Saragozza – 1

La città di Saragozza mi ha stupito. Piacevolmente.

Benchè avessi letto precedentemente alcune guide e avessi varie informazioni del luogo, la completezza dell’offerta culturale che spazia dal recupero dei resti romani fino ai futuristici quartieri dell’Expo (in Spagna spesso ci si trova davanti alla monocorde seppur fantasiosa presenza del barocco), mi ha colpito molto favorevolmente.

La visita non può che cominciare dalla concattedrale dedicata a Nostra Signora del Pilar (pilastro). Sin dal grande parcheggio pubblico che si trova sulla sponda opposta dell’Ebro, il fiume che attraversa la città, le alte guglie e le cupole colorate offrono una vista potente di questa chiesa che è uno dei più famosi santuari di Spagna, dedicato alla Vergine del Pilar, una Madonna particolarmente venerata anche da tanti fedeli sudamericani.

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Secondo la tradizione un primo nucleo di questa chiesa fu realizzata dall’apostolo Giacomo nel 40 d.C., nel luogo ove, su una colonna, gli era apparsa l’immagine della Madonna.

Di quel primitivo tempio non rimane nulla, se non un brano della colonna, oggetto di venerazione, in un piccolo spazio della chiesa. Il tempio originario è stato smantellato e ricostruito più volte, fino ad assumere le dimensioni e le forme attuali nel 1681.

Le dimensioni sono notevoli. Misura ben 132 metri di lunghezza per 67 di larghezza e la sua facciata principale prospetta su una piazza rettangolare, anch’essa molto grande, che contribuisce ulteriormente ad enfatizzare le dimensioni della costruzione.

Quattro alti campanili. Una grande cupola centrale e dieci cupole più piccole ricoperte di maiolica policroma che scintillano al sole. Due grandi portali d’ingresso. Al centro del muro che prospetta sulla piazza una enorme bassorilievo in marmo bianco davanti al quale si soffermano i pellegrini per recitare preghiere e giaculatorie.

L’interno non è meno grandioso.

A tre navate poggiate su poderosi pilastri. Nella parte anteriore, ad occupare l’intero spazio della navata centrale è la cappella dedicata a Nostra Signora del Pilar. Uno sfarzoso tempietto barocco, di forma ellittica, completa di colonne e trabeazione, nel quale è una statua lignea della Madonna risalente al 1300. Alle spalle del tempietto, da uno stretto oculo, affiora un piccolo pezzo del “pilar”, oggetto di devozione da parte di molti fedeli.

Al centro della navata centrale è l’altare maggiore, arricchito dal grande retablo della Assunzione, in alabastro, opera di Damian Forment.

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Il retablo, che incontreremo più volte nel corso del nostro cammino, è un elemento decorativo d’altare ampiamente diffuso in Spagna (ed anche in America Latina). Nella maggior parte dei casi è di legno, a volte, nei luoghi di maggior prestigio, in marmo o alabastro. E’ composto da più riquadri scolpiti (e spesso dipinti), alternati a parti in rilievo (finte colonne o altro) spesso inquadrati in una cornice architettonica particolarmente elaborata.

Anche Damian Forment è un nome che incontreremo spesso nel corso di questo viaggio. Suoi, o progettati e disegnati da lui, sono molti dei retablo presenti nelle chiese spagnole.

Qui, a Santa Maria del Pilar a Saragozza, nel retablo sono rappresentate scene della vita della Vergine, con il consueto corredo di vari elementi decorativi, in questo caso assai elaborati e complessi.

Il coro, nella parte estrema della chiesa, di fronte all’altare maggiore, è chiuso da una cancellata di ferro massiccia. Presente tre ordini di stalli tutti scolpiti in legno e risale al 1548.

Le cappelle sono anch’esse di grande misura, affrescate sulle pareti e sulle volte e decorate fino ai frontoni che sporgono nelle navate. Gli affreschi sono opera di vari artisti, tra i quali spicca il nome di Goya, ancor giovane, che dipinse la terza cappella della navata destra.

Nel complesso un’opera di grande impatto emotivo che colpisce profondamente chiunque, credente o meno, la visiti.

C’è anche la possibilità di salire su uno dei suoi campanili (in ascensore fino ad una certa altezza, poi a piedi), da cui si gode il panorama della città, la vista dell’Ebro con i suoi ponti e una veduta ravvicinata delle colorate cupole della chiesa.

La piazza antistante Nostra Signora del Pilar è assai gradevole. Chiusa al traffico automobilistico (come tutto il centro storico), è meta incessante di abitanti e di turisti.

Alle due estremità la piazza si chiude con due fontane. Sulla sinistra una serie di basse vasche connesse tra loro, formano la fontana dedicata a Goya, illustre cittadino di Saragozza, con vari gruppi scultorei e una statua dedicata all’artista.

Dalla parte opposta una fontana dedicata all’America Latina, con l’acqua che scorre su una superficie obliqua, immagine stilizzata del continente sudamericano; tre blocchi di marmo rappresentano le tre caravelle di Colombo; giochi di luci colorate completano l’opera.

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Sul lato della chiesa sono due altri edifici: l’Ajuntamento (il Comune) e la Lonja, l’antico edificio della Borsa cittadina.

Sul fronte opposto edifici ottocenteschi (uno di questi con galleria coperta) completano il perimetro della piazza. Qui si trovano vari locali (bar e ristoranti, anche se in Spagna non esiste una precisa differenziazione tra questo tipo di locali).

Non manca il locale Ufficio del Turismo, elemento sempre ed efficacemente presente in ogni comune, piccolo o grande che sia, che contribuiscono ad offrire indicazioni precise e dettagliate sulla città e sul suo territorio, informazioni puntuali sugli orari di visita di chiese e musei, proposte di iniziative e spettacoli.

Dietro la fontana dedicata alle americhe è una chiesa settecentesca, San Juan de los Panetes, un tempio barocco sorto su una precedente chiesa appartenuta all’ Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. La facciata rinascimentale si trova al termine di una ampia scalinata.

Tuttavia ciò che spicca maggiormente, in questo complesso, è la torre ottagonale, dalla fisionomia cinquecentesca, che presenta una curiosa pendenza.

L’ultimo elemento da citare, in questa prima parte della visita a Saragozza, è il Torrione della Zuda. Una costruzione realizzata sopra una delle torri della antica muraglia romana, dove questa incrociava il corso dell’Ebro. Questo torrione divenne la sede del governo durante la presenza musulmana, ma di quel periodo rimane solo il nome, di evidente derivazione araba.

Infatti quando il re di Aragona Alfonso I, nel 1118 riconquistò la città, trasformò completamente la struttura, facendone la sede del regno fino al XIII secolo. Fu utilizzata anche come chiesa, fino ad assumere l’aspetto attuale di un torrione quadrato, di quattro piani oltre al pianterreno.

Si sale a piedi e si può ammirare una bella vista sul centro di Saragozza, su ciò che rimane delle antiche mura romane e delle sue torri circolari, ed anche sul grande mercato coperto, in stile Liberty, che sorge poco distante, oggi in ristrutturazione.

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