Sul Cammino di Santiago

Cominciamo a precisare che non c’è un unico “cammino”, ma ci sono tanti cammini che giungono a Santiago di Compostela.

Sono più di mille anni che, quotidianamente, persone di tutte le età, provenienti da più parti, percorrono questi “cammini”, avendo per obbiettivo quello di raggiungere il santuario di Santiago di Compostela, sorto nel luogo ove, secondo la tradizione, sono raccolte le spoglie dell’apostolo Giacomo.

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L’apostolo Giacomo, “dopo aver evangelizzato la Gallia, tornò in oriente dove subì il martirio nel 44 d.C.; i suoi discepoli ne avrebbero riportato il corpo nella penisola iberica, seppellendolo in Galizia. Il ricordo del luogo di sepoltura si perse e, verso l’800, diversi portenti e l’apparizione di luci notturne ( da cui Campus stelle, Compostela) lo avrebbe segnalato ad un solitario eremita. La leggenda narra che San Giacomo (Santiago) sia apparso in armi nella battaglia di Clavijo contribuendo alla vittoria dei cristiani sugli arabi. Il re delle Asturie Alfonso II ordinò la costruzione del santuario, già dalla sua origine meta di pellegrinaggio.” (Spagna Nord, TCI, 2018, pag.312).

Insomma, nel corso di più dei mille anni trascorsi da allora, credo che si possano contare in milioni il numero dei fedeli che percorrendo i diversi “cammini”, provenendo da luoghi remoti dell’Europa (e non solo), abbiano percorso itinerari più o meno lunghi per giungere al santuario di Santiago di Compostela.

La maggior parte a piedi, altri con mezzi diversi, tutti sospinti dalla urgenza di compiere un percorso di fede e di devozione.

Quantomeno la maggior parte di loro.

Perché è certamente la fede le a devozione che ha spinto e continua a spingere centinaia e centinaia di persone ogni giorno sui sentieri e sulle strade che portano a Santiago, a sostare quotidianamente negli ostelli e nei ristori che punteggiano le strade che dalla Francia, dalla Germania, dall’Inghilterra e dall’Italia (e anche da più lontano) portano a questo luogo quasi isolato vicino alla costa atlantica della Spagna, a frequentare le chiese e le abbazie che sorgono lungo la strada. Ma non è certamente questa l’unica ragione che continua a muovere un numero così elevato di persone.

Infatti, con l’andare del tempo tanti, intraprendono questi cammini per altre ragioni.

Molti, per loro esplicita ammissione, lo fanno per attraversare paesaggi unici, particolari e spesso assai deliziosi. Attraversano i monti e uno dei tanti valichi dei Pirenei percorrendo sentieri segnalati tra i monti e nei boschi per conoscere e scoprire “(…) un ecosistema caratterizzato da gran diversità e bellezza paesaggistica.” (dal depliant “Il Cammino di Santiago”, pubblicato a cura dellUfficio del Turismo di Spagna, Navarra, Aragona, Euskadi, Cantabria, Asturia, La Rioja, Castilla y Leon, Galizia).

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Molti altri lo fanno per conoscere i tanti tesori artistici (alcuni dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’ Unesco) che si incontrano nelle città, nelle campagne o in montagna durante il percorso. Il succitato depliant li enumera puntigliosamente: giacimenti preistorici, arte romanica, gotica, rinascimentale, barocca, neoclassica e liberty, ed anche opere del XXI secolo.

E’ curioso che da questo elenco manchi ogni riferimento all’epoca romana della quale pure sono eminenti segni, come dirò nel prosieguo dei miei scritti. Ma su questo punto gli spagnoli (ma anche molta storiografia), sono un po’ in ritardo, assegnando a questo paese un ruolo marginale durante l’impero romano; e solo di recente la ricerca storica ed archeologica ha cominciato ad operare in questa direzione, rilevando siti di indubbio interesse ed importanza.

Tornando all’oggetto di questo scritto molti intraprendono il cammino per le più svariate ragioni.

Oltre quelle già enunciate, in molti intraprendono questi itinerari al fine di praticare sport in piena natura; altri al fine di assaporare la gastronomia dei diversi territori e il buon vino; altri ancora per convivere con persone (a volte anche di religioni diverse), facendo del viaggio dell’apostolo Giacomo un cammino di vita interiore.

Tutte queste ragioni (curiosamente manca proprio la motivazione della fede) sono elencate nel depliant cui ho fatto prima riferimento.

Ovviamente intorno al Cammino di Santiago (sin dalla fondazione del Santuario di Compostela), onde rendere più agevole e meno pericoloso il viaggio, sono sorti una serie di strutture (eremi, ostelli, abbazie) capaci di ospitare i viandanti e i pellegrini. Alcune chiese e conventi si sono ingranditi realizzando locali idonei ad ospitare i pellegrini. Re, regine, notabili e aristocratici, vescovi e abati hanno fatto a gara, nel corso dei secoli, per realizzare nelle città e nei comuni attraversati dai vari itinerari luoghi di ricovero e di ospitalità; ma anche ponti e strade per facilitare il passaggio e rendere meno difficile il cammino.

Peraltro questa attenta opera di manutenzione delle strade, dei percorsi, dei sentieri continua tutt’oggi ed è sicuramente una chiave di successo per mantenere ed incrementare una tradizione che dura da oltre dieci secoli.

Sia lo stato spagnolo che le singole entità territoriali, sia i singoli comuni, come le comunità monastiche e religiose, sono molto attente nel preservare, tutelare e consolidare una tradizione che permane in termini di spiritualità e che si arricchisce in termini di attività turistica ed economica.

Per quanto mi riguarda, l’ansia di conoscenza e di frequentazione di luoghi di valore artistico, paesaggistico, storico e culturale è stata la molla che mi ha spinto ad organizzare questo viaggio in una area (ancora limitata) di questi “cammini”.

Questa ansia si è tuttavia scontrata con i miei limiti fisici, ma soprattutto con l’impetuosa tensione verso una vita tranquilla che preferisce la comodità di una poltrona alle asperità di un percorso di montagna (o anche di pianura, per la verità).

Per questa ragione ho organizzato un viaggio che si è concentrato in alcune zone dei “cammini”, in Aragona, Navarra, La Rioja e (parzialmente) la Castiglia y Leon.

In aereo sono sbarcato a Saragozza e, con un’auto a noleggio, ho percorso le strade che mi hanno portato nella zona di alcuni dei valichi pirenaici nonché in luoghi assai belli e gradevoli dal punto di vista paesaggistico, mi hanno permesso di visitare comuni grandi e piccoli, monasteri e castelli di grande valore artistico, storico e culturale, di vedere e conoscere tanti luoghi nuovi ed assai interessanti, arrivando fino a Burgos, per poi riprendere un aereo da Santander che ci ha riportato in Italia. A piedi ho percorso, quasi esclusivamente, solamente i tratti urbani del Cammino.

Uno spezzone, quindi, una parte limitata della Spagna, che però, ancora una volta come nei miei precedenti viaggi in Catalogna, in Andalusia, a Valencia e nell’area di Madrid, si è dimostrata un luogo perfetto per una vacanza che sappia coniugare arte, cultura, ambiente ed anche ricchezza gastronomica e culinaria.

E’ stato davvero un bel viaggio che cercherò di raccontarvi nel corso dei prossimi scritti cercando di descrivere ciò che ho visto, incontrato e conosciuto, sperando di sollecitare la vostra attenzione e curiosità.

Ed anche un auspicio per il futuro di poter organizzare altri viaggi in quel territorio, proseguendo il Cammino di Santiago.

P.S.= Le foto di questo articolo non sono mie. Nei prossimi, invece, saranno tutte mie.

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