Saragozza – 2

Lasciato alle spalle il Torrione della Zuda, percorso il breve tratto delle antiche mura romane e delle sue torri circolari, superata la struttura del mercato coperto (in ristrutturazione), la prossima meta è l’Aljaferia.

L’Aljaferia è una costruzione moresca dell’ix secolo, trasformata poi in residenza reale della corte di Aragona tra il XIV e il XV secolo. Si trova fuori dal perimetro della vecchia città romana e ben oltre la estensione della città medievale; sorge, circondata da un ampio giardino, in una delle aree in cui si è estesa l’abitato di Saragozza.

Per raggiungerla attraversiamo le stradine di epoca medievale e, quasi per caso, giungiamo davanti ad un altro piccolo gioiello: la chiesa di San Paolo, in stile gotico-mudejar.

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Lo stile mudejar, molto diffuso in Spagna, indica quello stile sorto dalla fusione dell’arte cristiana con quella moresca (e cioè arabo musulmana. Ne sono uno splendido ed inarrivabile esempio le Reales Alcazares (la residenza reale) a Siviglia. Sono tipici di questo stile i colori brillanti e la esuberanza ornamentale con temi geometrici o naturalistici stilizzati.

Il grande portale strombato della chiesa si apre nel fianco della parete che circonda l’edificio. Risale al ‘400, anche se la chiesa è del ‘200. Una alta torre mudejar sovrasta l’intera costruzione (costruita a cavallo tra il XIII e il XIV secolo).

L’interno è a tre navate, con deambulatorio intorno all’abside centrale.

L’altare maggiore è in argento sbalzato e lavorato; alle sue spalle un grande retablo che copre l’intera parete. Presenta la particolarità di avere due ante mobili in legno sui lati, completamente dipinte; la parte centrale è in legno intagliato e dipinto (ad opera del noto Damian Forment). Nella navata di sinistra sono ricchi altari barocchi; in quella di destra si aprono alcune cappelle. Nel deambulatorio c’è una cappella dedicata alla Vergine del Pilar.

Raggiungiamo l’Aljaferia che si presenta, all’esterno, con le forme tipiche di un castello con le mura e le torri di rinforzo. Ma a ben guardare si notano subito i segni della fase moresca a cominciare da alcune arcate ogivali. Le mura sono precedute da un largo fossato.

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L’interno è splendido. Benchè totalmente ricostruito in molte sue parti, mantiene il vigore, la forza e la bellezza dell’arte mudejar.

La visita comincia da un grande torrione quadrato che è anche in nucleo più antico, arabo del complesso. Sulle pareti, in alto, scritte in lingua araba.

Si attraversano poi gli appartamenti reali, con volte a cassettoni in legno riccamente intagliato (stile artesonado) e da qui si scende attraverso un ampio scalone nobile, con le parti in pietra finemente intagliate in stile gotico fiorito ed un ampio soffitto sostenuto da travature di legno.

La zona sicuramente più affascinante è la zona del cortile, tutta in stile arabo, con gli archi a sesto acuto finemente lavorati e la porta del mihrab (il mihrab è la nicchia che in una mosche indica la direzione della Mecca) decorata con grande gusto.

L’utilizzo temporaneo di questa zona quale luogo di culto cristiano non ne ha, fortunatamente, modificato le caratteristiche sostanziali.

In questa area del fabbricato si sviluppa il cortile, tipicamente mudejar, con gli archi che si susseguono lungo il giardino completo di piante e di acqua. Gli archi polilobati, tipici di questo stile, si rincorrono in un gioco di piacevoli prospettive e di gradevole aspetto complessivo. La casuale presenza di una famiglia araba (un uomo, due donne, un bambino), vestiti nei loro abiti tradizionali (l’uomo con caffettano, le donne con la hijab), moltiplica la sensazione di trovarsi in uno spazio diverso e remoto.

A completare la visita una raccolta di reperti arabi o mudejar sono esposti in una piccola sala.

Ritorniamo in centro per continuare la conoscenza di questa splendida città.

La nostra meta è la cattedrale di Saragozza, la Seo, che sorge in una piccola piazza che è in realtà il prolungamento di quella di Nostra Signora del Pilar, alle spalle del monumento a Goya, separata da una strada.

Su questo fronte la chiesa presenta solo (si fa per dire) una facciata neoclassica (1795) e il campanile barocco del 1685. Dentro (ingresso 4 euro, ridotto 3) è semplicemente sontuosa, monumentale.

Ha 5 navate; il retablo sull’altare maggiore è mastodontico, in alabastro policromo e, oltre alle varie scene (martirio di San Lorenzo, accoglienza delle reliquie di SanValerio, martirio di San Vincenzo), contiene anche i busti reliquiari in argento di San Valerio, San Lorenzo e San Vincenzo. Al centro della navata centrale è il coro, racchiuso in un recinto plateresco (uno stile caratterizzato dalla decorazione elaborata e ricca di minuziosi dettagli) che occupa più della metà della navata stessa.

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Lungo tutto il perimetro interno della chiesa ci sono cappelle (io ne ho contate 16, ma forse sono di più) decorate totalmente fino alla facciata rivolta verso l’interno. Le decorazioni sono cosìcomplesse, ricche ed elaborate da aver dato il nome ad uno stile specifico (ovviamente squisitamente spagnolo: il churrigueresco. Questo stile, una derivazione particolarmente elaborata di barocco, l’ho trovata descritta in questo modo: “(…) una decorazione decorata”. (https://www.archeogate.it/churrigueresco/).

Provate dunque ad immaginare da soli cosa sia l’interno di questa chiesa.

Tra tutte le cappelle elaborate e realizzate in questo stile pieno di orpelli, di decorazioni, di infiorescenze e ammennicoli vari, si distingue unicamente la Cappella della Parroquieta, in stile mudejar, con cupola in legno dorato e una tomba del ‘300.

A complicare la complessità di questa cattedrale è che lo stile mudejar viene ripreso, esternamente all’edificio, sulla facciata orientale, sul tiburio e sull’abside (XIV secolo). In realtà, però, la costruzione è realizzata nelle forme gotiche del primo ‘300.

Una incredibile stratificazione di forme e di stili concentrati in questo unico edificio.

Nel biglietto di ingresso alla cattedrale è compresa la visita all’annesso Museo degli Arazzi, cui si accede tramite un portale che si trova alla destra del transetto.

Salita una scalinata, le intere pareti di tre ampie stanze sono totalmente ricoperte di magnifici arazzi (sono in tutto 11), che risalgono al 1499. Bellissimi per la complessità delle scene, lo svolgimento del racconto, la perfezione dei dettagli, la ricchezza e la sontuosità degli abiti indossati dai diversi personaggi che vi sono raffigurati.

Appartengono al Capitolo della cattedrale e rappresentano una delle maggiori e meglio conservate collezioni di arazzi del mondo.

Oltre a tutti questi tesori di arte e bellezza, Saragozza ha anche una offerta gastronomica ampia e varia di tutte le migliori e più gustose leccornie della cucina spagnola. Così, prima di riprendere la visita di chiese, opere d’arte e musei, ci dedichiamo, nel corso delle tre giornate di permanenza in questa città (capitale) dell’Aragona, a gustare diverse specialità locali in alcuni dei tanti luoghi di ristoro della città.

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