Lei era la madre di Nerone è riuscì a far “adottare” da Claudio suo figlio tredicenne, a discapito di Britannico.

Le due donne sono ricordate in vari modi nella mostra: effigi, epigrafi, lastre commemorative, un’urna cineraria e, veramente magnifica, al termine della mostra da una grande statua in marmo nero pregiatissimo raffigurante Messalina (una più piccola raffigura Britannico).

Particolare assai interessante è costituito da alcuni frammenti di marmo della pianta di un grande tempio che doveva essere dedicato alla famiglia Giulio-Claudia (della quale Claudio faceva parte). La costruzione appena avviata venne smantellata da Nerone che la fece diventare parte della sua favolosa abitazione; ripresa molto più tardi dall’imperatore Nerva, non venne però mai portata a termine.

Da sottolineare che la mostra realizzata da “Roma Capitale” e da “Ville de Lyon”, è stata ideata dal Musée des Beaux-Arts de Lyon, e realizzata in collaborazione con il Lugdunum Musée et Théâtres Romains di Lione. La ragione è nel fatto che Claudio nacque proprio a Lione e, in questo senso, è il primo imperatore romano nato al di fuori del territorio italiano (cosa comunque di scarsa importanza per quanto riguarda il sistema di valori dei romani).

Ad ogni modo questa importante istituzione lionese, ha voluto celebrare il suo illustre “concittadino” con questa bella mostra che serve a ridare prestigio e notorietà ad un personaggio che da sempre è rimasto, involontariamente ed anche un po’ ingiustamente, ai margini delle celebrazioni dei fasti imperiali.

Una bella mostra, dunque, che vale la pena visitare, anche per rivisitare quella stupenda costruzione che è l’Ara Pacis, che, tra l’altro, nel corteo imperiale scolpito sui marmi che la adornano, riporta, tra gli altri, anche l’immagine di Claudio giovinetto.

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